• 15May

    Quando si pensa al rock americano degli anni ‘80 uno dei primi nomi a spuntare fuori è quello di Bryan Adams, che riuscì poi a fare continuare il suo momento fortunato anche a cavallo degli anni ‘90 e nel nuovo millennio.
    Una delle componenti più importanti del successo dell’artista canadese, canzoni a parte, è quello del suono molto epico e ‘big’ che i suoi dischi avevano, e dietro a quel suono c’è la figura quasi mitologica che si chiama Bob Clearmountain.
    Clearmountain è la mente che orchestra sia ‘Cuts like a Knife’ del 1983 che ‘Reckless‘ del 1984, dischi che portano ad Adams il successo internazionale, ed era all’epoca una sorta di re Mida della discografia, ricercato da personaggi del calibro di Springsteen, Bowie e dai Rolling Stones solo per citarne alcuni.
    I classici Summer of ‘69, Heaven, Straight from the Heart e tutti i singoli estratti da quei due album sono letteralmente ‘farina del suo sacco’ dal punto di vista delle soluzioni sonore ma spesso anche degli arrangiamenti.
    Si potrebbe pensare che Clearmountain celi chissà quale segreta formula di produzione e che non voglia rivelare le sue tecniche al mondo, ma in realtà andandosi a leggere molte interviste del passato si scopre che si tratta di una persona tutt’altro che riservata e che moltissimi dettagli del suo modo di lavorare sono stati svelati al pubblico.
    Il suo suono tipico di batteria, definito ‘big and loud’ deriva da una classica microfonatura con AKG D12 su cassa, SHURE SM57 su rullante, AKG 451 sul charleston, Sennheiser 421 sui Toms ed una coppia di Neumann U87 per le riprese d’ambiente. Come lui stesso precisa sono proprio i microfoni d’ambiente che, se posizionati in maniera corretta, contribuiscono in maniera determinante, anche se l’ambiente non è l’ideale.
    A tal proposito lo si sente spesso dichiarare che con un pò di creatività si possono ottenere buoni risultati ovunque, per esempio durante le registrazioni dell’album Reckless la sala ripresa dello studio Little Mountain di Vancouver presentava, nonostante le grandi dimensioni, una acustica molto ’stoppata’e senza riverberazioni che rendeva difficili le riprese d’ambiente.
    Clearmountain a quel punto non si fece problemi a posizionare i microfoni anche nell’enorme garage adiacente lo studio, e che con esso comunicava tramite una porta che fu lasciata aperta. Ecco come venne registrata una enorme riverberazione naturale in uno studio che era stato progettato per non averne, come tutti i tipici studi di registrazione costruiti negli anni ‘70.
    Ancora una volta scopriamo che i musicisti chiamati per registrare il disco suonarono tutti assieme nella grande sala ripresa con strumentazioni tipiche del rock classico.
    Le chitarre Fender Telecaster suonate su amplificatori Marshall vennero registrate con microfoni Shure SM57 a pochi centimetri dai coni, l’organo Hammond B3 con tanto di Leslie venne microfonato con 2 Neumann U87 mentre il basso, suonato su un Ampeg SVT, venne registrato con una uscita diretta.
    I missaggi, assieme alle registrazioni della voce di Bryan Adams, si svolsero allo studio Power Station di New York, forse il più famoso studio in attività all’epoca, dove Clearmountain utilizzò una console SSL.
    Le parti vocali di Adams furono riprese quasi sempre con un Neumann U87, ma alcune volte fu utilizzato anche uno Shure SM58.
    Bob Clearmountain ricorda come spesso Bryan Adams tendesse a cantare ‘in anticipo’ sul tempo della musica e che secondo lui questa caratteristica forniva una grande urgenza ed intensità alle canzoni, che non avrebbero avuto se avesse cantato perfettamente a tempo.
    Riguardo ad una canzone in particolare, Run To You dell’album Reckless, egli a distanza di tempo rimpiange alcune decisioni prese durante il missaggio come l’avere esagerato sia con l’effetto eco sulla voce di Adams, sia con il volume del basso. In particolare quest’ultimo sarebbe responsabile di danneggiare la dinamica del pezzo quando viene suonato in radio: il basso entra infatti subito dopo una introduzione di sola chitarra e fa scattare il compressore che le stazioni radio utilizzano sul loro segnale, rendendo quella parte di canzone ’schiacciata’ e poco dinamica.
    Insomma anziche sentire che il pezzo acquisisce in potenza si percepisce che il pezzo viene in qualche ‘controllato’. Noi non ce n’eravamo accorti, ma se lo dice Clearmountain…