• 16Nov

    Anche se a prima vista può sembrare un tipico fenomeno pop commerciale la musica di Lily Allen offre spesso spunti che lasciano intuire una qualità più profonda, specialmente nei testi che non sono quasi mai banali, si veda per esempio la pesante invettiva di ‘Fuck You‘ contro il British National Party e contro Bush. Anche musicalmente in molti suoi brani è presente un elemento di ricerca inusuale nella musica pop da classifica, per il quale va accreditato il produttore Greg Kurstin, uno che riesce a lavorare con Ben Harper ed i Red Hot Chili Peppers nello stesso modo in cui collabora con Nelly Furtado e le All Saints. Insomma un tipo eclettico, con un background di studi di musica jazz che gli permette di interagire coi musicisti in maniera immediata anche nel momento della scrittura dei brani. Non sono moltissimi i produttori in grado di farlo.
    Kurstin aveva già collaborato in tre canzoni del primo disco della Allen, Alright Still, assieme a Mark Ronson e viene richiamato per produrre e co/scrivere interamente il nuovo It’s not me it’s you.

    Diciamo fin da subito che in questo disco c’è poco studio di registrazione in senso classico con una sala ripresa riempita di musicisti, e molto più homestudio. Infatti il disco è stato scritto e mixato quasi interamente ‘in the box’, cioè con un computer Mac su cui è installato il programma Logic.
    Le sessioni di registrazione si sono svolte in un cottage della campagna inglese dove i due sono rimasti per qualche settimana con un minimo indispensabile di attrezzatura: un preamplificatore Neve 1073, un compressore 1176, una Fender Telecaster, un basso Fender Precision, ed un microfono Neumann U87. Inoltre il produttore ha portato con se un numero imprecisato di tastiere e campionatori, sia vintage che moderne.
    Il metodo di lavoro, molto rapido ed istintivo, consisteva nel concentrarsi su una idea al giorno e cercare di terminarla, partendo dalla scrittura all’arrangiamento ed alla registrazione. Spesso Kurstein proponeva progressioni di accordi alla Allen, che vi improvvisava sopra melodie, come nel caso della canzone ‘The Fear‘ nata sopra ad un campionamento di chitarra proveniente da un vecchissimo synth: il glorioso 360 Systems.
    Le ritmiche del disco provengono tutte da campionatori e sintetizzatori, di cui il produttore ha una enorme libreria, e le loro timbriche venivano scelte al momento di registrare senza rimandare al momento del missaggio: idealmente Kurstein vorrebbe arrivare alla fine della registrazione con la canzone già mixata, soltanto con pochi dettagli da sistemare.
    E’ interessante notare come il missaggio delle canzoni sia stato effettuato interamente con i plugins di Logic 8, senza l’apporto esterno di nessun outboard, Greg Kurstein infatti sottolinea come tutto quello di cui egli abbia bisogno sia dentro al programma.
    Inizialmente alcuni mix furono affidati ad un altro fonico, Spike Stent, che diede alle canzoni una dinamica e dei colori molto forti rispetto a ciò che il produttore aveva creato durante le registrazioni. Per Kurstein sentire come Stent aveva trattato il suo materiale fu una vera esperienza educativa, tanto che decise di provare a remixare lui stesso tutte le canzoni seguendo