• 18Jun

    Le classifiche musicali sono sempre state zeppe di one-hit-wonder, cioè artisti che raggiungono grande celebrità con una singola canzone, ma che non riescono più a replicare, cadendo poi nel dimenticatoio tranne che quando associati a tale canzone.
    Un perfetto esempio di questo tipo di successo ‘mordi e fuggi’ è la splendida canzone ‘Bette Davis Eyes‘ di una fino ad allora semi sconosciuta Kim Carnes, matura trentacinquenne con una voce roca a metà tra Rod Stewart e Janis Joplin.
    Kim Carnes in realtà aveva lavorato sodo negli anni precedenti, diventando una rispettata scrittrice di canzoni e sviluppando una carriera artistica al di fuori del grande successo, ma che l’aveva già portata in qualche occasione nelle posizioni appena oltre la top ten delle classifiche di vendita.
    Il suo disco del 1981 ‘Mistaken identity‘ avrebbe dovuto, nelle intenzioni della EMI, lanciare definitivamente l’artista, perciò a collaborare con Kim Carnes fu chiamato il produttore Val Garay, molto ricercato e co-fondatore di uno degli studi di registrazione più importanti dell’epoca a Los Angeles: il Record One, costruito spendendo oltre 2 milioni di dollari per essere una esatta copia del famoso Sound Factory.
    I due inclusero nel progetto anche il tastierista Bill Cuomo, responsabile della maggior parte degli arrangiamenti del disco, compresa appunto ‘Bette Davis Eyes’, che comunque era una canzone già pubblicata in precedenza in una versione country da Jackie DeShannon che nulla avrà a che vedere con la nuova.
    Val Garay chiamò in studio alcuni musicisti di fiducia e per tre settimane lavorarono alla produzione e registrazione del disco: una strana coincidenza, secondo quanto riportato da Garay stesso è che ‘Bette Davis Eyes’ fu registrata la sera della morte di John Lennon.
    La canzone fu registrata dai musicisti totalmente in presa diretta, compresa la voce di Kim ed il rullante elettronico, per tre volte e, come spesso capita, fu la prima versione quella che poi fu stampata in vinile.
    Garay fece un missaggio provvisorio quella sera stessa (un cosiddetto ‘rough mix‘), ed indovinate un pò? fu proprio quello a finire nel disco.
    A detta del produttore egli passò 4 giorni a provare a riprodurre il feeling di quel primo mix ‘provvisorio’, ma non ci riuscì più.
    Infine andiamo a vedere un pò di dettagli tecnici. Kim Carnes fu registrata con un Neumann U67,  le chitarre invece con uni Shure SM53, mentre tutte le tastiere entrarono direttamente della console API dello studio.
    La cassa della batteria fu registrata con Sennheiser MD421, il rullante con uno Shure SM56, due Telefunken 251 come panoramici, e lo stesso microfono anche per i toms.