• 23Mar

    Our House dei Madness è uno di quei classici che hanno influenzato un era musicale, in questo caso la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, ma che si avvalgono di una produzione e di una registrazione che li rendono immortali.
    Ascoltando il pezzo a quasi 30 anni di distanza neanche una minima parte della originaria freschezza è andata perduta, tanto che capita spesso di risentirlo per radio, specialmente nelle ore noturne quando i palinsensti non sono interamente in mano agli uffici promozionali delle etichette discografiche ed i responsabili della programmazione si possono permettere qualche libertà.

    La canzone è del 1982, prodotta da Clive Langer, che all’epoca aveva già lavorato con nomi importanti della scena londinese come the Stranglers, the Buzzcocks o Joe Jackson, col supporto del fonico Alan Winstanley.
    I Madness, nati principalmente come ska band, non disdegnavano influenze pop e rock e Our House ne è un esempio fulminante, infatti portò il loro quarto album ‘The Rise And Fall‘ a sbancare le classifiche di mezzo mondo.
    L’album fu registrato presso gli studi Air di Londra, ma anche al Genetic, nei pressi di Reading, ed il suono ne risultò più sofisticato e meno aggressivo rispetto ai dischi precedenti. Secondo quanto riportato in alcune interviste da Winstanley il basso e la batteria furono registrati su un multitraccia analogico a 16 piste, poi i nastri furono duplicati su di un 24 piste, utilizzato come base per completare il resto delle registrazioni.
    Soltanto durante il missaggio finale fu riutilizzata la registrazione originale a 16 piste; tutto questo procedimento permetteva al nastro originale di non consumarsi per il troppo uso e di rimanere ‘fresco‘ fino al momento del mix down… non erano certo tempi facili per lavorare in studio, specialmente paragonato alle comodità di oggi.

    Per quanto riguarda ‘Our House‘ i nostri eroi erano al lavoro con la missione di creare la perfetta canzone pop, e di certo non risparmarono nessun trucco, compresi due cambi di tonalità nel finale della canzone, seguendo una tecnica allora molto popolare che si chiama Modulazione e che consiste nel cambiare la tonalità di una parte della canzone, quasi sempre del ritornello. Se inserita al punto giusto e studiata con cura la modulazione può creare un forte senso di risoluzione nella canzone, proprio come succede nel finale di ‘Our House’, che scende addirittura di un tono e mezzo nel finale per poi prodursi in un ulteriore cambio anzichè tornare alla cihave originale.
    A rendere il tutto ancora più raffinato nell’arrangiamento fu anche inserita una sezione archi (viole e violini), microfonati con Neumann U87, a dare un ulteriore ingrediente da singolo pop di successo.
    Terminiamo citando qualche microfono, infatti da varie interviste possiamo anche farci una idea abbastanza precisa dei microfoni usati durante le registrazioni: un akg D12 per la cassa della batteria, un sm57 sul rullante, due Coles come panoramici e 2 Neumann u87 come microfoni d’ambiente.
    Gli stessi u87 furono usati anche per il pianoforte e per la tromba, mentre per la voce fu impiegato un Neumann U47.