A metà anni ‘70 la scena musicale era dominata dalla disco music e dal progressive, generi non propriamente dotati di carica eversiva e di ribellione, che invece abbondava tra le nuove generazioni metropolitane, che specialmente nelle capitali nord-europee a nord-americane vivevano in maniera negativa le vicende politiche e sociali dell’epoca. L’industria musicale era dominata dalle generazioni di musicisti e produttori degli anni ‘60, ormai affermati e sicuramente poco interessati a cambiare lo status quo. Tale era lo scontento che le nuove generazioni cominciarono a vedere il music business come solamente un altro dei nemici da combattere, ed i musicisti che solamente qualche anno prima erano protagonisti della rivoluzione degli anni ‘60 diventarono uno dei nuovi bersagli da colpire.
Tutto questo si coagula nel 1974/1975 nel movimento definito Punk, le cui nuove parole d’ordine non erano più legate alla politica, ma ad un rifiuto di essa basato sull’anarchia. Ad un ideale distruttivo, negativo e di rifiuto fine a se stesso. Era una reazione istintiva e non meditata, una parentesi breve ma intensissima che lascerà tracce in tutta la cultura popolare dei decenni a venire ed avrà un potente effetto di svecchiamento e di rinnovamento.
La musica esercita un ruolo di primo piano nel movimento Punk, che puntava a distruggere le atmosfere barocche tipiche del progressive o quelle festaiole della disco-music in favore di un approccio selvaggio ed istintivo come quello delle origini del rock’n'roll. In somma canzoni di 3 minuti, in contrasto alle mastodontiche suites di Pink Floyd e compagnia bella, e testi al limite dell’osceno, in contrasto con quelli rassicuranti dei Bee Gees.
Il primo gruppo ad essere definito Punk furono gli americani Ramones, ma il movimento in breve invase la Gran Bretagna che diventò il luogo dove si sviluppò a pieno.
Questo successe anche grazie ad un discusso personaggio come Malcolm McLaren, che dopo essere stato manager dei New York Dolls, in America, tornò in patria per fondare assieme alla moglie un negozio di abbigliamento che chiamò Sex.
L’idea che McLaren ebbe nel 1975 fu di radunare un gruppo di giovani disadattati ed assolutamente incapaci di suonare e di arruolarli in una band, i Sex Pistols.
McLaren li scelse così bene che la nuova band influenzerà in maniera fondamentale tutto il movimento, diventando il gruppo punk per eccellenza con tanto di atteggiamenti autodistruttivi che sfoceranno anche nella morte di uno dei suoi componenti, il bassista Syd Vicious, oltre che di decine di episodi di violenza ai loro concerti.
La canzone Anarchy in the UK, col suo testo violentemente provocatorio divenne un vero e proprio inno generazionale, fu registrata al Wessex Studio dal produttore Chris Thomas e dal fonico Bill Price.
Il quartetto capitanato da Rotten consisteva in Steve Jones alla chitarra, Paul Cook alla batteria e Glen Matlock al basso.
Price ricorda come all’inizio lavorare in studio con i Pistols fu una sorta di shock, per lui abituato a sessioni con Elton John ed i Pink Floyd, ma presto fece l’abitudine ai pessimi comportamenti del gruppo, la cui gestione era molto difficile vista la totale assenza di disciplina (musicale e non) che li caratterizzava. Nel giro di pochi giorni comunque, avendo capito l’importanza del loro lavoro in studio, i Sex Pistols ammorbidirono molto il loro atteggiamento e collaborarono con Price e Thomas.
Prima di registrare Anarchy in the UK il produttore ed il fonico andarono a vedere la band dal vivo e furono impressionati dall’energia sprigionata, tanto che Thomas chiese a Price di fare in modo che la batteria di Cook suonasse come ‘bidoni della spazzatura sbattuti‘, per fare ciò Price dovette abbandonare tutte le tecniche standard che andavano di moda e metà anni ‘70, basate su un suono secco, in favore di una microfonatura con più suono di ambiente.
Così sulla cassa fu posizionato un AKG D12, sopra e sotto il rullante rispettivamente un Neumann KM86 ed uno Shure SM57 , un AKG 451 sul charleston e un Neumann U67 per i toms.
Gli studi Wessex erano dotati di un mixer Cadac a 32 tracce, di un classico registratore a 24 tracce 3M M79 e di monitors Tannoy red.
La chitarra di Jones, fu registrata con un Neumann KM84 ed uno Shure Sm57 mentre il basso con un Neumann U87.
Per quanto riguarda la voce di Johnny Rotten, dopo avere provato con parecchi microfoni a condensatore (compreso un Neumann U47) ed avere invariabilmente ottenuto un suono troppo ‘acido’, Price decise di scegliere uno shure SM58,che aveva il pregio di non enfatizzarnee troppo il carattere particolarmente squillante.
Il missaggio di Anarchy in the UK fu eseguito dallo stesso Bill Price, che di li a poco avrebbe collaborato ancora con la band per le registrazioni del loro primo disco Never mind the Bollocks.
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16Sep
