Nel 1989, sembra retorico dirlo, si respirava un aria di forti cambiamenti anche in campo musicale, la decade che stava per terminare era stata spesso bollata come ‘arida’ e ‘poco fertile’ dal punto di vista creativo per colpa dell’esasperato accento posto sulla tecnologia, che aveva rivoluzionato il modo sia di produrre che di usufruire della musica: nascevano in quegli anni il Compact Disc, MTV e molte altre innovazioni che ancora influenzano in maniera importante il music business e tutto quanto gli ruota attorno.
Dal punto di vista discografico un album in particolare sembra riassumere tutte le istanze del forte spirito di nostalgia e di ritorno ai ‘60 che di li a breve esploderanno e che pervaderanno la prima metà degli anni ‘90: si tratta dell’esordio degli Stone Roses, un vero e proprio manifesto di quello che verrà poi definito il Manchester Sound, un misto di dance e psichedelia che darà luogo ad una scena musicale ribattezzata Madchester.
La caratteristica del Manchester sound era quella di unire il beat tipico della musica da ballare con i suoni psichedelici degli anni ‘60, una miscela esplosiva che ammalia la generazione di giovani inglesi ed in generale europei e comprende anche il fenomeno dei primi rave parties.
A quanto pare, subito dopo avere firmato il contratto con la Silvertone per il loro primo disco, Ian Brown e compagni vollero assolutamente lavorare con il produttore John Leckie, che era già una leggenda per aver lavorato con i Pink Floyd, con Paul McCartney, con i P.I.L., i Simple Minds e con una lunga serie di artisti famosissimi.
Leckie aveva cominciato a lavorare come fonico negli studi di Abbey Road nel 1970 e nel corso degli anni si era costruito una brillante carriera di produttore che negli anni ‘90 continuerà, lavorando su dischi come The Bends dei Radiohead e A Storm in Heaven dei Verve.
Secondo quanto riferito da Leckie l’atmosfera in studio fu sin dall’inizio molto positiva, anche se il lavoro fu in qualche modo spezzettato: le sessioni cominciarono infatti agli studi Battery di Londra, per proseguire, Rockfield in Galles e terminare in uno degli studi di registrazione più caratteristici del mondo, il Sawmills in Cornovaglia che si trova in un isolotto raggiungibile a piedi solamente quando la marea è bassa. Una location unica ed affascinante.
L’album fu registrato tra l’ottobre del 1988 ed il marzo del 1989 e spesso Ian Brown ed il chitarrista John Squire portavano dei demo registrati a casa loro con un Fostex: da li nascevano nuove idee per melodie ed arrangiamenti delle canzoni su cui si stava lavorando.
Seguendo le regole della ‘vecchia scuola’ Leckie fece registrare basso, batteria e chitarre tutte insieme in presa diretta, aggiungendo le parti vocali ed eventuali sovraincisioni in un secondo momento, e così facendo ottennne quell’alchimia di suono così difficile da riprodurre quando i musicisti suonano in momenti diversi.
L’unica eccezione, abbastanza macroscopica erano le chitarre di John Squire, che egli voleva assolutamente riprendere col suo Fostex a 16 piste, ed a volte non voleva saperne di registrare in studio.
Così spesso Leckie ed il resto del gruppo dovevano aspettare che Squire avesse terminato il suo lavoro a casa per poter ascoltare ciò che egli aveva composto.
In generale l’approccio alla scrittura dei brani fu spesso influenzato dai macchinari che Ian Brown e compagni utilizzarono in studio conla complicità del produttore, come per esempio un campionatore Akai S1000 (all’epoca un vero e proprio lusso!) con il quale campionarono il loop di batteria di ‘Fools Gold‘. La canzone fu poi costruita attorno al campione, cosa che all’epoca era quasi imnpensabile per una rock band, e che sarebbe diventata più comune solo molti anni dopo.
Sempre per quanto riguarda l’attrezzatura utilizzata in studio, Mani utilizzò un basso Rickenbacker con una testata Ampeg SVT microfonato con un AKG D12.
La batteria suonata da Reni era una Gretsch con un rullante della Ludwing microfonata quasi sempre nel modo seguente: un tipico Shure SM57 sul rullante, un AKG D12 sulla cassa accoppiato con un Sennheiser MD421 poco fuori di essa, Neumann U87 sui toms e AKG 451 sul charleston.
Le parti vocali di Ian Brown furono riprese con uno Shure SM58 e spesso effettate con una unità riverbero della Lexicon, il PCM60.
All’uscita del disco si era creata una tale attesa per l’esordio del gruppo, che il singolo ‘Fools Gold‘, inizialmente non incluso ed aggiunto come traccia estra per l’edizione americana, fu catapultato fino all’ottavo posto della classifica di vendita USA.
Un successo che si è poi ampliato nel corso degli anni, e che garantirà a ‘Stone Roses’ lo status di album progenitore di tutta la futura corrente brit-pop/psichedelica che tanto influenzerà la musica degli anni ‘90 e non solo.
