• 16Oct

    La canzone Moondance è probabilmente uno dei classici che anche tra 50 anni le radio suoneranno ancora ed i crooner inseriranno ancora nel loro repertorio, proprio come ha fatto Michael Bublè di recente.
    Come quasi sempre accade comunque è difficile che una re-interpretazione di un pezzo sia migliore dell’originale specialmente se l’originale è di Van Morrison, una eccezione in questo senso potrebbero essere le due fantastiche versioni di Gloria dello stesso Van Morrison, interpretate dai Doors e da Patti Smith… ma non divaghiamo.
    Nel 1970 Van Morrison pubblicò il suo terzo disco, Moondance, caratterizzato da atmosfere musicali e liriche molto diverse dal precedente Astral Weeks, definito un capolavoro dalla critica per le sue atmosfere introspettive e mistiche. Moondance è invece un inno positivo alla vita, impregnato di messaggi positivi e di atmosfere meno cupe.
    Probabilmente anche per queste caratteristiche il disco diventò il suo più grande successo, entrando in tutte le classifiche di vendita e vendendo milioni di copie.
    Le registrazioni dell’album si svolsero agli studi della A&R e presso i Mastertone Studios e videro la partecipazione di diversi tecnici del suono come Elliot Scheiner, Neil Schwartz, Shelly Yakus, Steve Friedberg e Tony May.
    Proprio quest’ultimo (Tony May) seguì in maniera particolare le riprese della title track, che si svolsero nello studio A degli A&R, in cui si poteva utilizzare una splendida console Altec tube ed un registratore a 16 tracce Ampex MM-1000 oltre che Altec limiters, Altec EQs, Pultec EQs alcune unità a riverbero EMT. Tra l’altro, nonostante la disponibilità della stereofonia, May come moltissimi fonici dell’epoca preferiva monitorare le registrazioni in mono.
    Le registrazioni si svolsero in presa diretta ed ai musicisti, tutti forniti di cuffie, arrivava nelle orecchie lo stesso mix in mono per tutti quanti.
    Per quanto riguarda i microfoni utilizzati nelle sessioni la chitarra del turnista John Platania fu ripresa con una combinazione di Shure SM57 e di Beyer 160, per il piano suonato da Jeff Labes furono utilizzati un Sennheiser MD421 ed un Neumann U67, mentre per il basso si usò una combinazione di segnale diretto e di Electro Voice RE20.
    La batteria di Gary Mallaber fu microfonata con una strana combinazione di Shure SM57 sulla cassa  e sul charleston, un Altec 633A sul rullante ed un paio di Neumann U87 sui toms.
    I fiati furono invece ripresi con un Neumann U67 (sax), Sony C38 (sax) e Neumann U67 (flauto), mentre la voce di Van Morrison fu registrata con un Neumann U67, un equalizzatore della Pultec ed un Limiter della Fairchild.
    Il missaggio fu eseguito da Elliot Scheiner, anche se come smpre è da sottolineare come avendo poche tracce a disposizione all’epoca si tendeva a registrare già i suoni esattamente come li si voleva, in pratica mixando mentre si registrava.