• 23Nov


    Anche se in Italia non sono molto famosi, nel Regno Unito gli Elbow vantano fans di lusso come i Coldplay, i Radiohead e gli Arctic Monkeys, ed una lunga carriera nel mondo discografico cominciata nei primi anni ’90. Grazie alla vittoria dei Mercury Music Prize nel 2008 con il disco The Seldom Seen Kid comunque la band di Manchester sembra essere in grado di raggiungere quella popolarità internazionale che sicuramente meritano.
    Proprio questo disco ha visto un importante cambiamento nel modo di lavorare della band, che ha deciso di autoprodursi e di seguire direttamente anche le registrazioni da un punto di vista tecnico, senza avvalersi di fonici esterni.
    Come abbiamo già sottolineato in passato siamo piuttosto scettici riguardo a questo approccio, ma il caso degli Elbow sembra essere invece uno dei pochi in cui esso ha funzionato, anche perchè il tastierista della band Craig Potter è un fonico a tutti gli effetti.
    Questo approccio ha portato i tempi di realizzazione del disco a dilatarsi molto, infatti per terminare The Seldom Seen Kid ci sono voluti due anni, non esattamente un lavoro d’istinto.
    La base operativa della band sono i loro studi Blueprint di Manchester, che a parte qualche preamplificatore e qualche microfono, sono totalmente digitali: niente banco di missaggio, ma solamente un computer con Pro Tools installato.
    Anche il metodo compositivo e di arrangiare degli Elbow ruota tutto attorno al computer, infatti essi sviluppano le loro idee di arrangiamento aggiungendo o togliendo suoni e strumenti ‘al volo’, provando diverse soluzioni prima di decidere quale utilizzare. Un approccio molto diverso da quello tradizionale di suonare prima tutti insieme e di registrare solamente in seconda battuta, ma questo metodo è sembrato funzionare bene, almeno per loro.
    Uno degli aspetti più interessanti, da cui traspare l’esperienza di Craig Potter come fonico, è l’utilizzo che nelle registrazioni è stato fatto della grande sala ripresa del Blueprint.
    La stanza è di grandi dimensioni e dotata di una buona acustica, quindi moltissimi strumenti sono stati registrati a distanza, con microfoni d’ambiente, per renderli più vivi e dare al loro suono un impronta originale.
    Per quanto riguarda i microfoni utilizzati, la voce di Guy Garvey è stata ripresa il più delle volte con un Neumann U87, ma in alcuni casi con un AKG 414 oppure con uno Shure SM58.
    La batteria invece con un AKG d112 sulla cassa, shure SM57 sul rullante, AKG 414 come panoramici ed il Neumann U87 come microfono di sala.
    Dal punto di vista della batteria Potter sottolinea l’importanza dell’ambiente e di sperimentare con esso, piazzando microfoni un pò ovunque e ascoltando con attenzione i cambiamenti nel suono che tali spostamenti producevano.
    In un paio di canzoni la batteria stata addirittura posizionata nella tromba delle scale, come nelle classiche registrazioni di Bonham dei Led Zeppelin.
    A provare che Craig Potter non è un fonico inesperto sono i missaggi del disco, da lui interamente eseguiti, e che hanno guadagnato alla band di Manchester il Mercury Music Prize.