• 20May

    Una delle questioni più importanti che riguardano la compressione del segnale audio è quando applicarla, nel momento della registrazione oppure in seguito durante il missaggio?.
    Al riguardo vi ricordiamo fin da subito che una riduzione delle dinamica applicata ad un segnale NON è reversibile, cioè una volta ‘stampata’ sul segnale non può più essere rimossa. Questo già pone un grosso limite alla compressione applicata durante la registrazione, rendendola rischiosa se per caso il suo effetto fosse eccessivo e non gradito nelle fasi successive.
    D’altro canto esiste una esigenza reale di controllare i picchi di volume che, se estremi possono anche portare in distorsione la catena di registrazione audio.
    Per questo il consiglio generale è quello di usare sempre un compressore/limiter durante la fase di registrazione, ma in modo che esso sia innescato solamente dai picchi più estremi del segnale, in modo da ottenere una traccia che sia dinamicamente quasi trasparente ma che non rischi di andare in distorsione. Insomma basta andarci piano e comprimere solamente quando si è vicini a distorcere, settando una soglia di compressione molto alta e lasciando inalterato il segnale al di sotto di essa.
    Questo dal punto di vista puramente tecnico, dal punto di vista ‘artistico‘ o di scelta timbrica invece, se si conosce già il tipo di suono che si vuole ottenere e non si hanno dubbi allora si può anche calcare la mano fin dall’inizio con la compressione.
    Da questo punto di vista la riduzione di dinamica diventa un effetto applicato sul suono per modificarne la timbrica, e la soluzione migliore è imprimerlo il prima possibile, magari con strumentazione analogica, in modo da risparmiare tempo nelle fasi successive.