• 26Oct

    Da alcune interviste rilasciate da Chris Shaw, il fonico che ha assistito Dylan negli ultimi anni in dischi importanti come Love And Theft e Time Out Of Mind, scopriamo quale sia l’approccio del cantautore in studio di registrazione, basato sulla filosofia del ‘tutto e subito’.
    Dylan negli ultimi anni ha deciso di autoprodursi, rinunciando alla figura del produttore artistico ed avvalendosi invece solamente di un fonici, tra i quali appunto figura molto spesso Shaw.
    Chris Shaw aveva in precedenza lavorato con Jeff Buckley, ma l’artista di Duluth non lo volle con se per questo, egli era infatti rimasto impressionato dal fatto che Shaw aveva registrato i Public Enemy, di cui è un grande ammiratore.
    Nonostante Dylan si possa tranquillamente definire un tradizionalista dal punto di vista dei suoni egli ama anche sperimentare in studio, soprattutto cercando di ricreare le sonorità di vecchi dischi che adora, e per questo cercava una persona che non avesse preconcetti, ma che avesse l’elasticità necessaria per provare nuove idee e lavorare in fretta.
    Il primo approccio dei due fu per registrare ‘Things Have Changed‘, che fu realizzata in una giornata al termine della quale Shaw creò quello che credeva essere un ‘rough mix’ (un mix veloce ed approssimativo per capire se le registrazioni andassero bene). Dylan all’ultimo momento alzò il cursore dello shaker (il tamburello di accompagnamento) di oltre 10db sul mixer e disse che il missaggio ora funzionava e decise che quello sarebbe finito sul disco.
    Ecco cosa vuole dire lavorare ad un disco di Dylan: accettare che lui metta mano su qualsiasi parte della produzione e della registrazione senza alcun limite, ed essere pronti ad adattarsi ed a lavorare con estrema velocità.
    Anche valutando questi aspetti Shaw descrive comunque in maniera estremamente positiva l’attitudine dell’artista in sala di registrazione, e sottolinea come egli non sia quell’orso che a volte altri fonici/produttori hanno definito. Semplicemente Dylan sa esattamente cosa vuole e finchè non lo ottiene non è contento.
    Per le registrazioni di ‘Love and theft‘ per esempio furono utilizzati session men di grande talento come Charlie Sexton, Larry Campbell, David Kemper, Tony Garnier,e Augie Meyers all’organo. Tutti musicisti di consolidata esperienza e che ben sapevano che lavorare col celebre cantante avrebbe significato mettersi a disposizione della sua voce. Gli strumenti hanno infatti poco spazio nell’arrangiamento, perchè Bob Dylan non vuole che le sua voce entri in competizione con nessun’altro suono.

    Il suo metodo di lavoro è sempre quello di catturare l’attimo, e per lui la registrazione di un pezzo deve essere una evento unico, basato sul feeling del momento. Proprio per questo ama stravolgere le sue canzoni, infatti di molti suoi classici esistono svariate versioni che esegue dal vivo in maniera completamente diversa dal disco.
    Dal suo punto di vista se una canzone non viene registrata in un giorno allora c’è qualcosa di sbagliato con la canzone stessa, con i musicisti oppure con lo studio e il fonico: le dodici canzoni di ‘Love and Theftì furono registrate in dodici giorni.
    Una delle particolarità di quel disco fu che il cantante non volle assolutamente indossare cuffie per le registrazioni delle parti vocali. L’unica soluzione che accettò fu di schierare tutto il gruppo alle sue spalle, fare indossare le cuffie ai musicisti, e cantare su ciò che suonavano i musicisti. Alquanto contorto e problematico per un fonico, soprattutto se consideriamo i rientri degli strumenti nel microfono del cantante.
    In generale le sessioni di registrazione di Dylan sono imprevedibili, perchè egli cambia le canzoni in continuazione, e decide di cambiare tonalità e velocità dei pezzi in tempo reale, semplicemente comunicandolo ai musicisti che devono essere pronti ad eseguirle.
    Lo stesso vale anche per gli strumenti utilizzati, così all’improvviso il folksinger può decidere di cambiare le chitarre acustiche con le elettriche, o di inserire un organo od un piano, ed il nuovo setup dei microfoni deve essere pronto in tempi brevissimi.

    Dicevamo dell’approccio al suono tradizionale di Dylan, che adora il suono dei vecchi dischi di Muddy Waters e vorrebbe poter utilizzare idealmente un unico microfono per tutti gli strumenti e la sua voce. Questa concezione non gli ha tuttavia impedito di apprezzare le nuove tecnologie di registrazione, infatti il disco ‘Love and theft’ per la prima volta nella sua carriera viene interamente registrato in digitale con Pro Tools e non su bobina.
    A convincerlo al passaggio al digitale fu la possibilità di cambiare facilmente le strutture delle canzoni, per esempio invertendo le strofe, operazione che in digitale si può eseguire in pochi secondi mentre in analogico richiede molto più tempo… insomma molto tradizionale ma anche imprevedibile e rispettoso delle nuove tecnologie.