• 09Mar

    L’effettistica è una componente fondamentale dello studio di registrazione, ed è oramai sempre più raro ascoltare tracce audio che non siano in qualche modo processate dopo la registrazione, forse le uniche eccezioni possono essere le registrazioni di musica classica o quelle di determinati settori particolarmente puristi del jazz. Si potrebbe arrivare a dire che molti dei suoni che si ascoltano oggigiorno per radio sono il risultato in egual misura della registrazione e della applicazione di effetti audio.
    Con questo approccio stiamo intendendo una definizione di effettistica allargata al massimo, che impropriamente comprende qualsiasi alterazione del segnale originale, come modifiche della dinamica tramite compressori o limiters ed editing applicato ricorsivamente, oltre ai classici effetti da tutti conosciuti.
    Cominciando con una tale ampia definizione è ovvio che l’argomento non possa essere esaurito con poche parole, perciò cercheremo con la nostra serie di articoli di affrontare alcuni aspetti importanti per chiunque voglia approcciare la materia.
    Partendo dalla classificazione più generale possibile esistono due tipi di effetti, i cosiddetti effetti Inline ed i Bus Effects.
    Attenzione che questa divisione non riguarda ciò che l’effetto compie, cioè come processa il segnale, ma la sua posizione sul banco di missaggio (o sulla console virtuale dei computers).
    Gli effetti Inline sono quelli inseriti direttamente nella traccia audio, mentre i Bus Effects sono inseriti su di una traccia ausiliaria (che significa ‘di aiuto’), cioè un canale parallelo che di per se non ha nessun segnale audio assegnato. A questo punto è meglio chiarire meglio cosa sia una traccia ausiliaria (indicata con Aux nelle etichette e nei manuali dei mixers): si tratta di quelle tracce di per se mute verso le quali viene convogliato il segnale di altre tracce audio ‘normali’, tramite i cosiddetti Bus.
    Confusi? E’ normale state tranquilli.

    Praticamente le tracce ausiliarie possono essere considerate identiche a tutte le altre tracce audio, ed in effetti in moltissime consoles lo sono, con l’unica differenza che non hanno nessun suono asseganto in origine.
    Ma allora se sono mute a cosa servono? Domanderete voi.
    Servono per duplicare le tracce audio ‘normali’ in sostanza.
    Il meccanismo di duplicazione avviene grazie a dei percorsi assegnabili chiamati Bus oppure Mandate.
    Le mandate sono presenti in tutte le tracce ordinarie (non in quelle ausiliarie di solito) e permettono letteralmente di spedirne un duplicato verso le tracce ausiliarie.
    Così, grazie ad esse avremo a disposizione un duplicato del segnale audio di una traccia, pronto ad essere processato dal nostro effetto, ma che lascerà assolutamente immutata la traccia originale.
    Questo semplice meccanismo fa parte del cosiddetto ‘routing‘, cioè instradamento del segnale, ed apre la porta a tutta una serie di tecniche di missaggio e di utilizzo degli effetti di cui parleremo diffusamente nei prossimi articoli.