• 22Apr

    Quasi sempre i risultati migliori dal punto di vista della credibilità del suono si ottengono con setups minimali, con pochi microfoni ben posizionati. Questo è particolarmente vero nel caso della registrazione della batteria, dove le tecniche di microfonazione multipla e ravvicinata possono creare effetti poco ‘realistici’ (ma a volte è proprio ciò che si sta cercando!).
    Esiste al contrario una tecnica particolare, molto veloce da approntare, che permette di ottenere ottimi e credibili risultati in breve tempo usando solamente 3 microfoni, aggiungendone un altro o anche due se si vuole avere un maggiore controllo del suono e se si ha più tempo a disposizione . Comunque con un setup a tre si ottengono già ottimi risultati.
    L’inventore a cui attribuirla è Glyn Jones, un fonico che negli anni ’60 ha lavorato ‘solamente’ con i Beatles, gli Who ed i Rolling Stones, tanto per citare i suoi crediti più famosi.
    La premessa obbligatoria a questo punto è che per utilizzarla ci vuole assolutamente un buon batterista ed una sala ripresa che suoni quantomeno in maniera decente, questo almeno per un paio di motivi.
    Prima di tutto perchè il controllo delle dinamiche e del bilanciamento dei vari tamburi e piatti viene demandato totalmente al musicista, visto che non ci sono microfoni in grado di poterlo alterare significativamente egli è responsabile in tutto e per tutto di come il suo  kit ‘suona’.
    Secondariamente perchè la riverberazione della stanza diventa parte integrante del suono, un impronta che sarà impossibile eliminare dopo la registrazione.

    La tecnica prevede un posizionamento particolare di due microfoni con pattern a cardiode, il primo circa un metro, un metro e mezzo sopra al timpano, il secondo una trentina di centimetri sopra i toms. Questi due microfoni devono essere il più simili possibile, meglio se sono un ‘matched pair’ garantito dal produttore.
    La parte più complicata, e qui bisogna essere precisi al centimetro, è quella di fare in modo che ENTRAMBI i microfoni siano equidistanti dal centro del rullante e contemporaneamente dal punto dove il battente del pedale della grancassa colpisce la pelle.
    Questa operazione si può comunque facilmente eseguire utilizzando uno di quei metri da sarta oppure in mancanza d’altro con un cavo microfonico, l’importante è che la misurazione sia precisa.
    Se la distanza non è uguale infatti si presenteranno di sicuro problemi di sfasatura tra i microfoni per quello che riguarda il suono della cassa e del rullante.
    Quello che invece vogliamo ottenere e che, una volta ‘pannati’ i due microfoni uno tutto a destra ed uno tutto a sinistra, l’effetto sia di avere sia la cassa ed il rullante ancorati al centro esatto del panorama stereofonico.
    Il terzo microfono deve essere posizionato sulla grancassa, per garantire una copertura adeguata delle frequenze basse.
    Tutto qui. In pratica si tratta di acquisire un pò di destrezza nel posizionare due microfoni equidistanti dalla cassa e dal rullante, e di sperimentare un pò col piazzamento in modo che tutte le parti della batteria siano ben riprese.
    Il suono garantito da questo approccio piace sempre molto ai batteristi perchè riconoscono nella registrazione quello che sentono mentre stanno suonando.
    Se avete un pò più di tempo ed un altro microfono a disposizione può valere la pena di arricchire il setup con un altro microfono sul rullante e se necessario con un quinto microfono posto ad una certa distanza per aggiungere anche il suono d’ambiente.