• 07Apr

    Spesso alcune unità di effetto o processori di segnale sopravvivono per dècadi negli studi di registrazione solamente perchè chi li utilizza è abituato a loro e non se ne vuole separare oppure perchè hanno semplicemente il fascino del cosiddetto ‘Vintage’ che li rende magari più appetibili di quanto essi veramente siano.
    Questo non è il caso del Lexicon PCM70, una macchina che è ancora molto diffusa a quasi 20 anni dalla sua prima apparizione e che rimane ancora una delle prime scelte di molti tecnici del suono di livello mondiale, tanto che possiamo citare personaggi del livello di Michael Brauner e Bob Clearmountain tra chi se ne avvale tuttora.
    Insomma una macchina che ha decisamente acquisito lo status di ‘classico’ negli studi di registrazione e, come vedremo, le ragioni di ciò sono molteplici.

    La prima carateristica che colpisce di questa unità è ovviamente la qualità del suono, che con la consistenza e densità tipica dei prodotti Lexicon, è ideale per ‘stare davanti‘ nel vostro missaggio. A differenza di altri processori di fascia di prezzo più bassa il suono prodotto dal PCM 70 presenta infatti tutte le caratteristiche giuste per essere parte ‘viva’ di un missaggio, e non di essere relegato in secondo piano. Insomma se volete un effetto che si senta, che sia protagonista del mix, il PCM70 ve lo può fornire.

    lexicon-pcm70

    lexicon-pcm70

    Il suo programma principale è naturalmente il Riverbero, che viene presentato con una serie di Presets che comprendono i tipici ‘Hall’, ‘Room’, ‘Chamber’ e ‘Plate’ con molte variazioni ed oltre 20 parametri da cambiare per aggiustare il suono secondo le proprie esigenze. Se paragoniamo i presets con prodotti recenti, specialmente software, non ci stancheremo mai di sottolineare come sono pochissimi i plugins che riescono ad ottenere una simile densità di suono mantendolo naturale e senza ‘sgranature’.
    Ma le sue capacità non si esauriscono con il Riverbero, infatti il PCM 70 è stato pensato come una vera unità multi-effetto, comprendente delay, flanger, chorus, oltre che una serie di algoritmi ‘creativi’ che giocano sia con le tonalità del suono sia con la dinamica. Ci sono addirittura presets con riverberi ‘rovesciati’ e alcuni chiamati ‘Accordi risonanti’ per interessantissime soluzioni originali.

    Una delle caratteristiche che lo rendeva innovativo nei primi anni’90 era il fatto che fosse possibile controllare l’unità tramite Midi, ed in effetti ciò ne permette una elasticità che lo rende ottimo anche per le esibizioni dal vivo.
    L’unico neo che riusciamo a trovare è che all’inizio l’interfaccia di utilizzo può sembrare complicato, ma in mezz’ora di tempo di solito si riesce a padroneggiarlo, visto che in realtà le opzioni di navigazione dei menu sono chiaramente indicate.
    Il Lexicon PCM70 si trova ancora sul mercato dell’usato, ne abbiamo visti un paio negli ultimi mesi in vendita per 500 euro l’uno. Il prezzo non è proprio per tutte le tasche, specialmente per una macchina usata, ma permetteteci di sottolineare che ne vale la pena!