• 07Sep

    La fine degli anni ‘70 fu un epoca di grande ispirazione per David Bowie che in quel periodo creo’ la famosa ‘trilogia di Berlino‘, tre dischi che entreranno a fare parte della storia del rock grazie alla loro visionaria creativita’ ed alla cupezza delle atmosfere che ispirera’ i musicisti delle generazioni a venire. Non a caso nel registrare dischi come Achtung Baby e Zooropa gli U2 citano proprio quel periodo Bowiano come pietra angolare, ma di esempi di gruppi che eleggono la trilogia di Berlino a musa ispiratrice ce ne sono molti, cominciando con i Depeche Mode e continuando con Nine Inch Nails.
    Heroes e’ spesso considerato l’apice di quel periodo ed e’ il risultato di una perfetta intesa tra tutti coloro che parteciparono alla sua lavorazione, a partire dal fonico Toni Visconti, spesso visto da Bowie come un vero e proprio produttore fino a Brian Eno, il vero produttore, che pero’ non prese parte a tutta la lavorazione del disco.
    Le registrazioni si svolsero all’Hansa studio di Berlino, dotato di una sala ripresa mastodontica in grado di contenere una orchestra di 150 elementi, costruita ai tempi del nazismo e con un’acustica naturale tra le migliori al mondo. Visconti spesso la utilizzera’ come vera e propria mandata riverbero, facendo suonare alcuni amplificatori all’interno di essa e microfonandoli da distante in modo da creare un effetto spaziale assolutamente naturale.
    Bowie e Visconti si conoscevano da molti anni ed avevano un affiatamento che in quel periodo sfociava nell’amicizia, infatti secondo quanto detto dallo stesso Visconti, registare Heroes rappresento’ una vera e propria full immersion, una esperienza a tutto tondo in cui i due sperimentarono la vita notturna di Berlino a tutto tondo.
    Anche per quanto riguarda gli strumentisti Bowie volle andare sul sicuro e chiamo’ i fidi Carlos Alomar alla chitarra, George Murray al basso e Dennis Davis alla batteria, con cui gia’ collaborava dai tempi di Station to Station.  Quasi sempre Bowie arrivava in studio con un suo embrione di canzone, una serie di accordi ed una melodia, ed in breve tempo i tre musicisti lavoravano sull’arrangiamento, arricchendolo con intuizioni che derivavano da quello che Bowie si aspettava dalla canzone come per esempio ‘un atmosfera triste’ oppure ‘una canzone allegra’.
    Nel modo di comporre di David Bowie i testi arrivavano sempre molto dopo rispetto alla parte musicale, addirittura alcuni testi di Heroes furono scritti solamente una manciata di ore prima di registrare le parti vocali definitive.
    La canzone che da titolo a tutto il disco, Heroes, si avvalse della chitarra di uno dei piu’ innovativi musicisti dell’epoca ossia di Robert Fripp ed  anche di una parte di piano suonata dallo stesso Bowie.
    Proprio la chitarra di Fripp con quel suono lamentoso caratterizza in maniera fondamentale tutta l’atmosfera della canzone: tutti coloro che hanno suonato il pezzo successivamente dal vivo hanno utilizzato un E-bow, ma in realta’ quello e’ soltanto un feedback controllato in maniera incredibilmente precisa, seguendo una tecnica inventata dallo stesso Fripp. La tecnica era basata sulla distanza della chitarra rispetto all’amplificatore ed alla risonanza che questa distanza innescava, creando cosi’ un feedback perfettamente gestibile per creare armonie: probabilmente Fripp e’ l’unico in grado di riprodurla a comando, tutti gli altri ricorrono all’E-bow.
    Uno dei dettagli tecnici piu’ interessanti riguardo alla registrazione di Heroes e’ dovuto al limitato numero di tracce disponibili, che obbligava Visconti a registrare in maniera ‘creativa’, cosi’ per esempio e’ interessantissimo scoprire come la voce di David Bowie fu ripresa con un Neumann U47, assieme ad altri due Neumann U87 disposti rispettivamente a 5 metri ed in fondo alla enorme sala ripresa dello studio Hansa. Ai due microfoni distanti furono applicati due gates che venivano innescati con soglie diverse, in modo da registrare attivamente soltanto quando il primo microfono, quello vicino, raggiungeva un certo volume. In questo modo soltanto quando la voce raggiungeva quel certo volume i gates venivano aperti, ed una traccia riverberata di ambiente veniva aggiunta alla registrazione. Insomma una sorta di riverbero naturale che veniva innescato soltanto quando Bowie gridava e che si puo’ notare chiaramente nelle parti piu’ potenti della canzone.
    Un altro dettaglio interessante di Heroes e’ il livello molto basso della grancassa nel mix finale, assolutamente voluto e ricercato dallo stesso Visconti, che in qualche modo sentiva la cassa della batteria come un elemento che sottraeva energia al mix finale, piuttosto che aggiungerne, di li la scelta di nasconderla.