• 09Oct

    Non tutti coloro sanno che la canzone American Pie di Don McLean, riportata al successo da Madonna nel 2000, parla della morte di Buddy Holly, Ritchie Valens e Big Bopper, avvenuta in un incidente aereo il 3 febbraio 1959, definito nella canzone “il giorno in cui morì la musica“.
    Per quanto triste fosse il soggetto, questo non impedì alla versione originale di arrivare al numero uno della classifica americana in quel lontano 1972, nonostante una lunghezza totale di 8 minuti e mezzo, non certo ideale per essere suonata alla radio e nonostante Don McLean fosse uno semi sconosciuto folk singer di New York.
    Dopo un esordio decisamente anonimo, McLean aveva firmato un contratto con l’etichetta United Artists, che lo mise a collaborare per il suo secondo album con il produttore Ed Freeman ed il fonico Tom Flye, presso i famosi studi Record Plant di New York.
    Le registrazioni si svolsero nello studio A, con una grande sala ripresa di 10 metri per 16 ed un soffitto alto 7 metri e mezzo, la cui control room era dotata di una console Spectra Sonics, monitors della Tannoy, e tutta l’apparecchiatura standard professionale dell’epoca: riverberi della EMT, limiter LA2A, equalizzatori della Pultec e registratore Ampex a 16 tracce.
    La maggior parte degli arrangiamenti furono sviluppati da Freeman, che aveva già lavorato in sala prove con McLean e conosceva bene le canzoni, oltre che tutti i turnisti incaricati di lavorare alle sessioni.
    La canzone fu registrata completamente in presa diretta, compresa la voce di Don McLean, che si trovava più a suo agio a registrare in quel modo, tanto che nello stesso giorno furono registrati altri due pezzi che poi entreranno a fare parte dell’album.
    Furono riprese una serie di takes della canzone nel suo insieme e poi fu scelta la migliore.
    Il fonico Flye ricorda come al Record Plant ci fossero molti microfoni Neumann U87, che fecero la parte del leone in quella occasione, furono infatti usati per registrare le parti vocali, i toms, i panoramici della batteria ed il piano mentre la chitarra acustica fu ripresa con un AKG 542 ed un Neumann KM84.
    Nonostante la velocità della registrazione in realtà il lavoro poi proseguì molto più lentamente, con un laborioso editing del nastro, che sia il fonico che il produttore volevano suonasse il più perfetto possibile.
    La canzone alla fine fu un successo travolgente e resistette al numero uno della classifica americana per oltre un mese, incoronando McLean come uno dei più importanti songwriters del momento.