• 11Mar

    La normalizzazione è un concetto che risale all’alba dell’audio digitale e che purtroppo si è trascinato in maniera equivoca fino alle più recenti workstations.
    I primi campionatori che funzionavano a 12 bits, qui stiamo parlando della preistoria, infatti miglioravano in maniera importante la resa dell’audio proprio grazie alla normalizzazione, un processo che ricalcolava e innalzava i picchi di volume del suono in modo da ottimizzarli.
    Questa procedura era necessaria a causa della terribile qualità dei primi convertitori analogico/digitale e digitale/analogico, che andavano in distorsione con molta facilità e che avevano un range di dinamica limitatissimo: in pratica normalizzare era spesso una necessità imprescindibile.
    Stiamo parlando di più di 30 anni fa, e la tecnologia dei convertitori, delle workstations e dei software non ha nulla più a che vedere con quanto appena descritto.
    Oggi si converte sempre come minino a 24 bits di risoluzione, con una dinamica virtualmente illimitata, e con buona qualità anche a prezzi bassi, eppure capita spesso di vedere applicata la normalizzazione su intere sessioni nella convinzione di prepararle così meglio per la successiva fase di missaggio o semplicemente perchè si è convinti che una traccia normalizzata suoni meglio.

    Invece questa è quasi sempre una ricetta per ridurre la qualità dell’audio e vediamo perchè.
    Prima di tutto ogni volta che si ricalcola una forma d’onda in digitale vengono introdotti errori, si creano degli artifizi inudibili nella singola traccia, che però moltiplicati per 20/30 volte, ricorsivamente possono anche risultare in distorsione udibile.
    In parole povere l’audio digitale degrada ogni volta che viene processato, ovviamente non alla stessa velocità dell’audio analogico, ma in qualche modo degrada lo stesso a causa degli intrinseci errori di calcolo che tali complicatissime operazioni matematiche introducono.
    In secondo luogo si riduce la potenzialità (headroom) di calcolo del mixbus in maniera importante, e da questo punto di vista la distorsione diventa udibile molto in fretta.
    In terzo luogo una buona parde del lavoro fatto in registrazione rischia di andare perso.
    Mi spiego meglio, poniamo che abbiate registrato una batteria con 3 microfoni, due panoramici ed un microfono sulla cassa; ovviamente il suono che avete cercato di registrare si basa sulle relazioni precise tra i volumi di registrazione dei 3 microfoni. Ecco che andando a normalizzare perdete in maniera irrimediabile i rapporti tra microfoni che avete faticosamente costruito.
    Per questi motivi normalizzare selvaggiamente è quasi sempre una cattiva idea. Nessuno sta dicendo che non si debba mai fare, semplicemente non consigliamo di includerlo come abitudine nella propria routine di lavoro.