• 04Dec



    Spitfish fa parte della collezione gratuita di plugins VST chiamata Fish Fillets, che sono tra i migliori disponibili per il download gratuito, e competono tranquillamente con il software professionale a pagamento.
    Questo plugin diminuisce in maniera drammatica le fastidiose sibilanti che alcune voci esibiscono, ma può anche essere utilizzato per esempio sui panoramici della batteria quando il batterista picchia troppo sui piatti.
    Oltre all’ottimo suono Spitfish è veramente facilissimo da utilizzare, in pochi secondi lo si setta sulla frequenza più fastidiosa tramite una manopola ed il gioco è fatto. Ve lo consigliamo vivamente assieme agli altri plugins del gruppo Fish Fillets.

  • 03Dec

    La Blue Cat Audio offre plugins in formati VST e RTAS di ottima qualità e ad un prezzo abbastanza contenuto, quello di cui parliamo oggi, lo Stereo Chorus è invece totalmente gratuito da scaricare ed utilizzare all’interno del vostro software di audio editing o mixing.
    La cosa che ci piace di più di questo plugin è l’estrema semplicità di utilizzo, che combinata con un suono più che rispettabile, offre una ottima combinazione.
    Abbiamo provato questo programma su molti strumenti e dove sembra eccellere è sui bassi e sulle voci, a cui è grado di dare quel tocco di tridimensionalità che solamente alcune classiche macchine analogiche sapevano fornire. Questo soprattutto grazie al controllo Stereo, che permette di giocare in modo più o meno sottile con la fase dei suoni.
    Insomma un plugin senza tanti fronzoli ma che in realtà permette un ampia gamma di effetti possibili e che vi consigliamo vivamente.

  • 02Dec

    Una delle domande che più spesso si pongono i possessori di home-studio riguarda quali microfoni convenga comprare nella infinità di scelte che il mercato offre, con prodotti di tutti i tipi e di tutti i prezzi e pubblicità spesso ingannevoli.
    Abbiamo già in passato presentato vari modelli di microfoni classici su cui puntare per avere la più vasta scelta di ‘colori’ possibili, partendo dallo Shure SM57, continuando con l’AGK 414 e con il Royer R121 tra gli altri.
    Ebbene nel ristretto gruppo dei microfoni per il cui acquisto non ci si deve svenare, e che allo stesso tempo offrono prestazioni professionali, possiamo tranquillamente aggiungere l’Audio Technica AT4033a.
    Questo modello è reperibile sul mercato di seconda mano a cifre attorno ai 200/300 euro, e se in buono stato rappresenta un sicuro investimento di cui non vi pentirete.
    L’AT4033a deriva direttamente dal suo predecessore AT4033, al quale è praticamente identico come suono, con qualche miglioria nella circuitazione e nella sospensione della capsula.
    Tanto per sottolinearne la qualità ne ricordiamo il prezzo di vendita originale del 1996: l’equivalente di 1000 euro dell’epoca.
    Il suono del AT4033a presenta caratteristiche sia di ‘calore’ (inteso come presenza di frequenze basse) sia di definizione delle frequenze alte. Insomma un suono aperto, ideale per registrate voci o strumenti che devono stare in primo piano nel missaggio.
    Non si tratta di un microfono ‘trasparente’, nel senso che offre una forte colorazione del suono, una risposta in frequenza tipica che può funzionare bene su un certo tipo di voci e male su altre.
    Il microfono offre un un filtro passa alto che taglia 12db alla frequenza di 80hz e di un pad per ridurre il segnale di 10db, ed un solo tipo di pattern a cardioide. Ed è probabilmente proprio questa limitazione del pattern a tenerne così basso il prezzo, perchè sicuramente l’AT4033a suona come un microfono a condensatore di fascia di prezzo superiore.

  • 01Dec

    Ci sono situazioni in studio di registrazione in cui la scintilla creativa ha bisogno di essere accesa sperimentando con suoni nuovi, che vanno in direzioni imprevedibili e che servono a dare un tocco in più alla musica cui si sta lavorando.
    In queste situazioni può essere utile provare timbri volutamente esagerati, che derivano da una combinazione di effetti anche casuale, e Glitch si muove proprio in questa direzione.
    L’interfaccia di questo plugin VST è già tutto un programma, con decine di comandi e svariati effetti che è possibile concatenare in modo da rendere praticamente irriconoscibili le vostre tracce audio. In fin dei conti non è proprio questo il modo di sperimentare suoni nuovi?
    Con una serie di effetti in sequenza che comprendono un Retrigger ed uno Stretcher, Glitch può veramente aiutarvi a svoltare l’arrangiamento di una canzone e creare sonorità totalmente uniche. Il plugin è scaricabile gratuitamente, ma se lo utilizzate spesso sarebbe giusto fare una donazione al suo creatore (trovate il tasto per donare con Paypal nella pagina di download)

  • 30Nov

    Nel 1973 Bob Marley era già un icona della musica reggae, e godeva della stessa fama delle grandi rock stars come i Rolling Stones o i Led Zeppelin, niente male per un musicista partito dalla poverissima città Giamaicana di Kingston per esportare i ritmi etnici così tipici della musica folk locale.
    Un punto di arrivo che sembrava impossibile anche solo da sognare dieci anni prima, ma che con una fulminante ascesa ha portato Marley, assieme alla sua band The Wailers, sotto all’attenzione del pubblico di tutto il mondo.
    Il disco Burning, che arriverà ai primi posti delle classifiche di vendita americane ed inglesi,  venne registrato per la maggior parte a Kingston, nello studio di registrazione privato di Marley, il Tuff Gong.
    Il tecnico del suono di quelle prime sessioni era ‘Scratch’ Perry, che utilizzò un registratore a 8 tracce, di cui una non funzionava (precisamente la traccia numero 6!), così suddivise: cassa della batteria, panoramico della batteria, basso, hammond, chitarra e due tracce vocali.
    I nastri registrati in Giamaica furono poi portati in Inghilterra, negli studi di registrazione della etichetta Island a Basing Street a Londra.
    All’epoca a Basing Street c’era un mixer Helios a 16 tracce, che a detta dei fonici coinvolti nel lavoro successivo,  Phill Brown e Tony Platt, era una splendida macchina.
    I due, assieme al produttore Chris Blackwell, continuarono a lavorare assieme a Bob Marley ed ai musicisti sui nastri giamaicani, aggiungendo qualche altro strumento, ma sempre cercando di rispettare il feeling originale di quello che era stato registrato a Kingston.
    Importantissima in quel periodo era la figura di Blackwell, uno dei più importanti produttori di reggae, che contribuì a sdoganare il genere musicale per il pubblico europeo ed americano, smussandone gli aspetti meno accettabili. Un esempio in questo senso e la tecnica di velocizzare le tracce tramite il varispeed del registratore analogico: in questo modo la cadenza naturale troppo lenta della musica reggae diventava molto più accettabile da parte del pubblico.
    La canzone ‘I Shot the Sheriff‘ è probabilmente la più famosa del disco, e le sue parti vocali furono ri-registrate a Basing Street con un microfono Neumann U87. Al seguito furono aggiunti i cori, parti di Hammond e parti di chitarra.
    Il missaggio di tutto il disco richiese meno di quattro giorni, con una media di 3 canzoni al giorno ed una attenzione generale al suono di insieme ed al feeling delle canzoni più che ai dettagli tecnici. Nonostante ciò, a distanza di molti anni quelle canzoni e quei missaggi hanno ancora una onestà ed una naturalezza che li rende classici punti di riferimento per il genere, ma anche in senso più ampio.

  • 27Nov

    Ecco un altro plugin di quelli che possono offire nuove soluzioni sonore inaspettate e aiutare molto la creatività dei compositori e degli arrangiatori.
    Sloper offre una serie di controlli per l’audio che ne permettono un alto grado di manipolazione per generare microloops oppure effetti di delay o di pseudo cambiamento del tempo. Non è sicuramente buono per tutte le occasioni, ma se siete in vena di sperimentare vi permette di creare soluzioni uniche.

  • 26Nov

    Ci siamo già più volte in passato occupati del Mellotron e della sua inconfondibile timbrica che ha caratterizzato così tanti successi degli anni ’60 e ’70. Abbiamo anche già parlato di una eccezionale simulazione come M-Tron, un prodotto commerciale in formato digitale che riproduce esattamente tutti i suono prodotti dalla gloriosa tastiera a nastro.
    Mellowsound è un’altra simulazione, sicuramente meno ricca di opzioni di M-Tron, ma che ha il vantaggio di essere totalmente gratuita.
    Questo plugin in formato VST suona molto bene, l’unico difetto che ha è che offre solamente 3 dei suoni classici del Mellotron, seppure essi siano i più utilizzati (a parte il flauto), cioè gli archi, i cori maschili e gli ottoni.

  • 25Nov

    La ricerca del riverbero perfetto non è mai finita, ed è sempre utile poter aggiungere un nuovo colore alla propria collezione, così Ambience, creato da Magnus della Smartelectronix è una preziosa aggiunta in formato VST.
    Ambience offre tutti i caratteristici settaggi dei riverberi professionali, con una comodissima regolazione del Gating, che risulta ottima per esempio per i rullanti della batteria.
    Naturalmente, e utilizzate Ambience in maniera professionale, l’invito è quello di fare una donazione allo sviluppatore.

  • 24Nov

    Se avete bisogno di un plugin gratuito per fare operazioni di Time Stretching, cioè di cambiare la velocità dell’audio, allora Scrubber fa al caso vostro. Oltre alla possibilità di fare cambiare il tempo a files esterni, è possibile anche cambiarne la tonalità, abbassandola e alzandola per adattare il suono alla nuova velocità.
    Il plugin è ancora in versione sperimentale, a breve lo sviluppatore ha promesso di metterne online una versione deifinitiva.

  • 23Nov


    Anche se in Italia non sono molto famosi, nel Regno Unito gli Elbow vantano fans di lusso come i Coldplay, i Radiohead e gli Arctic Monkeys, ed una lunga carriera nel mondo discografico cominciata nei primi anni ’90. Grazie alla vittoria dei Mercury Music Prize nel 2008 con il disco The Seldom Seen Kid comunque la band di Manchester sembra essere in grado di raggiungere quella popolarità internazionale che sicuramente meritano.
    Proprio questo disco ha visto un importante cambiamento nel modo di lavorare della band, che ha deciso di autoprodursi e di seguire direttamente anche le registrazioni da un punto di vista tecnico, senza avvalersi di fonici esterni.
    Come abbiamo già sottolineato in passato siamo piuttosto scettici riguardo a questo approccio, ma il caso degli Elbow sembra essere invece uno dei pochi in cui esso ha funzionato, anche perchè il tastierista della band Craig Potter è un fonico a tutti gli effetti.
    Questo approccio ha portato i tempi di realizzazione del disco a dilatarsi molto, infatti per terminare The Seldom Seen Kid ci sono voluti due anni, non esattamente un lavoro d’istinto.
    La base operativa della band sono i loro studi Blueprint di Manchester, che a parte qualche preamplificatore e qualche microfono, sono totalmente digitali: niente banco di missaggio, ma solamente un computer con Pro Tools installato.
    Anche il metodo compositivo e di arrangiare degli Elbow ruota tutto attorno al computer, infatti essi sviluppano le loro idee di arrangiamento aggiungendo o togliendo suoni e strumenti ‘al volo’, provando diverse soluzioni prima di decidere quale utilizzare. Un approccio molto diverso da quello tradizionale di suonare prima tutti insieme e di registrare solamente in seconda battuta, ma questo metodo è sembrato funzionare bene, almeno per loro.
    Uno degli aspetti più interessanti, da cui traspare l’esperienza di Craig Potter come fonico, è l’utilizzo che nelle registrazioni è stato fatto della grande sala ripresa del Blueprint.
    La stanza è di grandi dimensioni e dotata di una buona acustica, quindi moltissimi strumenti sono stati registrati a distanza, con microfoni d’ambiente, per renderli più vivi e dare al loro suono un impronta originale.
    Per quanto riguarda i microfoni utilizzati, la voce di Guy Garvey è stata ripresa il più delle volte con un Neumann U87, ma in alcuni casi con un AKG 414 oppure con uno Shure SM58.
    La batteria invece con un AKG d112 sulla cassa, shure SM57 sul rullante, AKG 414 come panoramici ed il Neumann U87 come microfono di sala.
    Dal punto di vista della batteria Potter sottolinea l’importanza dell’ambiente e di sperimentare con esso, piazzando microfoni un pò ovunque e ascoltando con attenzione i cambiamenti nel suono che tali spostamenti producevano.
    In un paio di canzoni la batteria stata addirittura posizionata nella tromba delle scale, come nelle classiche registrazioni di Bonham dei Led Zeppelin.
    A provare che Craig Potter non è un fonico inesperto sono i missaggi del disco, da lui interamente eseguiti, e che hanno guadagnato alla band di Manchester il Mercury Music Prize.

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