• 23Feb

    Ci sentiamo di dire che uno degli aspetti più sottovalutati della registrazioni audio è l’ambiente in cui si svolgono le riprese, esso infatti riveste una importanza fondamentale nell’influenzare il modo in cui il timbro di uno strumento viene registrato. Da questo punto di vista la sala ripresa è altrettanto, se non di più, importante del microfono nella catena della registrazione audio, perchè il modo in cui il suono interagisce con l’ambiente lascia una impronta sull’audio che è praticamente impossibile eliminare in seguito perchè è ormai diventata parte costitutiva di quest’ultimo.
    Non esiste equalizzatore o utensile magico in grado di sbarazzarsene.
    Per questo è FONDAMENTALE ascoltare sempre come la stanza interagisce con gli strumenti, capire come le onde rimbalzano nell’ambiente e che effetto producono, ed il tipico gesto di battere le mani per sentire il ritorno del suono dai muri è soltanto l’inizio e può dire molto, ma ci sono tutta una serie di problematiche che esso non può rivelare.

    Il fatto è che molto spesso il trattamento che si affligge ad una sala di ripresa audio è un tentativo di renderla ‘inoffensiva’ cioè di stoppare le riverberazioni sonore il più possibile, secondo il modello delle stanze anecoidi.
    Chiariamo fin da subito che tale approccio ottiene risultati sterili ed amorfi, molto poveri di armoniche, costringendo a ‘trattare’ il suono molto di più in seguito, al fine di ricreare artificialmente quella vitalità ed energia che invece una stanza ricca di vibrazioni porta in dotazione.
    La verità infatti è che bisognerebbe considerare la sala di registrazione audio alla stregua della cassa armonica di uno strumento qualsiasi, pianoforte o chitarra etc, perchè proprio in essa il suono si sviluppa e definisce il suo timbro.
    Uno dei tanti dettagli da tenere in considerazione è per esempio che bisognerebbe ridurre il più possibile li numero di pareti parallele in modo da fermare il fenomeno delle onde stazionarie, responsabile di sgradevoli picchi di alcune frequenze basse. Se avete mai suonato uno strumento musicale ad alto volume in uno scantinato di cemento allora riconoscerete di sicuro tale fenomeno dovuto proprio a frequenze che si rinforzano l’un l’altra innescando quasi un feedback naturale.
    Come scrivevamo cercare di rendere ‘muta’ una stanza è una battaglia persa in partenza, specialmente perchè la maggior parte dei materiali fonoassorbenti non è in grado di neutralizzare quei bassi che diventeranno così preponderanti e la ‘scuriranno‘ in maniera irreversibile.
    La vera soluzione è quella di imparare come la sala ripresa reagisce alla musica e cercare di correggerla in maniera appropriata, sperimentando il più possibile: spostando mobili, tende, lampadari, posters, specchi e qualsiasi cosa possa interagire con il suono, per poi cercare di capire l’effetto dello spostamento.
    Terminiamo dicendo che anche alcuni studi di registrazione di livello internazionale hanno le sale ripresa ricavate da ambienti che non erano stati progettati ad hoc, ma sono stati adattati in seguito, con semplici accorgimenti che ne hanno corretto le imperfezioni.