• 02Nov

    La musica rock progressiva vide il suo apice di popolarità attorno alla metà degli anni ’70 quando supergruppi inglesi come i Genesis, i Pink Floyd e gli Yes riempivano le arene di tutto il mondo ed il movimento non si era ripiegato ancora su se stesso. In maniera improvvisa il genere fu poi spazzato via dal punk e dalla new wave, diventando sostanzialmente una nicchia per nostalgici già nei primi anni ’80, per poi scomparire totalmente dall’orizzonte musicale delle nuove generazioni durante gli anni ’90.
    Durante questo inesorabile processo di declino ci fu spazio per alcune ultime fiammate, o colpi di coda, di bands che seppero rivisitare il progressive a volte anche con successi da classifica.
    Il più importante di questi colpi di coda, che fece addirittura gridare ad una rinascita, fu un disco del 1985, Misplaced Childhood dei Marillion, che raggiunse addirittura il primo posto in classifica in Gran Bretagna.
    Come da tradizione si tratta di un concept album, cioè di un disco le cui canzoni sono legate da un tema comune, in questo caso l’infanzia, ma anche l’amore e molti altri elementi autobiografici del cantante Fish. L’ispirazione del disco gli era venuta durante un trip di 10 ore, scatenato dall’avere ingurgitato dell’acido.
    Per scrivere le musiche di Misplaced Childhood il gruppo si trasferì ad inizio 1985 in una villa della campagna inglese, precisamente Barwell Court, vicino a Chessington e spese diverse settimane per sviluppare il nuovo materiale.
    Dopo questa prima fase la EMI decise di assegnare il ruolo di produttore del nuovo disco a Chris Kimsey, che già aveva lavorato con i Rolling Stones, e che in quel periodo aveva una grande predilizione per lavorare ai famosi Hansa Studios di Berlino.
    Fu così che i Marillion andarono a Berlino, una città molto vitale, che rappresentava l’avamposto occidentale al confine con la Germania comunista, per registrare negli stessi studi in cui David Bowie aveva creato la sua famosa trilogia e che si trovavano a soli 100 metri dal famoso muro.
    Ad aiutare Kimsey nelle sessioni di registrazione fu chiamato un fonico locale ,Thomas Stiehler, e fu chiaro fin da subito che lo studio, nonostante il suo fascino ed il fantastico suono delle sale ripresa, godesse di pochissima manutenzione.
    Il banco di missaggio, un vecchio Neve, infatti malfunzionava dopo che i Killing Joke, sempre prodotti da Kimsey poche settimane prima, avevano ‘sparato’ con un estintore su di esso.
    Immaginate cosa possa essere successo alla circuitazione interna di quel Neve…
    Dal punto di vista dell’attrezzatura usata sappiamo che la voce di Fish fu registrata con un Neumann U87 e compressa con un Urei 1176 e nessun altro dettaglio tecnico riguardo a quelle sessioni.
    Comunque, difficoltà tecniche a parte, i lavori procedettero abbastanza spediti, anche perchè la filosofia di Kimsey era quella di fare registrare il gruppo tutto assieme, in presa diretta e limitare le sovraincisioni al minimo. Un altro grande merito riconosciuto al produttore dagli stessi Marillion è quello di avere saputo organizzare tutte le frammentarie idee musicali del gruppo in maniera ordinata e organica: i passaggi da un pezzo all’altro sono tutti molto fluidi e coerenti anche dal punto di vista del suono.
    Il disco produsse anche un singolo da classifica, Kaylegh che spopolò soprattutto in Europa e che divenne il più grande successo del progressive dai tempi di The Wall dei Pink Floyd.