• 19Oct

    Ci sono alcune canzoni che restano appiccicate a chi le ha scritte per tutta una carriera incorporandone perfettamente lo stile nei momenti di massima ispirazione artistica.
    The River di Bruce Springsteen appartiene a questo tipo di canzoni, che riescono a resistere alla prova del tempo ed a convogliare forti emozioni anche a distanza di 30 anni, perchè racconta una storia semplice ed ha una melodia memorabile.
    Se a tutto ciò uniamo la grande interpretazione vocale del Boss ecco che abbiamo tutti gli ingredienti per un classico.
    The River racconta la storia di una coppia di adolescenti forzata dall’evento di una gravidanza a prendere decisioni da adulti, cioè a sposarsi ed a trovare un lavoro duro, accantonando i sogni e le illusioni che fino a poco prima facevano parte della loro vita.
    E’ uno spaccato di vita americana e di working class senza sbocchi quanto mai attuale, che tuttavia offre anche in qualche modo un bagliore di speranza per il futuro rappresentata dal fiume (the river) presso il quale il protagonista si reca. Il fiume è secco, la situazione economica è disastrosa, ma si può ancora ritrovarsi li la sera e sperare in giorni migliori.
    Il pezzo fu cantato dal vivo per la prima volta da Springsteen il 22 settembre 1979 al concerto ambientalista anti-nucleare No Nukes e divenne poi la title-track dell’album successivo del boss.
    Le registrazioni si svolsero ai mitici studi Power Station di New York, sotto la direzione del produttore Jon Landau e del fonico Neil Dorfsman, e vi partecipò la mitica E Street Band, parte fondamentale del suono del Boss.
    Dorfsman ricorda anche la disposizione della band in studio di registrazione: il batterista Max Weinberg nella grande sala ripresa, dove anche si trovava Springsteen isolato da vari pannelli, mentre tutti gli altri musicisti si trovavano in salette isolate acusticamente.
    La voce di Springsteen fu registrata con un Neumann U87, alimentato dal preamplificatore del banco Neve 8068 dello studio e compresso con un limiter LA-2A.
    La microfonatura utilizzata per la batteria comprendeva classici cavalli di battaglia come akg 451 per i panoramici della batteria, un Sennheiser MD421 ed un Electro Voice RE20 sulla cassa, uno Shure SM57 sul rullante, oltre che due Neumann U87 posti a circa 7 metri di distanza per registrare il suono d’ambiente, così caratteristico del Power Station.
    Gli amplificatori di chitarra furono ripresi con due Shure SM57 ciascuno, mentre le chitarre acustiche con un Neumann U87.
    L’organo B3 fu registrato con due SM 57 in cima al Leslie e con un Neumann 47 in fondo, il piano con un paio di Sennheiser 451, mentre il basso fu registrato sia con ingresso diretto sul mixer sia con un Sennheiser MD 421.
    Per la canzone furono provati diversi tipi di arrangiamento, con tempi diversi e stili diversi, almeno 20 ricorda Dorsfman, perchè sia Landau che Springsteen erano dei perfezionisti e volevano ottenere il massimo risultato.
    La stessa pignoleria fu esibita nel missaggio, eseguito da Toby Scott, con il Boss alla ricerca del suono perfetto, che voleva molto ‘vivo’, basato sui microfoni di stanza.
    I mix furono eseguiti su una console API a 32 canali con 8 bus presso gli studi Clover di Los Angeles, e ne furono provate moltissime variazioni per poi scegliere la più convincente.
    I riverberi furono la parte più difficile per creare il suono d’insieme, infatti ne furono provati moltissimi tipi, scegliendo alla fine due modelli della EMT, il 140 ed il 250.
    Scott, lavorò all’inizio del mix sulla parte ritmica, costruendo la canzone sulle fondamenta di basso e batteria, aggiungendo poi gli altri strumenti ed infine la voce, cui fu applicato un limiter EMT 156.