• 10Dec

    Nel 2008 è uscito un bellissimo DVD che racconta un concerto dei Rolling Stones del 2006, il film/documentario è stato girato da Martin Scorsese, mentre a gestire l’audio è stato chiamato uno dei nomi più importanti nel mondo dei tecnici del suono: Bob Clearmountain.
    Shine a Light è stato registrato al grand old Beacon Theatre di New York il primo novembre 2006, e tutto il processo di post-produzione ha impegnato Clearmountain per oltre un anno e mezzo, soprattutto per le precise richieste di Scorsese, che si è intestardito in un approccio al suono totalmente nuovo. Il regista infatti ha preteso che la prospettiva sonora corrisponda sempre a quella della telecamera, ed in termini di missaggio questo significa che se per esempio viene inquadrata una chitarra allora essa dovrà essere posta in rilievo rispetto agli altri strumenti.
    Una bella sfida anche per una vecchia volpe come Clearmountain, che gli ha richiesto parecchio lavoro extra, anche perchè i missaggi sono stati eseguiti in maniera diversa per ogni supporto su cui devono essere riprodotti (Cinema, Dvd Stereo, Dvd Surround, Stereo classico etc): in totale 15 versioni del concerto.
    Le registrazioni di Shine a Light furono eseguire totalmente in digitale, mentre la scelta dei microfoni riflette le ovvie esigenze di una esibizione dal vivo con una forte preponderanza di microfoni dinamici: uno Shure SM57 sul rullante, un Beyer M88 sulla cassa, uno Shure SM58 wireless per la voce, Shure SM57 per le chitarre ed il basso. Gli unici microfoni a condensatore furono utilizzati per registrare i suoni di ambiente, sul palco, ma anche della folla del concerto.
    La prima scelta di Clearmountain fu di mixare le canzoni in analogico col suo banco SSL G+, usando Pro Tools semplicemente come un registratore, e molto outboard per processare le tracce: in particolare rivela di avere utilizzato compressori Urei 1178, Distressor, Urei LA3A ed equalizzatori Pultec EQP 1A3.
    Ma per le versioni in 5.1 e per molti altri formati il fonico dovette recarsi in studi specializzati, con sistemi di monitoraggio diversi, dovendo quindi ogni volta ripartire da capo.
    Come abbiamo già detto la grande sfida di questi missaggi è stata quella di fare in modo che il suono seguisse sempre la prospettiva della telecamera, in modo da inserire lo spettatore fisicamente nel luogo dove l’evento era successo con il realismo più assoluto.
    Ed in questo la missione può dirsi sicuramente riuscita!