• 28Sep

    In contemporanea con l’ascesa popolare della cultura punk, nella seconda metà degli anni ’70 il fenomeno della disco music conquistava prima l’America e di seguito l’Europa. Si trattava di musica ‘leggera’ in tutti i sensi, senza ambizioni particolari se non quella di fare ballare e di offire qualche minuto di svago senza pensare a nulla.
    Attorno alle discoteche si sviluppò così anche una cultura popolare, che è rimasta immortalata in films come ‘La Febbre del Sabato Sera‘ che ha dato celebrità a John Travolta.
    Alcuni gruppi protagonisti dell’epoca in qualche modo sono riusciti a riassumere meglio di altri quella cultura popolare, come gli Abba e i Bee Gees.
    Nel 1977 questi ultimi cominciarono a lavorare alla colonna sonora del film ‘La Febbre del Sabato Sera’ agli studi Le Chateau di Parigi assieme ai co-produttori Karl Richardson e Albhy Galuten, partendo da una serie di canzoni che il leader Barry Gibb aveva in precedenza scritto.
    Lo studio Le Chateau si trovava all’interno di un castello del 1200 ed era lo stesso dove aveva già lavorato Elton John in precedenza, ma la band ed i fonici vi trovarono una brutta sorpresa: il proprietario aveva eseguito dei lavori ed aveva reso inutilizzabile l’impianto elettrico. Furono gli stessi Richardson e Albhy Galuten a doverlo ripristinare.
    Il primo pezzo su cui cominciarono a lavorare fu ‘Night Fever‘, ma una volta spedita all’etichetta in America, la canzone ebbe un tiepido riscontro dai responsabili del film che volevano qualcosa di più ‘deciso’ ed ‘epico’.
    Il secondo pezzo fu proprio “Stayin’ Alive“, che invece piacque immediatamente ma la cui lavorazione fu molto particolare. Infatti il batterista Dennis Bryon dovette ritornare in Inghilterra per la morte improvvisa del padre, lasciando così scoperto quel ruolo.
    Messi alle strette Richardson e Galuten dovettero inventarsi una soluzione particolare per le ritmiche, in un epoca in cui non esistevano ancora ne drum machines ne campionatori, e decisero di usare due battute della registrazione di batteria di “Night Fever” e ripeterle in loop, usando il varispeed del registratore a bobina per cambiarne il tempo.
    Per creare il loop dovettero riversare la batteria su bobina da mezzo pollice, che alla fine misurava in totale circa 7 metri. Fu perciò approntato un percorso per il nastro che correva tra aste microfoniche sulle quali furono montate bobine vuote, in questo modo appena finite le due battute il nastro tornava all’inizio, in un ciclo infinito…così andavano le cose prima dei campionatori!
    La cosa incredibile è che quello stesso loop fu poi utilizzato anche in altre due canzoni di successo come “More than a Woman” sempre dei Bee Gees, e “Woman in Love” di Barbra Streisand.
    Ritornando a Staying Alive, sopra al loop di batteria Barry Gibb registrò una chitarra acustica e la guida della voce, e Maurice Gibb la parte di basso, in direct input sulla console.
    A seguito il pianista Blue Weaver aggiunse le parti di piano elettrico ed il sintetizzatore ARP.
    Infine le voci: partendo dai cori cantati dai tre fratelli insieme e registrati con un Neumann U67 e compressi con un UREI 1176, per terminare con le parti soliste.
    Una volta terminate le registrazioni Karl Richardson e Albhy Galuten volarono a Los Angeles per il missaggio che fu realizzato presso gli studi Criteria che avevano una delle prime console MCI con automazione, mentre il mastering fu eseguito agli studi Capitol.