• 21Apr

    Per il pubblico del giorno d’oggi il nome dei Genesis è sinonimo di melodie pop da classifica, di un sofisticato e sintetico sound anni ’80, della voce e del carisma di Phil Collins.
    Ma chi conosce la storia della musica rock sa che questa è soltanto l’ultima incarnazione di uno dei più gloriosi gruppi progressive degli anni ’70, talmente influenti da trovare schiere di adepti anche tra le più acclamate bands degli ultimi anni.
    Tanto per citare alcuni nomi, i Radiohead si sono dichiarati loro grandi ammiratori (e cos’altro sono se non un moderno omaggio al sound dei Genesis i 7 minuti di Paranoid Android su Ok Computer?), Elbow ha praticamente clonato la profondità del timbro vocale di Peter Gabriel, i Porcupine Tree tengono alta la bandiera di un certo prog-rock senza derive metallare, per non parlare di bands meno recenti come i Marillion, che furono accusati di essere una loro copia carbone.
    Insomma un gruppo fondamentale, di cui tra l’altro si ripetono da anni voci su una possibile rifondazione della line up originale, Peter Gabriel compreso (lasciateci dire che speriamo non succeda mai).

    Il primo periodo dei Genesis riassume in se tutti i dogmi del rock progressivo dell’epoca: sound raffinato e moderno basato sulle nuove tecnologie dell’epoca, dischi che avevano l’ambizione di diventare piccole opere d’arte in cui ogni dettaglio era studiato ad hoc, testi di origine letteraria e fantasiosa spesso slegati dalla realtà e dalla politica e che dovevano essere tutti legati da uno stesso filo conduttore, il cosiddetto ‘concept’ del disco.
    In quest’ottica ‘The Lamb Lies Down on Broadway‘ del 1974 rappresenta la summa di tutte le ambizioni della band, un disco doppio che anche a causa del grande sforzo messo in atto per produrlo e promuoverlo causerà la dipartita di Gabriel, ponendo fine a quel glorioso primo periodo.
    Il tour promozionale di oltre 100 date in giro per il mondo lascerà infatti i musicisti esausti, con Peter Gabriel svuotato di ogni energia e tentato da progetti paralleli come per esempio scrivere idee per il suo amico William Friedkin, il regista del film L’Esorcista, che lo voleva a lavorare nel suo prossimo film. Il cantante si sentiva molto lusingato dalla proposta anche perchè il cinema era sempre stato il suo primo amore.
    Insomma ‘The Lamb Lies Down on Broadway’, messo in prospettiva, appare come un ultimo titanico sforzo per creare il perfetto album progressive prima che la loro comune ispirazione svanisse. Da questo punto di vista i risultati furono contrastanti, con vendite buone ma non all’altezza del precedente ‘Selling England by the Pound’ che si era avvalso di un singolo da classifica come ‘I know what i like’. Inoltre la critica si divise, come anche il pubblico, tra chi considerava l’album come un capolavoro e chi invece una grande delusione.

    Prima di cominciare le registrazioni i Genesis passarono 3 mesi a scrivere il materiale per il disco a Headley Grange, dove già i Led Zeppelin avevano abitato, per poi muoversi in Galles in una fattoria a Glosspant assieme al produttore John Burns ed allo studio di registrazione mobile della Island (l’etichetta discografica).
    Lo studio mobile della Island era di ottima qualità con una console della Helios a 30 canali, 2 registratori della 3M a 24 tracce, ascolti della Altec ed una selezione di microfoni di tutto rispetto tra cui un Neumann U47 (il preferito da Gabriel alla voce), Neumann U87, Akg D12, Akg 414 oltre agli immancabili Shure SM57 e Sennheiser MD421.
    Ciò che più contraddistingueva il sound della band era però la strumentazione, per la quale ogni membro del gruppo aveva una cura maniacale.
    Il basso di Rutherford utilizzato per ‘The Lamb lies down on Broadway’ è un inusuale Micro Frets a 6 corde, cui spesso veniva accoppiata una distorsione Fuzz per dare più carattere al suono.
    Le tastiere di Tony Banks andavano tipicamente dal classico Mellotron ad una serie di nuovi sintetizzatori, oltre che al pianoforte classico su cui amava scrivere.
    Le chitarre di Hackett, quasi sempre una Gibson Les Paul assieme ad un amplificatore HH da 100 watt, vennero registrate con uno Shure SM57.
    L’unico ad avvalersi di una strumentazione standard per l’epoca fu Phil Collins che usò la sua fida batteria della Gretsch con il tipico rullante Ludwig ed i piatti della Paiste.
    La band lavorò incessantemente per settimane alla registrazione del disco e fece ritorno a Londra per il missaggio presso gli studi della Island, dove furono registrate anche le parti vocali, le cui versioni definitive furono spesso scritte da Gabriel soltanto poche ore prima della registrazione.