• 14Jan

    Una degli scogli più difficili da superare quando si comincia a farsi le ossa come fonici, o semplicemente a sperimentare con l’audio, è la comprensione dei compressori di dinamica.
    I compressori vengono spesso inclusi nella lista degli effetti, anche se in realtà a differenza di quelli classici (mi riferisco a Flanger, Chorus, Eco etc) processano il segnale in modo molto meno colorato, tanto che per orecchie non allenate spesso essi sembrano non modificare l’audio in alcun modo.
    Cosa fanno quindi questi macchinari che non hanno nessun effetto udibile? (perdonate la semplificazione)

    Ebbene per capirne l’enorme utilità, oserei dire l’indispensabilità in studio e durante le esibizioni dal vivo, bisogna considerare il loro nome per intero: ‘compressori di dinamica‘.
    Con una imprecisa semplificazione potremmo dire che l’estensione dinamica di un segnale è la differenza in volume tra il picco più alto ed il picco più basso di esso.
    Questa estensione, se troppo grande, può in alcuni casi compromettere la qualità dell’ascolto, per esempio immaginate questa situazione: state registrando una lezione universitaria, sistemate il registratore sulla cattedra ed il professore comincia a parlare.
    Succede però che dopo un oretta di discorso la voce del professore sia affaticata, abbia meno energia ed il suo volume sia  praticamente dimezzato.
    Tornate a casa e guardando la forma d’onda su un qualsiasi editor audio il fatto è evidenziato da una progressiva diminuzione delle sue dimensioni, ma ciò che ci interessa di più è che se ascoltiamo la registrazione della lezione, per poterla seguire dobbiamo progressivamente alzare il volume del nostro ascolto, perchè l’ultima parte dove il professore aveva perso la voce risulta troppo bassa per poter essere ascoltata ad un volume normale come la prima parte.
    Il tutto è abbastanza fastidioso, come risolvere il problema?

    Una prima soluzione potrebbe essere quella di usare un editor e creare una automazione per alzare il volume del suono tramite uno di quegli inviluppi (praticamente linee e punti che determinano i vari livelli di volume) presenti in ogni software che si rispetti. Ma di sicuro fare un editing del genere risulterebbe alquanto impreciso a meno che non ci dedichiate parecchio tempo, perchè la voce del professore non cambia di intensità in maniera regolare, e vi constringerebbe a controllarla dall’inizio alla fine. Insomma parecchio lavoro e spreco di tempo.
    Scartata la prima opzione, a questo punto la soluzione ideale e più rapida diventa l’utilizzo di un compressore di dinamica, infatti questa applicazione è una delle principali per cui queste macchine sono state inventate.
    Per fare in modo che tutte le parti del discorso abbiano lo stesso livello di suono, bisogna prendere come riferimento quella finale, dove il volume è minore che deve restare inalterata: quello sarà il nostro nuovo volume di riferimento.
    La parte dove invece il compressore dovrà agire sarà la prima, dove la voce era più forte, che dovrà essere ‘schiacciata‘ per così dire al livello dell’ultima.
    Un compressore, adeguatamente settato, sarà in grado di rendere uniforme il livello del suono del discorso del professore senza farci perdere tempo in complicate automazioni.
    Vedremo nel prossimo articolo come.