• 28Aug



    In studio di registrazione non esistono mai abbastanza opzioni quando si tratta di sperimentare con i compressori di dinamica ed il loro modo di ‘colorare il suono‘.
    Ogni nuova aggiunta in questo campo è da salutare in maniera positiva, specialmente se gratuita, e questo è anche il caso di BitterSweet II della Flux.
    Bittersweet II offre una semplicità d’uso disarmante, una unica manopola che è possibile orientare verso il Bitter (amaro) o Sweet (dolce) a seconda del tipo di sonorità più o meno compressa si voglia ottenere.
    Lo consigliamo a chiunque voglia arricchire il proprio armamentario di plugins con una opzione che ovviamente non e’ tra le piu’ elastiche, ma che fa il suo dovere in pieno, dando anche un certo ‘colore’ al suono, che puo’ adattarsi o meno alla vostra esigenza del momento.

  • 10Aug

    Abbiamo già parlato in passato di Michael Brauer e della sua incredibile carriera di tecnico del suono specializzato in missaggio, che lo ha portato ad essere una delle persone più ricercate all’interno dell’ industra musicale. Brauer è sempre una delle prime scelte quando si tratta di mixare i dischi di artisti di Rolling Stones, Paul McCartney, Bob Dylan.. e la lista potrebbe andare avanti all’infinito.
    Ci piace riportare alcune sue considerazioni che riguardano la professione di fonico e la sua filosofia di lavoro che lo ha portato ad operare ai suoi eccellenti livelli, da cui è possibile trarre ispirazione.
    Innanzitutto Brauer non ama parlare di dettagli tecnici, ma preferisce parlare di ‘feeling’, cioè di sentimento, in quanto questo è proprio ciò che lo guida al momento di approcciare un missaggio.
    Egli vede la sua console SSL come un vero e proprio strumento musicale, il suo strumento in cui ‘suona’ i cursori e con il quale in qualche modo si esibisce in performance artistiche: la sua tecnica è talmente raffinata da permettergli di usare anche il termine ‘vibrato’ applicato ad un cursore.
    Dichiara che gli piace lavorare in fretta, e che nel giro di 15 minuti vuole già ‘sentire’ la musica, avere sviluppato un suono generale, che poi successivamente definirà nei particolari,insomma non è il tipo che perde la prima mezz’ora sui dettagli della compressione della cassa, ma al contrario cerca immediatamente una ispirazione generale.
    Una delle conseguenze più importanti di questo approccio è che Brauer ama lavorare con un limitato numero di tracce audio, idealmente 16, più verosimilmente un massimo di 44 visti gli standard di produzione moderni.
    In questo modo è possibile in pochi minuti costruire le basi del missaggio seguendo l’istinto in una sorta di ‘trance’ artistica (queste le sue parole) e ripartendo sempre da capo. In effetti mixando una canzone al giorno per tutto l’anno probabilmente l’unica maniera per non cadere nella trappola dell’abitudine è proprio quella di andare a ‘sentimento’, senza alcun preset o pregiudizio.
    Questo non significa che il suo modo di lavorare sia infallibile infatti egli dichiara ‘non ho paura di ricominciare un missaggio anche dopo due ore di lavoro se capisco che ho intrapreso la strada sbagliata, allora riazzero tutto e ricomincio da capo’. Lo stesso discorso vale anche per remixare o cambiare alcune cose quando richiesto dall’artista o dal produttore, ‘capita spesso di dover richiamare un mix precedentemente archiviato per eseguire alcune modifiche, fa parte del mio lavoro’.

  • 07Aug

    Ci sono molti momenti in studio di registrazione dove un analizzatore di spettro diventa essenziale e può aiutare moltissimo a prendere decisioni, specialmente dopo molte ore di lavoro, quando le orecchie sono ‘sovraccariche’ ed in qualche modo si fa fatica a ritrovare i soliti riferimenti.
    Ecco che un plugin gratuito (per usi non commerciali) come Bs-Spectrum diventa uno strumento irrinunciabile a disposizione di chi vuole avere sempre sotto controllo lo spettro audio di una singola traccia o di un intero missaggio.
    Bs-Spectrum offre due modalità di visualizzazione: Lineare o Logaritmica, con la prima che ricorda in modo deciso gli analizzatori di spettro analogici.
    Il plugin è in formato VST, quindi utilizzabili in molto dei softwares di missaggio più utilizzati, sia direttamente, sia tramite ‘wrappers’ (come per esempio nel caso di Pro Tools).
    Buona analisi!

  • 06Aug

    Nella infinita ricerca del plugin perfetto per le vostre esigenze non potete tralsciare i prodotti della Betabugs Audio, che offrono una impressionante serie di funzionalità completamente gratuite. Consigliamo di scaricare direttamente il BugPack gratuito che li comprende tutti in un unico comodo download.
    Tra questi plugins VST quelli che si distinguono non sono i classici compressori di dinamica o equalizzatori, che peraltro hanno un ottimo suono, ma quelli che offrono sonorità più particolari come per esempio il GetaBlitchJR, un interessantissimo gate di segnale che ha la peculiarità di poter essere innescato tramite MIDI e che quindi offre una enorme gamma di soluzioni.
    Segnaliamo anche il Chorrosive, una sorta di ‘acidizzatore’ del suono con tanto di distorsione e modulazione di fase.
    Il consiglio è comunque di provarli tutti, specialmente se le vostre esigenze sono di ‘colorare’ il suono.

  • 05Aug

    L’effetto cocktail party è quella innata capacità del nostro cervello di riuscire ad organizzare in maniera logica e comprensiva un suono unico, su cui ci stiamo concentrando, rispetto ad un insieme di altri suoni che si sovrappongono ad esso. Per capire di cosa stiamo parlando basta fare riferimento ad una esperienza comune cioè quella di un ambiente affollato e chiuso in cui si svolgono molte conversazioni contemporaneamente. Il brusio generato dalle conversazioni, nonostante nel suo insieme sia più alto di volume, non ci impedisce di comprendere quello che la persona con cui stiamo conversando ci sta dicendo. Quello che il nostro cervello in pratica riesce a fare è di abbassare la soglia di attenzione su suoni che considera ‘secondari’, anche se più alti di volume, per concentrarla su  quelli che considera ‘principali’.
    Inoltre seguendo istintivamente stimoli esterni Il cervello può velocemente cambiare l’oggetto della propria attenzione ed escludere in maniera rapida quello a cui stava prestando attenzione in favore di ciò che ha prodotto lo stimolo: in sostanza, continuando con l’esempio del party, se qualcuno attira la nostra attenzione allora gireremo a lui la nostra capacità di comprendere ciò che dice, in sfavore del nostro penultimo interlocutore.
    Questa capacità del nostro cervello ha tutta una serie di conseguenze per quanto riguarda l’audio e le tecniche di missaggio da usare sia in studio di registrazione sia durante concerti dal vivo.
    La conseguenza più importante è sicuramente quella che un suono nuovo introdotto all’interno del missaggio ad un certo punto della canzone può distrarre l’attenzione da un altro suono già presente e che abbia un volume più alto.
    Questo in concreto significa che non occorre sovrastare tutto il resto degli strumenti per attirare l’attenzione su un elemento di una canzone,  ma basta inserirlo in un secondo momento.
    Facciamo un esempio tra i più classici: se un gruppo ha due chitarre ritmiche che suonano durante la strofa di una canzone e si vuole fare in modo che una delle due venga in qualche modo notata di più allora la si deve togliere dalla prima parte della strofa ed inserirla nella seconda.
    In questo modo la prima chitarra di base, sempre presente diventa velocemente lo ‘sfondo’  della canzone, e la seconda che entra dopo aggiunge qualcosa di nuovo che attira l’attenzione dell’ascoltatore in un tipico esempio da effetto cocktail party.

  • 04Aug

    Michael Brauer non avrebbe bisogno di presentazioni per cui ci limitiamo a dire che è uno dei più importanti e ricercati fonici del mondo, specializzato in missaggi ed il cui lavoro potete ascoltare nei dischi di Rolling Stones, Coldplay, Dylan tanto per citare alcuni dei più conosciuti.
    Insomma una figura molto influente nel mondo dell’industria musicale, per cui quando si ha l’occasione di conoscere in parte il suo modo di lavorare è sempre il caso di ascoltare cosa dice.
    Da alcuni suoi commenti che si possono trovare in rete si ricava una visione molto particolare del ruolo della voce nel missaggio, che vale la pena di approfondire.
    Brauer parte col dire che spesso se si alza il volume della traccia vocale in un mix in modo che sovrasti gli altri strumenti, succede che il suono della voce sia in qualche modo disconnesso con la musica, distaccato e non amalgamato.
    La tecnica per ‘riconnetterla’ può comprendere un insieme di compressione e piccole quantità di riverbero ed effetto eco, in grado in qualche modo di ‘spalmare’ il suono della parte vocale e legarlo all’ambiente della musica.
    Ma quello che secondo Brauer fa la differenza è il ‘guidare‘ il cursore della traccia vocale lungo la canzone, in parole povere cambiare in continuazione il volume, con micro movimenti in grado di tenere sempre la voce ad un giusto livello.
    Questo ovviamente è molto più facile a dirsi che a farsi, ed il suggerimento di Michael Brauer e di immaginare nella propria testa un “tappo che galleggia sull’acqua”, dove il tappo corrisponde alla parte vocale e l’acqua agli strumenti.
    In sostanza i micromovimenti del cursore della traccia vocale servirebbero a tenere il tappo sempre a galla, cioè la voce sempre in primo piano, ma mai distaccata dalla  sua base musicale.
    Purtroppo non esiste un modo di replicare esattamente questa tecnica nel mondo del software digitale a meno che non disponiate di una console, ma è sempre possibile programmare i piccoli cambi di volume grazie all’automazione dei programmi.

  • 22Jul

    Anche se mai come ai giorni d’oggi c’è stata ‘abbondanza di riverberi di buona qualità a basso prezzo, a volte anche sotto forma di plugins gratuiti come per esempio SIR, le regole per utilizzarli rimangono più o meno sempre le stesse di 20 o 30 anni fa.
    A questo proposito uno dei settaggi che può fare una ENORME differenza nel suono di un riverbero è il predelay, che  altro non è che la quantità tempo, di solito espressa in millisecondi, che passa prima che l’effetto venga ‘innescato’ dall’audio che vi è passato attraverso.
    In sostanza il predaly è un ritardo sul segnale, una piccola pausa impercettibile che divide l’attacco del suono ‘secco’ da quello riverberato.
    La sua utilità è fondamentale in situazioni nei casi in cui si vuole aggiungere parecchia riverberazione alla nostra traccia audio, ma allo stesso tempo conservare la ‘chiarezza’ del suono che invece l’effetto tende a confondere.
    Proprio in questi casi la tecnica da adottare è quella di aumentare il tempo di predelay, cioè di separazione del riverbero, facendo così in modo di lasciare inalterato l’attacco del suono che resta incisivo, anche se tutta la sua parte restante è per così dire ‘immersa’ nell’effetto.
    Un valore da tenere a mente nella regolazione del predelay è quello dei 50 millisecondi, che in media rappresenta la soglia, sotto alla quale il nostro udito non riesce più a separare due suoni in maniera distinta ma li fonde in unico suono: in altre parole se settate questo parametntro oltre i 50 millisecondi probabilmente sentirete un piccolo ‘gap’ , una minima pausa che  assomiglia più ad un eco che ad un riverbero.

  • 15Jul

    Uno degli aspetti che più possono trarre in inganno nella registrazione audio digitale è la misurazione del segnale, nella quale spesso per associazione vengono trasposti concetti che valevano per la registrazione analogica ma che in realtà non hanno più significato nel mondo digitale.
    La routine nel mondo analogico era obbligatoriamente quella di cercare di registrare al volume più alto possibile con picchi anche oltre la soglia di 0db, senza ovviamente arrivare a distorcere il suono, in modo da minimizzare il rapporto tra suono e fruscio di fondo.
    In questo senso i Vu meter dell’equipaggiamento analogico avevano proprio la funzione di segnalare i livelli, nei vari passaggi della catena audio, in modo da ottimizzarne il flusso (per esempio dal preamplificatore, al mixer, al registratore a nastro) impedendo saturazioni involontarie, o addirittura distorsioni, ma anche tenendo il più lontano possibile il temibile fruscio di fondo. Sembra incredibile a dirsi ai giorni d’oggi, ma c’è stato un lungo periodo della storia della musica in cui la qualità professionale di una registrazione si misurava anche dalla presenza o assenza di rumore di fondo…
    Tutto quanto detto finora nel mondo digitale non vale più.
    Nel vostro software preferito, che sia un plugin o una applicazione di missaggio, la soglia dei 0db è assolutamente invalicabile, e rappresenta un limite oltre il quale l’insieme software-convertitori D/A NON funziona più correttamente. In pratica spingere il segnale digitale oltre gli 0db significa produrre distorsione di una natura molto diversa da quella analogica, una distorsione del segnale che deriva da calcoli che per il computer non hanno senso e che influenzano l’audio in maniera pesantemente negativa.
    Il consiglio, visto quanto appena detto, è di tenersi lontani dalla soglia di 0db sia durante la registrazione, evitando così di fare ‘clippare’ i convertitori, sia durante qualsiasi processo successivo. Ricordatevi che una volta inseriti errori nella vostra catena audio digitale essi non possono più essere eliminati. Un esempio classico da controllare è quello del clip che può avvenire all’interno di un plugin, che passa inosservato perchè il suo interfaccia non è visibile nella vostra schermata principale e quindi non viene monitorato per tutto il corso della canzone in cui è inserito. Un modo semplice e veloce per assicurarsi che il plugin non vada oltre 0db è quello di controllare le sezioni più alte di volume della canzone: se quelle sono a posto anche tutto il resto del pezzo non eccederà la tanto temuta soglia.

  • 14Jul

    Gran parte dei chitarristi con un minimo di esperienza reagisce in maniera sconsiderata se viene loro proposto di non utilizzare il loro fidato amplificatore e di sostituirlo con una simulazione software.
    E bisogna dire che hanno ragione, perchè le differenze sono ancora molte, prima fra tutte il fatto che la combinazione tra circuitazione analogica lo sviluppo del suono in un determinato spazio fisico sono sempre un qualcosa di unico e particolare, che non può essere rimpiazzato da calcoli matematici. Detto in soldoni, ogni spazio fisico ha il suo suono che reagirà in maniera particolare col quello di un amplificatore: questa imprevedibilità è la bellezza che porta poi alla creazione di suoni nuovi ed originali.
    Esistono però tutta una serie di nuovi prodotti software in grado quantomeno di avvicinarsi a determinate timbriche di amplificator, ed in molto situazioni possono funzionare, specialmente quando utilizzati su strumenti ‘secondari’ del missaggio, non in primo piano.
    Tra queste merita una citazione il plugin Free Amp 3, totalmente gratuito e scaricabile da questo sito.
    Free Amp 3 è un plugin molto facile da utilizzare, grazie ad un interfaccia molto semplice, ma allo stesso tempo ricco di controlli.
    Il simulatore di amplificatori presenta una scelta tra 7 diversi modelli e tutta una serie di classici pedalini ad effetti dal tremolo, al delay, al flanger etc con cui un chitarrista può sbizzarrirsi.
    Inoltre è presente, vera chicca che da sola giustifica un test approfondito del programma, un Guitar Synth.
    Non stiamo scrivendo che Free Amp 3 può sostituire la vostra collezione di Marshall d’epoca, ma sicuramente in molte situazioni può tornare utilissimo: consigliato vivamente.

  • 13Jul

    Esistono molti modelli di cuffie da studio, alcuni anche molto costosi, e questi trovano sempre una loro utilità in studio di registrazione, ma quasi mai in fase di missaggio.
    Questa purtroppo è una cattiva notizia per tutti quegli homercorders che hanno dei vicini che si infastidiscono particolarmente a causa dell’alto volume della musica, ma non esiste nessun sostituto per un buon impianto di ascolto.
    Le cuffie, anche le più costose, influenzano in maniera troppo importante la percezione del suono che arriva alle nostre orecchie, per una serie di motivi puramente fisici.
    Prima di tutto il panorama stereofonico ascoltato in cuffia è sempre esagerato, questo perchè nelle situazioni reali no si ha mai una separazione così netta ed asettica tra canale destro e canale sinistro: in situazioni reali il suono che parte dal monitor sinistro NON raggiunge solamente l’orecchio sinistro, e viceversa.
    Inoltre la mancanza di spazio fisico tra le orecchie e la fonte del suono creano un’ascolto innaturale, esagerato anche dall’effetto fletcher-munson, che è responsabile di un rinforzo del suono dovuto alla vicinanza dell’orecchio alle cuffie stesse.
    Per questi motivi è molto difficile giudicare un singolo suono tramite le cuffie, problema che diviene anche più evidente se si provano ad eseguire interi missaggi con tanto di effetti.
    Ovviamente nessuno dice che questa sia una verità assoluta e che non esistano eccezioni alla regola, ma il più delle volte i fonici si trovano di fronte a sorprese inaspettate quando lavorano i propri missaggi in cuffia e poi li controllano su ascolti tradizionali.

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