Una degli aspetti più sottovalutati e più difficili da gestire in uno studio di registrazione è quello dell’acustica. Sono stati scritti migliaia di libri e trattati sull’argomento, ma spesso bisogna ancora andare a tentativi, perchè ciò che può funzionare per un ambiente non necessariamente vale per un altro.
La complessità dell’argomento è tale che è molto facile fare confusione, anche perchè non sempre le idee su quello che dovrebbero essere i risultati del trattamento acustico coincidono.
In sostanza possiamo riassumere dicendo che ci sono molte idee e molto confuse, per questo cercheremo di scrivere dell’argomento da un punto di vista generale, evidenziando qualche punto di interesse che può aiutarvi a raggiungere il vostro obiettivo.
Il primo aspetto fondamentale da considerare è quello dell’utilizzo dell’home studio, in sostanza prima di pensare a come trattare l’ambiente bisogna capire cosa si vuole fare dell’ambiente. Da questo punto di vista molto dipende dalle dimensioni che si hanno a disposizione e dal tipo di musica.
L’ideale sarebbe avere sempre almeno due ambienti separati, uno per la registrazione (l’ambiente di ripresa) ed uno per l’ascolto (la cosiddetta regia, o control room), questo perchè un ambiente adatto all’ascolto deve avere caratteristiche particolari, che spesso sono diverse rispetto a quelle di uno adatto per la registrazione, ma non sempre tale divisione è possibile.
Infatti nella costruzione di un home studio bisogna adattarsi a quello che si ha a disposizione, che nel 90% dei casi è una unica stanza da usare sia per l’ascolto sia per la registrazione.
In questo caso la raccomandazione è quella di dare priorità in un primo momento ad un tipo di acustica che favorisca l’ascolto. Partendo dal fatto che un ascolto perfettamente lineare è praticamente impossibile ci sono parecchi accorgimenti che possono in qualche modo migliorare la resa sonora della nostra sala, in modo da indurla ad ‘imbrogliarci’ un pò di meno.
Genralizzando e semplificando ci sono due aree dello spettro sonoro nelle quali possiamo cercare di individuare problematiche: le frequenze basse e quelle medio/alte.
Ognuna di esse si presta a soluzioni diverse che vanno tarate a seconda delle dimensioni e delle proporzioni della stanza.
Per quanto riguarda le frequenze medio/alte il primo ovvio consiglio è di utilizzare materiali fono assorbenti, senza però esagerare con questi perchè se si ‘tappa’ troppo il suono il rischio è di avere un riferimento totalmente fuori da situazioni reali.
Oltre ai materiali fono assorbenti, per le frequenze medio alte sono utilissimi i cosiddetti ‘diffusori di suono‘, ossia superfici non liscie che evitano il rimbalzo delle frequenze su di esse. Un tipico esempio di un diffusore a buon mercato è una libreria!
Per quanto riguarda le frequenze basse il discorso si fa più complicato ed un tentativo che di solito porta buoni risultati è quello di usare le cosiddette ‘trappole per bassi‘, cioè strutture chiuse, vere e proprie scatole che imprigionano (alcuni dicono ‘mangiano’) alcune frequenze basse, impedendo ad esse di rimbalzare incontrollate e di rinforzarsi, falsandone l’ascolto.
Il consiglio, date queste linee guida molto generali, è quello di sperimentare con ciò che si ha a disposizione: per esempio un mobile con sufficiente cubatura può funzionare come una eccellente trappola per bassi, l’abbiamo visto fare anche in studi di registrazione di qualità assoluta.
E viceversa un tappeto può essere un ottimo ‘ammorbidente‘ per le frequenze alte, quindi prima di acquistare costosi materiali fonoassorbenti, che comunque garantiscono il risultato, guardatevi attorno… la soluzione potrebbe essere sotto i vostri occhi!
