• 12Feb

    L’equalizzatore è un arma potentissima, infatti preferiamo sempre paragonarla ad una lama a doppio taglio: nell’usarlo bisogna stare attenti a non farsi male!
    Esistono letteralmente migliaia di modelli e marche di equalizzatori, sia analogici che digitali, per cui è praticamente impossibile essere esaustivi sull’argomento, quindi in questo articolo  cercheremo di approcciare la materia dal punto di vista il più pratico possibile, traendo spunto cioè da situazioni reali e concrete e non elencando liste di modelli, opzioni e possibilità varie.

    La prima regola da tenere a mente è che l’eq (lo chiameremo così per amore di brevità) non trasforma il suono originale in qualcosa di completamente diverso, ma semplicemente ne enfatizza o de-enfatizza alcuni aspetti, manipolandone le frequenze interessate dal cambiamento.
    Restando sul generale possiamo dividere gli interventi che si effettuano con un equalizzatore in 2 grandi gruppi: interventi CORRETTIVI ed interventi CREATIVI.
    In quest’articolo ci  concentreremo sugli interventi CORRETTIVI, nel futuro approfondiremo anche gli interventi CREATIVI, entrambi comunque hanno enorme importanza in studio di registrazione.
    Questa resta comunque una mera distinzione di comodo, per nulla riconosciuta come standard, semplicemente un modo per raggruppare e dividere le due tipologie.

    L’equalizzazione CORRETTIVA, lo dice la parola stessa, ha lo scopo di risolvere alcuni problemi nel suono che lo rendono meno che ideale.
    Per esempio supponiamo che una traccia audio risulti troppo scura e poco distinguibile: in questo caso possiamo cercare di migliorare la situazione ‘schiarendola‘ con un intervento di equalizzazione correttiva.
    Per effettuare questo miglioramento si possono provare due tipi di intervento che a seconda del caso possono funzionare o meno: sottrarre oppure aggiungere frequenze.
    Nell’esempio riportato potremmo provare sia ad aggiungere frequenze medio/alte  sia a sottrarre frequenze medio/basse. L’importante è essere consci che le due operazioni portano a risultati diversi e che la maggior parte degli equalizzatori lavora meglio quando si tratta di sottrarre frequenze piuttosto che di aggiungerne.
    In linea di massima infatti più alta è la qualità dell’equalizzatore migliore sarà il risultato che si otterrà aggiungendo frequenze, specialmente quelle più delicate come le medio/alte, dove il nostro orecchio è più sensibile.

    La regola generale da tenere bene a mente è che l’equalizzatore non è una scatola magica che trasforma in oro tutto ciò che vi passa attraverso, ma semplicemente un macchinario in grado di accentuare certi aspetti del suono o di eliminarne altri.
    In questo senso le timbriche degli strumenti o delle voci si possono influenzare fino ad un certo punto, e la filosofia giusta da seguire è quella di cercare di registrare già il suono in modo ottimale in modo da limitare gli interventi successivi al minimo.