• 17Apr

    Ci sono tecnici del suono che legano buona parte della loro carriera ad un artista o ad un gruppo, ed il caso di Andy Jackson e dei Pink Floyd è uno di questi, visto che per tutti gli anni ’80 ed i ’90 il fonico inglese è stato il punto di riferimento in studio di registrazione sia per il gruppo che per i progetti solisti di Roger Waters e David Gilmour.
    Il primo approccio con la band Jackson lo ebbe nei primi anni ’80, periodo in cui faceva da assistente a James Guthrie, il fonico che aveva registrato The Wall, ed il primo vero conivolgimento fu per le sessioni di remixaggio proprio di The Wall per la versione cinematografica.
    Il lavoro fu abbastanza lungo, oltre 5 mesi, e vista la sua mole Guthrie demandò parecchie incombenze allo stesso Jackson che si guadagnò sul campo la fiducia del gruppo e di tutto il team di produttori.
    Oltre ai remix furono necessarie anche nuove registrazioni, che si svolsero ai Pinewood Studios di Londra e che videro a dirigere l’opera Roger Waters, il disegnatore Gerald Scarfe  ed il regista Alan Parker. A detta di molti non furono sempre rose e fiori, specialmente tra Waters e Alan Parker o quando si trattò di registrare la voce di Bob Geldof per la canzone ‘In the flesh’.
    Jackson comunque conosceva già Geldof, che era anche il protagonista del film, perchè aveva mixato in precedenza “I Don’t Like Mondays” dei Boomtown Rats e questo aiutò nella gestione di un personaggio particolarmente turbolento.

    E’ molto interessante scoprire come molte delle canzoni che andranno a fare parte del prossimo album dei Pink Floyd, ‘The Final Cut‘ siano già in germoglio durante la lavorazione del film ‘The Wall’ tanto che Waters vorrebbe inserirne alcune come Bonus Tracks, vista anche l’attinenza dei temi trattati, come la guerra e l’isolamento.
    QUesto non succederà, ma le sessioni di registrazione del nuovo disco cominceranno molto presto, tanto da essere quasi un tutt’uno con le precedenti.
    Durante la produzione di ‘The Final Cut‘ si manifesta in maniera clamorosa la rottura di Waters col resto della band, specialmente con Gilmour: ognuno di loro lavora dal proprio studio casalingo per incontrarsi solamente quando importanti decisioni devono essere prese. Nel mezzo stava Andy Jackson, a bilanciare il tutto ed a fare in modo che i lavori procedessero regolarmente.
    Nonostante la tensione Jackson racconta un gustoso episodio durante la registrazione di ‘The Gunner’s Dream‘: la seconda strofa della canzone recita ‘Goodbye Max, Goodbye Ma’, ma originariamente doveva essere ‘Goodbye Ma, Goodbye Pa. After the service, when you’re walking to the car.’.
    Invece Roger Waters cambiò il testo dopo avere per scherzo cantato ‘Good-bye, Max; good-bye, Spike. After the service when you’re walking to your bike’, riferendosi ad i soprannomi Max e Spike che aveva dato al fonico James Guthrie ed all’arrangiatore/produttore Michael Kamen.
    In qualche modo ‘Max’ restò nella versione finale della canzone ed addirittura diventa un personaggio ricorrente nell’intero disco.

    Dopo ‘The Final Cut’ Andy Jackson continuerà a collaborare ai progetti solisti di Roger Waters (“The Pros and Cons of Hitch Hiking”) e David Gilmour (“About face”), fino al ritorno dei Floyd con ‘A Momentary Lapse of reason’, registrato nel nuovo studio di Gilmour approntato in una houseboat (case galleggianti, praticamente barconi adattati per viverci dentro).
    Per la prima volta venne parzialmente utilizzata la tecnologia digitale in registrazione, ma sia i musicisti sia Jackson non la gradirono particolarmente tanto che per l’album successivo “The Division Bell” ritorneranno decisamente all’analogico.

    A proposito di”Division Bell” una dei dettagli più interessanti svelati da Jackson riguarda l’origine del suono gracchiante con cui comincia la canzone “Cluster One“, la prima del disco.
    Si era agli albori di Internet ed il produttore Bob Ezrin scrisse su uno dei primi forum online che era alla ricerca di ‘rumori spaziali’. Gli rispose questo tizio che aveva registrato con una speciale antenna il suono del vento solare, in cima al Monte Washington: e questo è quello che si sente sul disco, un autentico rumore proveniente dallo spazio.