• 03Sep

    Periodicamente il glam rock risorge dagli anni ‘70 e ricompare nelle classifiche di tutto il mondo, sotto forme magari più evolute e moderne, ma sempre con lo stesso spirito sinceramente ribelle e a volte un pò pacchiano.
    Una delle ultime reincarnazioni è quella dei Darkness, che sono ascesi al successo planetario con il loro disco del 2005  One Way Ticket To Hell… And Back.
    I 4 musicisti del Suffolk furono protagonisti della rinascita del genere grazie ad indubbie doti tecniche, al particolare falsetto del cantante Justin Hawkins e ad una serie di singoli ’spacca-radio’ che hanno la capacità di conquistare al primo ascolto.
    Ora il gruppo è sciolto in seguito a problemi di tossicodipendenza proprio del cantante, e rimangono poche speranze di rivederlo in atività visti i dissidi che ne hanno caratterizzato l’ultimo periodo:  i rimanenti membri hanno formato una nuova band chiamata Stone Gods.
    Comunque per lavorare al loro secondo disco i darkness chiamarono uno dei mostri sacri del genere, cioè quel Roy Thomas Baker che può vantarsi tra i suoi infiniti crediti di aver prodotto Bohemian Rhapsody dei Queen. Insomma un pezzo di storia della musica.
    Le lavorazioni del disco durarono circa un anno, comprendendo varie fasi in cui la band suonò anche dal vivo, ed in tutto furono utilizzate 400 bobine a nastro, con canzoni che arrivavano ad avere un migliaio di tracce ciascuna: una follia barocca in cui non sempre era facile districarsi durante i lavori e che richiedeva un altissimo grado di organizzazione in studio di registrazione.
    Lo studio prescelto fu il Rockfield, nel mezzo del nulla della campagna inglese, un luogo pieno di ispirazione dove lo stesso Baker aveva registrato molti anni prima proprio Bohemian Rhapsody.
    Il Rockfield ha due grandi regie equipaggiate una con un mixer Neve 8124 ed un’altra con un MCI500, ognuna offre due registratori a 24 tracce della Studer ed una serie impressionante di apparecchiatura professionale. Ad aiutare Baker fu chiamato il fonico Nick Brine.
    Il progetto si rivelò ambizioso fin da subito con microfonature faraoniche, tanto che secondo quanto dice Brine, in alcuni casi si arrivò a registrare fino a 36 tracce separate per la sola batteria.
    Brine fa fatica ad elencare i microfoni utilizzati perchè Baker li faceva cambiare per ogni canzone, ma ricorda che molto spesso venivano utilizzati Neumann U67, Neumman U87 e Akg C12, specialmente per i panoramici e per registrare l’ambiente.
    Anche per quanto riguarda le parti di chitarra i numeri sono pazzeschi e Baker faceva registrare in media oltre un centinaio di tracce per canzone, con chitarre, amplificatori e settaggi diversi, in modo da poterle poi riunire in una miscela unica.
    Spesso nella control rooom, dove il chitarrista Dan Hawkins sedeva con Baker, c’erano 50 chitarre diverse ed una serie di testate connesse direttamente con gli amplificatori nella sala ripresa. Insomma una vera e propria orgia di chitarre.
    E la stessa tecnica fu usata anche per le registrazioni del basso, con una incredibile quantità di strumenti e suoni diversi sempre a disposizione. Un dettaglio che emerge tra l’altro è che spesso il basso veniva doppiato, cioè registrato due volte e pannato alle estremità destra e sinistra del panorama stereo: una tecnica non comunemente utilizzata.
    Dopo avere speso diverse settimane registrando in questo modo batteria, basso e chitarre, il gruppo ed il produttore si trasferirono presso i Whitfield Street Studios di Londra dove furono registrate le voci e le parti di tastiera.
    Anche a Londra furono registrate varie decine di parti vocali e di armonizzazioni per ogni traccia, continuando così a fare crescere il numero totale delle tracce.
    Una volta terminate le registrazioni tutte le bobine furono riversate in digitale su Pro Tools per la fase di editing e di pulizia, i dati furono poi inviati ai Village Studios di Los Angeles, dove Baker ama mixare, a causa della presenza di una console Neve 88R.
    Il missaggio per Baker è spesso solo una questione di livellare i volumi dei suoni, visto che preferisce registrare già con i vari effetti necessari inseriti. Spesso dichiara di non comprimere molto i suoni perchè già in fase di registrazione ama ‘innescare’ la compressione analogica del registratore a bobina con segnali molto alti.