• 24Nov



    Se avete bisogno di un plugin gratuito per fare operazioni di Time Stretching, cioè di cambiare la velocità dell’audio, allora Scrubber fa al caso vostro. Oltre alla possibilità di fare cambiare il tempo a files esterni, è possibile anche cambiarne la tonalità, abbassandola e alzandola per adattare il suono alla nuova velocità.
    Il plugin è ancora in versione sperimentale, a breve lo sviluppatore ha promesso di metterne online una versione deifinitiva.

  • 23Nov


    Anche se in Italia non sono molto famosi, nel Regno Unito gli Elbow vantano fans di lusso come i Coldplay, i Radiohead e gli Arctic Monkeys, ed una lunga carriera nel mondo discografico cominciata nei primi anni ’90. Grazie alla vittoria dei Mercury Music Prize nel 2008 con il disco The Seldom Seen Kid comunque la band di Manchester sembra essere in grado di raggiungere quella popolarità internazionale che sicuramente meritano.
    Proprio questo disco ha visto un importante cambiamento nel modo di lavorare della band, che ha deciso di autoprodursi e di seguire direttamente anche le registrazioni da un punto di vista tecnico, senza avvalersi di fonici esterni.
    Come abbiamo già sottolineato in passato siamo piuttosto scettici riguardo a questo approccio, ma il caso degli Elbow sembra essere invece uno dei pochi in cui esso ha funzionato, anche perchè il tastierista della band Craig Potter è un fonico a tutti gli effetti.
    Questo approccio ha portato i tempi di realizzazione del disco a dilatarsi molto, infatti per terminare The Seldom Seen Kid ci sono voluti due anni, non esattamente un lavoro d’istinto.
    La base operativa della band sono i loro studi Blueprint di Manchester, che a parte qualche preamplificatore e qualche microfono, sono totalmente digitali: niente banco di missaggio, ma solamente un computer con Pro Tools installato.
    Anche il metodo compositivo e di arrangiare degli Elbow ruota tutto attorno al computer, infatti essi sviluppano le loro idee di arrangiamento aggiungendo o togliendo suoni e strumenti ‘al volo’, provando diverse soluzioni prima di decidere quale utilizzare. Un approccio molto diverso da quello tradizionale di suonare prima tutti insieme e di registrare solamente in seconda battuta, ma questo metodo è sembrato funzionare bene, almeno per loro.
    Uno degli aspetti più interessanti, da cui traspare l’esperienza di Craig Potter come fonico, è l’utilizzo che nelle registrazioni è stato fatto della grande sala ripresa del Blueprint.
    La stanza è di grandi dimensioni e dotata di una buona acustica, quindi moltissimi strumenti sono stati registrati a distanza, con microfoni d’ambiente, per renderli più vivi e dare al loro suono un impronta originale.
    Per quanto riguarda i microfoni utilizzati, la voce di Guy Garvey è stata ripresa il più delle volte con un Neumann U87, ma in alcuni casi con un AKG 414 oppure con uno Shure SM58.
    La batteria invece con un AKG d112 sulla cassa, shure SM57 sul rullante, AKG 414 come panoramici ed il Neumann U87 come microfono di sala.
    Dal punto di vista della batteria Potter sottolinea l’importanza dell’ambiente e di sperimentare con esso, piazzando microfoni un pò ovunque e ascoltando con attenzione i cambiamenti nel suono che tali spostamenti producevano.
    In un paio di canzoni la batteria stata addirittura posizionata nella tromba delle scale, come nelle classiche registrazioni di Bonham dei Led Zeppelin.
    A provare che Craig Potter non è un fonico inesperto sono i missaggi del disco, da lui interamente eseguiti, e che hanno guadagnato alla band di Manchester il Mercury Music Prize.

  • 20Nov

    Se nel vostro arrangiamento avete bisogno del suono di un violoncello i francesi della SoundKeys offrono il download gratuito di Cellofan, un plugin in formato Vst che se inserito nel giusto contesto può ricordare in maniera convincente il suono dello strumento che emula. Ovviamente questo tipo di suono è tanto più credibile quanto più lo si posiziona in maniera marginale nel missaggio, perchè manca di tutti i dettagli e le sfumature che un vero musicista con un vero strumento sa offrire. Nonostante ciò il plugin può risultare molto utile, specialmente nei casi in cui un violoncellista in carne ed ossa sia difficile da reperire.

  • 19Nov

    Suonare il Theremin non è semplice, così trovare musicisti in grado di padroneggiare questo affascinante strumento è alquanto raro. Cosa c’è di meglio, quindi di una simulazione software che ne permetta il controllo tramite una tastiera Midi? Vi vogliamo segnalare a tal proposito Who, prodotto da Krakli.
    Si tratta di uno strumento virtuale in formato VST ispirato dalla sigla della celebre serie Tv degli anni ’70 Doctor Who,basata proprio su una accattivante linea melodica di Theremin.
    Ma questo plugin va oltre al suono classico e permette di personalizzare in maniera precisa il timbro dello strumento, per ottenere effetti totalmente inaspettati. Lo consigliamo vivamente ai fanatici della emulazione di strumenti anni ’70.

  • 18Nov

    La canzone All Along the Watchtower, scritta da Bob Dylan, è probabilmente una delle più ‘coverizzate’ di tutta la storia della musica: ne esistono versioni degli U2, di Eric Clapton, di Neil Young, Randy California e molti altri. A decretarne lo status di classico partecipano in maniera eguale sia il suo testo, che raccoglie una insieme di immagini molto potenti e poetiche e con un evidente significato politico, sia la musica, basata su di una melodia semplicissima ed orecchiabile.
    Tra tutte le cover version però la più memorabile resta sicuramente quella di Jimi Hendrix, sferzata dal suo suono distorto e resa memorabile dai suoi soli di chitarra, al punto che lo stesso Dylan riprenderà l’arrangiamento di Hendrix durante i suoi concerti. Dylan arriverà addirittura a dire che ogni volta che esegue la canzone dal vivo gli sembra di fare un tributo a Jimi Hendrix.

    La registrazione avvenne nei famosi studi Olympic di Londra e furono eseguita dal fonico Eddie Kramer, che aveva lavorato già in precedenza con Hendrix, e supervisionate dal produttore Chas Chandler.
    Gli studi ospitavano un mixer della Helios ed un registratore a 4 tracce della Ampex ed uno dei loro punti di forza era il suono della sala ripresa, con un riverbero naturale molto vivo.
    All Along the Watchtower fu registrata durante le sessioni di Electric Ladyland, che cominciarono a Londra per poi terminare allo studio Record Plant e Kramer ricorda bene il setup microfonico utilizzato: l’amplificatore di Hendrix fu ripreso con due Neumann U67, mentre la batteria di Mitch Mitchell con una combinazione di Neumann U67 e AKG C12.
    Il basso non era stato inserito nel primo arrangiamento della canzone, che prevedeva addirittura due chitarre acustiche, ma ad un certo punto Hendrix decise di inserirne una parte suonata direttamente da lui, bypassando Noel Redding, il bassista ufficiale, che non la prese molto bene.
    A questo punto, pochi giorni dopo avere cominciato, le registrazioni furono spostate in America, al Record Plant, dove era possibile lavorare con un registratore a 12 tracce.
    Qui furono registrate tutte le parti vocali di Hendrix, usando un microfono Beyer M160, mentre il mix fu eseguito dallo stesso Kramer assieme al cantante stesso, sempre con la supervisione del produttore Chas Chandler.
    Dal punto di vista tecnico Kramer ricorda come avere una tecnologia superiore, a 12 e poi a 16 tracce, rese tutto molto più semplice, ma che in realtà le riprese originali fatte sul 4 tracce avessero una grande qualità e che finirono quasi per ‘mixarsi da se’. In realtà in quel disco, come in tutti quelli su cui il fonico operava all’epoca, ci furono tutta una serie di innovazioni dal punto di vista sonoro, come l’utilizzo di effetti flanger e delay in un modo che farà scuola negli anni successivi.

  • 17Nov

    Lo chiamano un sintetizzatore con steroidi e non fatichiamo a capire perchè: il Sonik Synth 2 della IK multimedia infatti ha una incredibile collezione di suoni di tutti i tipi, raccolti in oltre 8 giga. Ci sono oltre 5.800 suoni che vanno dai classici moog e piano rhodes a tutti i tipi di pads ed effetti che possiate immaginare. Insomma uno strumento veramente utile in studio di registrazione per produttori e musicisti. E’ possibile scaricare una versione demo del programma che dopo 10 giorni di pieno utilizzo riduce la polifonia a solamente 4 tasti. Il plugin è disponibile in tutti i formati principali.

  • 16Nov

    Anche se a prima vista può sembrare un tipico fenomeno pop commerciale la musica di Lily Allen offre spesso spunti che lasciano intuire una qualità più profonda, specialmente nei testi che non sono quasi mai banali, si veda per esempio la pesante invettiva di ‘Fuck You‘ contro il British National Party e contro Bush. Anche musicalmente in molti suoi brani è presente un elemento di ricerca inusuale nella musica pop da classifica, per il quale va accreditato il produttore Greg Kurstin, uno che riesce a lavorare con Ben Harper ed i Red Hot Chili Peppers nello stesso modo in cui collabora con Nelly Furtado e le All Saints. Insomma un tipo eclettico, con un background di studi di musica jazz che gli permette di interagire coi musicisti in maniera immediata anche nel momento della scrittura dei brani. Non sono moltissimi i produttori in grado di farlo.
    Kurstin aveva già collaborato in tre canzoni del primo disco della Allen, Alright Still, assieme a Mark Ronson e viene richiamato per produrre e co/scrivere interamente il nuovo It’s not me it’s you.

    Diciamo fin da subito che in questo disco c’è poco studio di registrazione in senso classico con una sala ripresa riempita di musicisti, e molto più homestudio. Infatti il disco è stato scritto e mixato quasi interamente ‘in the box’, cioè con un computer Mac su cui è installato il programma Logic.
    Le sessioni di registrazione si sono svolte in un cottage della campagna inglese dove i due sono rimasti per qualche settimana con un minimo indispensabile di attrezzatura: un preamplificatore Neve 1073, un compressore 1176, una Fender Telecaster, un basso Fender Precision, ed un microfono Neumann U87. Inoltre il produttore ha portato con se un numero imprecisato di tastiere e campionatori, sia vintage che moderne.
    Il metodo di lavoro, molto rapido ed istintivo, consisteva nel concentrarsi su una idea al giorno e cercare di terminarla, partendo dalla scrittura all’arrangiamento ed alla registrazione. Spesso Kurstein proponeva progressioni di accordi alla Allen, che vi improvvisava sopra melodie, come nel caso della canzone ‘The Fear‘ nata sopra ad un campionamento di chitarra proveniente da un vecchissimo synth: il glorioso 360 Systems.
    Le ritmiche del disco provengono tutte da campionatori e sintetizzatori, di cui il produttore ha una enorme libreria, e le loro timbriche venivano scelte al momento di registrare senza rimandare al momento del missaggio: idealmente Kurstein vorrebbe arrivare alla fine della registrazione con la canzone già mixata, soltanto con pochi dettagli da sistemare.
    E’ interessante notare come il missaggio delle canzoni sia stato effettuato interamente con i plugins di Logic 8, senza l’apporto esterno di nessun outboard, Greg Kurstein infatti sottolinea come tutto quello di cui egli abbia bisogno sia dentro al programma.
    Inizialmente alcuni mix furono affidati ad un altro fonico, Spike Stent, che diede alle canzoni una dinamica e dei colori molto forti rispetto a ciò che il produttore aveva creato durante le registrazioni. Per Kurstein sentire come Stent aveva trattato il suo materiale fu una vera esperienza educativa, tanto che decise di provare a remixare lui stesso tutte le canzoni seguendo

  • 13Nov

    Abbiamo già parlato di Reaper e delle sue enormi possibilità in passato, ma se siete troppo legati al vostro software musicale tradizionale sappiate che è possibile importare alcuni degli ottimi plugins che Reaper offre in formato VST.
    I programmatori della Cockos infatti permettono di scaricare gratuitamente una suite di plugins VST che comprende anche il Reacomp, uno dei compressori digitali più versatili mai creati.
    Reacomp offre tutti controlli di un compressore standard, compreso un settaggio di rilascio automatico, e reagisce in maniera molto musicale al suono, permettendo sia effetti di compressione molto sottile che enormi riduzioni di dinamica.
    Una caratteristca che da sola fa la differenza, e che non si trova in gran parte dei plugin di compressione, è l’auto make-up, che permette di livellare l’output in modo automatico in modo da isolare gli effetti del compressore e renderli facilmente identificabili.
    Un altro punto forte di Reacomp è la possibilità di miscelare al volo la quantità di segnale originale con quello compresso, direttamente dall’interfaccia del plugin, che risparmia a chi lo utilizza il routing necessario per ottenere la stessa cosa.
    Insomma Reacomp è vivamente consigliato per chi ha bisogno di uno strumento professionale, magari non di facilissimo utilizzo e regolazione, ma che permette un sofisticatissimo controllo sull’audio.

  • 12Nov

    La Kjaerhus audio nonostante il nome impronunciabile è ormai una realtà consolidata del software per studi di registrazione, e più precisamente nella realizzazione di plugins in formato VST.
    Molti di questi sono scaricabili gratuitamente dal sito web ufficiale dell’azienda, come per esempio Auto-Filter, che fa parte della Serie Classica e che propone un usabilissimo filtro dinamico a 4 poli modulabile tramite una serie di controlli molto semplici ed immediati.
    Effetti come auto wah-wah oppure aperture e chiusure del filtro basati su un oscillatore a bassa frequenza sono facilissimi da realizzare e richiedono soltanto pochi secondi per essere inseriti nella vostra catena audio.
    Auto-Filter richiede poche risorse da parte del computer e può essere automatizzato in tutte le sue regolazioni.

  • 11Nov


    Nel 1967 siamo in piena stagione psichedelica, in quella seconda metà degli anni ’60 in cui la cultura popolare vive una vera e propria rivoluzione ed in ambito musicale la parola d’ordine è sperimentare in tutto e per tutto.
    All’inizio di quell’anno i Doors pubblicarono il loro primo disco con la Elektra, e pochi mesi dopo registrarono loro secondo, Strange Days, con enormi aspettative dopo che l’album d’esordio era arrivato fino al secondo posto della classifica americana.
    L’ambizione per Morrison e compagni era quella di arrivare al primo posto, e sfuggire alla famosa maledizione del secondo album, che per molti grandi complessi risulta spesso interlocutorio.
    A seguire le registrazioni del disco furono il produttore Paul Rothchild ed il fonico Bruce Botnick, che presso gli studi di registrazione Sunset Sound di Hollywood aveva già lavorato ad alcuni dei più importanti artisti di quell’epoca come i Beach Boys (Botnick aveva lavorato su Pet Sounds), i Buffalo Springfield, Marvin Gaye e le Supremes, tra gli altri.
    Botnick ricorda come nonostante la fama crescente il Sunset Sound fosse uno studio relativamente piccolo, almeno per gli standards di Abbey Road e gli studi della RCA, per cui i fonici si dovevano un pò arrangiare anche per questioni tecniche, non avendo a disposizione tecnici specializzati.
    Botnick è una miniera di informazioni per comprendere come si lavorasse in studio negli anni ’60, e nonostante ami le comodità che la tecnologia offre al giorno d’oggi egli la definisce come un arma a doppio taglio. All’epoca le decisioni sul suono dovevano gioco forza essere prese velocemente e non potevano essere rimandate o aggiustate durante il missaggio, in questo modo si  agiva più istintivamente e senza troppi ripensamenti. Il fonico sostiene invece che, al giorno d’oggi, sono troppe le opzioni e possibilità che la tecnologia offre ed in qualche modo è molto più difficile essere istintivi. Qualche ragione Botnick ce l’ha di sicuro, ma è da dire che la troppa libertà non ha mai fatto male a nessuno…  meglio averne molte di scelte che avere le mani legate!
    Comunque tornando a Strange Days, influenzati dalla atmosfera di grande sperimentazione dell’epoca la band ed il produttore decidono di provare ad utilizzare uno dei primi sintetizzatori Moog di Los Angeles, suonato da Paul Beaver nella title track del disco.
    Le sessioni di Strange Days rispecchiarono, come tutti i dischi dei Doors, la grande attitudine ‘live’ della band, infatti le registrazioni furono eseguite in presa diretta con qualche raddoppio delle parti vocali da parte di Jim Morrison.
    Il mixer degli studi Sunset era una console a 14 canali creata appositamente da Allan Emig, il registratore era un 3M a otto tracce, mentre le casse da studio erano le equivalenti dell’epoca delle Yamaha NS10, cioè le Altec 604E.
    Per chiudere: i microfoni utilizzati nelle sessioni furono i seguenti: per la batteria un Sony C37 come panoramico  posizionato poco sopra ai Toms, un’altro Sony C37 sotto il rullante ed un ALtec-Lansing sulla cassa, due Telefunken U47 per la chitarra e l’organo ed un altor U47 per la voce di Jim Morrison.

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