• 27Feb

    Il riverbero è probabilmente l’effetto più importante che si può applicare al suono in studio di registrazione e la sua qualità può enormemente influenzare il risultato finale di un missaggio.
    Per quanto riguarda la sua scelta, al momento attuale esiste ancora una forte propensione verso le macchine analogiche (Lexicon etc) od in generale l’outboard perchè sono molto pochi i plugins che con esse possono competere.
    In special modo i plugins a convoluzione come l’Altiverb, il SIR o l’IR1 sembrano garantire, grazie agli impulsi di segnale che possono caricare, una resa sonora più credibile, ma che in qualche modo non è ancora all’altezza del migliore outboard.

    Per citare un esempio recente di utilizzo di un processore analogico: se ascoltate Strawberry Swing dal disco Viva la Vida dei Coldplay l’inizio della canzone è letteralmente dominato dal suono del riverbero. Si tratta sicuramente di qualche outboard analogico, visto che chi vi scrive non ha mai sentito suonare un plugin in quel modo.
    Bisognerebbe domandare a Brian Eno quale macchina è stata usata.

    Comunque, differenze analogico/digitale a parte, l’importanza di questo effetto rimane.
    Lo scopo principale di questo processore è di simulare uno spazio, cioè i rimbalzi del suono in un ambiente chiuso, che rinforzano il suono stesso e vi conferiscono maggiore profondità.
    Considerato che il suono viaggia a poco più di 300 metri al secondo, per simulare una risposta ottenuta da un muro lontano 150 metri dovremo fare in modo che l’effetto sia innescato esattamente dopo un secondo.
    Proprio a questo servono i parametri che permettono la regolazione e l’ottimizzazione dell’effetto, dei quali uno dei più importanti è il pre-delay, cioè il ritardo con cui il suono riverberato viene innescato rispetto alla fonte.
    L’orecchio umano tende a considerare uniti due suoni che sono separati da meno di 50 millisecondi, quindi qualsiasi valore di pre-delay inferiore a 50 causerà una percezione del riverbero come congiunto al suono originale.
    Viceversa oltre la soglia dei 50 millisecondi di ritardo l’orecchio umano lo precepirà come separato.
    Per continuare col nostro esempio, settando il pre-delay a 1000 ms (un secondo) otterremo una simulazione del riflesso del suono su di un muro distante 150 metri, visto che  il suono impiega mezzo secondo per arrivare al muro ed un altro mezzo per tornare indietro.

    Ma le cose in pratica non sono mai così semplici, e non abbiamo quasi mai a che fare con un singolo muro, ma con una serie di superfici diverse che riflettono il suono in modo irregolare, anche perchè, a complicare ulteriormente le cose, interviene il materiale della superfice riflettente che a sua volta influenza in maniera decisiva il suono.
    Per descrivere ciò che succede al suono in un’ambiente chiuso sono necessarie complicate equazioni matematiche, per le quali ovviamente non abbiamo nessun interesse, ma che rendono l’idea di come la materia non sia affatto semplice e di come sia molto difficile creare simulazioni credibili di un ambiente.
    Presto riparleremo più nel dettaglio di come e quando utilizzare il riverbero per simulare un senso di spazialità nel missaggio.