Be my baby delle Ronettes è uno di quei classici degli anni’60 che ha la capacità instantanea di riassumere un suono ed un approccio alla registrazione che hanno segnato profondamente quell’epoca. Dietro a questa immortale canzone c’è la grande mano del produttore Phil Spector , assistito dal fonico Larry Levine ed una filosofia rivoluzionaria per quell’epoca: quella del famosissimo Wall of Sound (il muro del suono).
Il Wall of Sound è quel muro del suono che un arrangiamento molto denso di basso, batteria, chitarre e percussioni produce se accoppiato con adeguate tecniche di produzione e l’utilizzo di vari effetti come il riverbero ed il delay. Aggiungete al tutto preamplificatori ‘tirati per il collo’ al limite della distorsione ed il gioco è fatto.
Un suono totalmente nuovo rispetto agli standard della musica Pop dell’epoca, che era basata sulla centralità del ruolo della voce che doveva imperarare su tutto il resto.
Invece l’obiettivo di Phil Spector era di creare ‘piccole sinfonie’ dove anche gli strumenti della musica pop potessero ambire all’epicità che fino ad allora solamente le grandi orchestre sapevano esprimere, e a ragion veduta ci riuscì in pieno.
Gli esperimenti di Spector si svolgevano in quegli anni principalmente ai Gold Star Studios di Hollywood, dove egli aveva elaborato una tecnica di produzione basata sulla registrazione contemporanea di tutti gli strumenti, valorizzandone i rientri in microfoni lontani in modo da ‘impastare’ e sporcare il tutto.
A detta di Larry Levine, vero e proprio braccio destro del produttore, la maggior parte delle registrazioni avvenivano all’interno di una sala di ripresa piuttosto piccola che misurava circa 7 x 9 metri al cui interno venivano sistemati fino a 20 musicisti.
Uno degli strumenti più difficili da gestire era la batteria, che ovviamente rientrava in tutti gli altri microfoni accesi, per cui ad essa erano dedicati solamente 3 microfoni: 2 Neumann U67 come panoramici ed un RCA 77 sulla cassa.
Per le sessioni di Be My Baby altri microfoni utilizzati comprendono Electro Voice RE15 (per il pianoforte e le chitarre acustiche), Shure sm57 (per l’amplificatore del basso) e RCA 44 (per i fiati).
La leggenda dice che Spector fece provare il pezzo per 42 volte ai musicisti prima di fare la registrazione del pezzo (il tutto senza una voce guida!), al quale fu aggiunta il giorno successivo la voce di Ronnie Bennett che cantò di fronte ad un Neumann u47.
Infine sottolineiamo come nonostante il sua grande successo ed una fama tutt’oggi ancora viva, Be my Baby non raggiunse mai il numero uno della Top Ten.
