• 30Nov

    Nel 1973 Bob Marley era già un icona della musica reggae, e godeva della stessa fama delle grandi rock stars come i Rolling Stones o i Led Zeppelin, niente male per un musicista partito dalla poverissima città Giamaicana di Kingston per esportare i ritmi etnici così tipici della musica folk locale.
    Un punto di arrivo che sembrava impossibile anche solo da sognare dieci anni prima, ma che con una fulminante ascesa ha portato Marley, assieme alla sua band The Wailers, sotto all’attenzione del pubblico di tutto il mondo.
    Il disco Burning, che arriverà ai primi posti delle classifiche di vendita americane ed inglesi,  venne registrato per la maggior parte a Kingston, nello studio di registrazione privato di Marley, il Tuff Gong.
    Il tecnico del suono di quelle prime sessioni era ‘Scratch’ Perry, che utilizzò un registratore a 8 tracce, di cui una non funzionava (precisamente la traccia numero 6!), così suddivise: cassa della batteria, panoramico della batteria, basso, hammond, chitarra e due tracce vocali.
    I nastri registrati in Giamaica furono poi portati in Inghilterra, negli studi di registrazione della etichetta Island a Basing Street a Londra.
    All’epoca a Basing Street c’era un mixer Helios a 16 tracce, che a detta dei fonici coinvolti nel lavoro successivo,  Phill Brown e Tony Platt, era una splendida macchina.
    I due, assieme al produttore Chris Blackwell, continuarono a lavorare assieme a Bob Marley ed ai musicisti sui nastri giamaicani, aggiungendo qualche altro strumento, ma sempre cercando di rispettare il feeling originale di quello che era stato registrato a Kingston.
    Importantissima in quel periodo era la figura di Blackwell, uno dei più importanti produttori di reggae, che contribuì a sdoganare il genere musicale per il pubblico europeo ed americano, smussandone gli aspetti meno accettabili. Un esempio in questo senso e la tecnica di velocizzare le tracce tramite il varispeed del registratore analogico: in questo modo la cadenza naturale troppo lenta della musica reggae diventava molto più accettabile da parte del pubblico.
    La canzone ‘I Shot the Sheriff‘ è probabilmente la più famosa del disco, e le sue parti vocali furono ri-registrate a Basing Street con un microfono Neumann U87. Al seguito furono aggiunti i cori, parti di Hammond e parti di chitarra.
    Il missaggio di tutto il disco richiese meno di quattro giorni, con una media di 3 canzoni al giorno ed una attenzione generale al suono di insieme ed al feeling delle canzoni più che ai dettagli tecnici. Nonostante ciò, a distanza di molti anni quelle canzoni e quei missaggi hanno ancora una onestà ed una naturalezza che li rende classici punti di riferimento per il genere, ma anche in senso più ampio.