• 23Sep

    Quando a metà degli anni ’80 i Duran Duran raggiunsero l’apice della loro carriera ed una notorietà internazionale furono spesso definiti ingiustamente come una band che si occupava più del look che dei contenuti musicali, insomma quasi una boy band ante litteram. Quanto sbagliato fosse quel giudizio lo sta a dimostrare una trentennale carriera che li ha riportati anche recentemente alla ribalta, infatti in realtà i membri del gruppo sono validi musicisti, artisti in grado di rinnovarsi con personalità, ma anche con una coerenza che spesso altri loro colleghi non hanno dimostrato.
    I leaders del movimento New Romantic, che derivava da una costola della new wave, nel 1983 incisero l’album Seven And The Ragged Tiger con costi spaventosi per l’epoca (mezzo milione di sterline), e tempi di lavorazione in studio di registrazione che superarono gli 8 mesi.
    A co-produrre il disco fu chiamato Ian Little, che aveva in precedenza lavorato con i Roxy Music e che fu messo alla prova con un remix di Rio, dall album precedente. In pratica i Duran chiesero al produttore di remixare la canzone Rio, per vedere che tipo di suono ne sarebbe uscito e Ian Little passò la prova, ottenendo così la produzione di Seven And The Ragged Tiger. Il suo approccio al mix era stato completamente diverso dalla versione originale che metteva l’accento sull’armonia e su un suono molto,ed infatti Little aveva messo in primo piano le ritmiche ed i suoni più aggressivi.
    Una sorta di rivoluzione che conquistò tutti i membri della band e che li fece svoltare verso un suono più ‘dance’.
    Le registrazioni cominciarono nel marzo del 1983 in uno studio mobile nel sud della Francia, regione che quando i budgets permettevano, spesso le band inglesi sembravano favorire alla fredda ed umida Gran Bretagna.
    Ian Little potè utilizzare una console della API assieme a 3 registratori 3M M79 da due pollici ed a classici monitors Tannoy Red.
    Inoltre furono portati in terra francese anche molte attrezzature di prim’ordine come gates della Drawmer, unità eco della AMS delays, riverberi della Lexicon reverbs ed un Harmonizer della Eventide.
    Anche dal punto di vista dei microfoni lo studio mobile permetteva ottime scelte: Little potè utilizzare un Neumann U87 per la voce di Simon Le Bon, un AKG 414 che utilizzò all’interno della cassa della batteria accoppiato con uno Shure SM57 all’esterno, un AKG 451 sopra al rullante ed alcuni microfoni PZM da usare sia come panoramici sia per riprendere l’ambiente.
    La band arrivò in Francia senza alcuna idea per le canzoni, che furono scritte assieme al produttore, partendo da idee che nascevano da jam sessions e che venivano poi raffinate fino a diventare pezzi completi.
    E’curioso leggere come la canzone ‘Union of the snake‘ sia stata ispirata da ‘Let’s dance‘ di David Bowie, da cui i membri della band hanno estratto il pattern ritmico della cassa. Da questo si capisce come il processo creativo dei Duran Duran non prevedesse un songwriter ma un approccio di gruppo, si partiva da una idea collettiva e Simon Le Bon vi costruiva una melodia sopra.
    Dopo 3 mesi nel sud della Francia il gruppo si spostò agli studi AIR Montserrat, dove si aggiunse anche il produttore Alex Sadkin, che aveva già laorato con Bob Marley, Joe Cocker ed i Talking Heads tra gli altri. Sadkin fu richiamato perchè Ian Little aveva a questo punto perso completamente obiettività sulle canzoni che erano state sviluppate nel primo periodo e la casa dicografica decise di affidarle ad un altro produttore.
    Ian Little continuò comunque a lavorare a Seven and the Ragged Tiger, in qualità quasi di sesto membro dei Duran, visto il forte legame che si era instaurato nel periodo ‘francese’.
    Tanto per non farsi mancare nulla, i missaggi furono svolti agli studi EMI 301 a Sydney, non senza una certa riluttanza della casa discografica che aveva visto il budget necessario per la produzione del disco crescere a dismisura nel corso dei mesi.
    L’etichetta sarà comunque ricambiata da un disco cne ottenne un successo internazionale e contribuì in maniera definitiva a lanciare i Duran Duran nell’olimpo delle bands più famose del mondo.