• 27May

    Nelle prime due parti di questo articolo ci siamo concentrati sullo strumento e sul chitarrista, adesso vediamo il lato più tecnico del lavoro in studio con alcuni consigli su come gestire il suono in se, dati per scontati gli accorgimenti considerati in precedenza.
    Lasciamo da parte per un attimo la chitarra acustica e consideriamo quella elettrica.
    Una delle tendenze che spesso abbiamo notato da parte di molti fonici è quella di cercare di spostare alla fase di missaggio un eventuale inserimento di effetti come delay, wha wha o distorsioni particolari, e questo dal punto di vista del fonico è positivo perchè lascia molte opzioni possibili per il mix.
    Ma dal punto di vista del brano e della interpretazione questa scelta in alcuni casi è controproduttiva, perchè per il chitarrista a volte la performance è in relazione diretta con il suono che sta producendo al momento. Il consiglio è di registrare due canali, uno pulito ed uno effettato, in modo da avere sia la libertà di poter cambiare il suono in mix, sia l’interpretazione originale così come è effettivamente ‘sentita’ dal chitarrista.
    Da questo punto di vista l’ideale sarebbe che il chitarrista suoni direttamente dalla regia, ed ascolti il suo suono direttamente dai monitors, anche se molti homestudio non possono permettersi il lusso di una regia separata ci sono sempre soluzioni alternative come posizionare l’amplificatore in una qualsiasi altra stanza (i bagni piastrellati funzionano a meraviglia con le chitarre!) o in un corridoio.
    Il fatto che il musicista possa sentire il suo suono attaverso gli ascolti da studio, magari già assieme agli altri strumenti del mix, aiuta anche lo stesso musicista a capire se eventuali timbriche funzionino o meno nell’arrangiamento e se certe soluzioni armoniche possano andare in conflitto con altri strumenti.