• 11May

    Il successo da tutto esaurito delle date del reunion tour che i Police hanno intrapreso solo pochi mesi fa testimonia come il gruppo sia rimasto nel cuore degli appassionati di musica di tutto il mondo.
    Il trio si sciolse nel 1983 subito dopo la registrazione di Synchronicity, in seguito alle tensioni dovute all’atteggiamento dispotico di Sting divenuto a quel punto insopportabile per Stewart Copeland ed Andy Summers, e le carriere soliste dei 3 musicisti non sono mai riuscite a colmare il vuoto lasciato dallo scioglimento.
    E’ perciò veramente interessante andare a riscoprire cosa successe durante le registrazioni di quel disco e quale fossero le tensioni tra di loro, che probabilmente contribuirono anche in maniera positiva alla riuscita del disco, tanto da farlo diventare il loro più grosso successo dal punto di vista commerciale.
    Secondo Hugh Padgham, il fonico e produttore responsabile sia di Synchronicity che di Ghost in the Machine, i frequenti litigi tra i Police erano molto duri e facevano già presagire che questa sarebbe stata l’ultima volta insieme in studio di registrazione.
    C’è da credergli anche perchè lo stesso Stewart Copeland ha affermato recentemente che nonostante il grande successo che stavano ottenendo non ha dei bei ricordi del periodo.

    Le sessioni si svolsero ai Caraibi, nel prestigioso studio AIR Montserrat di George Martin, anche perchè la pressione attorno al gruppo da parte dell’etichetta discografica si era fatta quasi insopportabile e la domanda per nuove hit da classifica era costante e stressante. Almeno ai Caraibi era più difficile raggiungerli e ‘tormentarli’ con le tipiche ansie dei discografici.
    Nonostante l’isolamente la tensione tra i tre ‘poliziotti’ era molto alta, infatti dopo 10 giorni in studio rischiarono seriamente di tornare tutti a casa, visto che non era stato registrato nulla di nulla.
    La grande hit del disco, che per mesi spopolò nelle classifiche di tutto il mondo, è la celeberrima ‘Every breath you take‘ che Sting scrisse inizialmente sopra una parte di organo Hammond e che in seguito Andy Summers arrangiò con il caratteristico arpeggio di chitarra ’stoppata’ che contribuì in maniera determinante al sound dela canzone.
    Fa una certa impressione scoprire che quel suono di chitarra fu ottenuto non da un amplificatore Marshall o Vox o Fender ma da piccolo Roland JC-120, amplificatore solid-state bistrattato dai più, ma che aveva un interessante effetto Chorus basato sullo sfasamento tonale dei due speakers che conteneva: negli anni ‘80 era una interessante innovazione tecnologica!
    In genere comunque Andy Summers utilizzava un amplificatore Fender Twin Reverb, che amava particolarmente accoppiato con la su Telecaster o con la Gibson 335.
    Egli poi amava sperimentare con un guitar synth della Roland in modo da ampliare considerevolmente la paletta di suoni possibili e rendere più varie le possibilità del gruppo senza dover aggiungere un tastierista al trio.
    Le lavorazioni di Synchronicity furono in realtà abbastanza veloci ed in media il gruppo riusciva a registrare una canzone al giorno, con l’eccezione di Every breath you Take che invece fu realizzata in una settimana e che scritta in principio da Sting con un organo Hammond, fu individuata subito come la hit del disco.
    Per questo brano il gruppo non si risparmiò e provò molte soluzioni, a quanto pare anche una versione reggae ed una hard rock, ma da quando Andy Summers propose il suo memorabile arpeggio tutto l’arrangiamento della canzone cominciò a ruotare attorno ad esso.
    E’ interessantissimo scoprire che la batteria di Every Breath You Take viene ‘assemblata’ da Stewart Copeland attorno ad una drum machine che suona solamente le parti di cassa: in pratica Copeland sovraincise il rullante, il charleston e tutti gli altri tamburi sopra ad un suono di cassa generato da una drum box della Oberheim.
    Il resto del disco fu invece lavorato in maniera tradizionale: la cassa venne reguistrata con un Neumann U47, il rullante con il tipico Shure SM57, i panoramici con due Coles 4038s, i toms con Sennheiser MD421 e gli ambienti con Neumann U87.
    Hugh Padgham non fa mistero che registrare la voce di Sting gli abbia spesso creato problemi per la sua particolare tonalità, e dovette provare molti microfoni per vedere quello che rendeva meglio, alla fine quasi sempre scelse un Akg 414 oppure un Neumann U47.
    Sting in generale era difficilmente controllabile in studio, una volta volle registrare le sue parti di basso mentre saltava su di un trampolino e non volle sentire ragione… il povero Padgham dovette poi cercare di rendere la traccia accettabile.
    A proposito del basso di Sting, si trattava di un  Fender Jazz.
    Alla fine l’album fu completato e mixato in Canada su una console SSL e proprio nel periodo post-registrazione il gruppo collassò completamente e si sciolse con grande sollievo di tutti, tranne che dei fans.
    Subito dopo il disco uscì ed entrò direttamente nelle classifiche inglesi al numero uno, conquistando la prima posizione  anche in america in breve tempo e mantenendola per 17 settimane
    ‘Synchronicity’ rimane per adesso l’ultimo l’ultimo grande sforzo dei tre di andare d’accordo al momento di creare nuova musica, e viste le diverse strade ed i diversi stili creativi intrapresi dai suoi membri negli ultimi anni una futura reunion in studio per registrare appare decisamente improbabile. Anche se non si può mai dire