• 25Mar



    I microfoni possono essere classificati in base al tipo di pattern di ripresa che li caratterizzano, che possono anche essere multipli per uno stesso microfono, gestibili tramite appositi interruttori.
    Il pattern di ripresa indica la direzionalità, cioè la sensibilità al suono proveniente da direzioni diverse rispetto al suo asse centrale.
    Tradotto in soldoni, i patterns non sono altro che mappature del lato o dei lati più sensibili, dove il suono viene recepito in maniera maggiore.
    Conoscerli è fondamentale ai fini del posizionamento e della resa sonora, quindi vale la pena di studiare bene le varie possibilità offerte.

    pattern-omnidirezionale

    pattern-omnidirezionale

    Il pattern OMNIDIREZIONALE, chiamato anche non-direzionale, in teoria ha la forma di una sfera perfetta e registra i suoni a 360 gradi, da tutte le direzioni possibili.
    Questa impostazione è ideale per registrare i suoni il più naturalmente possibile, senza colorazioni e con attenzione particolare all’ambiente, senza essere focalizzati solamente sulla loro fonte.

    pattern-cardioide

    pattern-cardioide

    pattern-supercardioide

    pattern-supercardioide

    pattern-ipercardioide

    pattern-ipercardioide

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    Come è facilmente intuibile dal suo nome il pattern UNIDIREZIONALE invece è sensibile al suono prevalentemente da una unica direzione, ed è quindi molto più focalizzato rispetto all’ OMNIDIREZIONALE. Il più diffuso pattern UNIDIREZIONALE è quello a CARDIOIDE, così chiamato perche la sua forma ricorda quella di un cuore rovesciato: esso registra prevalentemente il suono proveniente da davanti alla capsula. Due sotto-categorie del pattern a CARDIOIDE sono il SUPERCARDIOIDE (che prende anche una minima parte del segnale da dietro la capsula) e l’IPERCARDIOIDE (che prende una consistente parte del segnale da dietro la capsula).

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    pattern-bidirezionale

    pattern-bidirezionale

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    Un altro pattern utilissimo è il BIDIREZIONALE, chiamato anche FIGURA 8, che registra i due lati in egual modo, respingendo il suono proveniente da davanti e da dietro.
    Gran parte dei microfoni a nastro presentano questa caratteristica, utilissima nel caso si registrino molti strumenti assieme ed i musicisti siano posizionati l’uno vicino all’altro.

    pattern-a-shotgun

    pattern-a-shotgun

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    Esiste infine un tipo di direzionalità, molto diffusa nelle riprese audio del cinema, che si chiama SHOTGUN che permette una spiccatissima ‘messa a fuoco’, che rigetta il suono dai lati e limita in maniera drastica il campo di ripresa sonora.

  • 02Mar

    Vista l’enorme scelta e varietà di soluzioni che si hanno a disposizione sul mercato, quando si deve acquistare un microfono a condensatore spesso si è indecisi su quale modello comprare e su quale fascia di prezzo stare.
    I microfoni a condensatore costano più caro di quelli dinamici, anche se negli ultimi anni tutta una serie di prodotti a basso prezzo ha invaso il mercato.
    Ecco, il nostro consiglio è di andarci molto cauti quando viene sbandierata troppa convenienza, ricordiamoci sempre che nell’audio i componenti buoni costano caro.
    Con questo non vogliamo dire che non esistano buoni microfoni economici, ma che bisogna sempre provare di persona prima di credere a ciò che e pubblicità delle case produttrici, o i vari endorsers, decantano.

    akg 414

    akg 414

    L’AKG 414 ci è sempre sembrato da questo punto di vista una scelta ottimale, perchè accompagna la qualità di ripresa che può essere paragonabile a quella di microfoni molto più costosi con un prezzo che non si può definire basso, ma neanche da svenamento (vedi Neumann u87, C12 etc). Insomma dal punto di vista dell’investimento economico si piazza a mezza via tra la classe di condensatori più costosa e professionale e quella dei nuovi prodotti di minore qualità.

    Il 414 presenta due versioni, il B-XL II (erede del TL-II) ed il B-XLS, e le differenze tra i modelli al momento non ci interessano, anche perchè le specifiche tecniche sono del tutto simili, ciò che ci interessa è il fatto che hanno un ottimo suono, con pochissimo rumore di fondo, ed una serie di opzioni che li fanno rientrare nella ristretta categoria degli indispensabili in studio di registrazione.
    Il nostro infatti ci propone ben 4 patterns di ripresa microfonica: onnidirezionale, cardioide, ipercardioide e bidirezionale. In aggiunta ci sono anche filtri per diminuire il volume del segnale (Pad), riducendone la sensibilità, e per ridurre le frequenze basse.
    Una delle caratteristiche che da subito sorprende è la sua solidità, niente a che fare con la tipica delicatezza dei suoi simili, che lo rende molto difficile da danneggiare, anche perchè riesce a sopportare grandi pressioni sonore.
    Proprio per questo lo si può usare per qualsiasi genere di applicazione, e ce ne sono alcune dove brilla particolarmente; stiamo pensando alla registrazione di strumenti acustici come la chitarra o il pianoforte, alla registrazione di voci ed all’utilizzo per riprese panoramiche di batteria.
    In tutti questi casi l’AKG 414 si rivela un’ottima scelta di partenza, ovviamente tutto dipende dal tipo di materiale che si sta registrando, con una grande definizione del suono ed una duttilità proverbiale.

  • 18Feb

    Abbiamo già scritto di quanto sia importante la scelta del microfono giusto per la giusta applicazione, ed in questo senso vogliamo parlare del Royer R121, un altra di quelle armi segrete che in studio di registrazione risolvono molte situazioni problematiche.
    L’R121 ha due peculiarità che lo distinguono dai microfoni di cui abbiamo parlato finora, prima di tutto è un microfono a nastro, secondo ha un pattern di registrazione a figura 8.
    Riguardo ai microfoni a nastro, per ora vogliamo solo sottolinearne l’estrema fragilità che li rende impossibili da usare in situazioni di musica dal vivo, ed il suono molto equilibrato che producono, caratterizzato da frequenze alte poco pronunciate e molto delicate.
    Torneremo a parlare dei microfoni a nastro in maniera approfondita in futuro, perchè hanno tutta una serie di caratteristiche che li rendono indispensabili in studio di registrazione.
    Il pattern di registrazione a figura 8 significa invece che il microfono non registra il suono che arriva direttamente da davanti, ma dai 2 lati della capsula; questo dettaglio è importantissimo nel momento del suo posizionamento.

    Il Royer R121 condivide la fragilità di tutti i suoi simili, infatti è importante non posizionarli vicino a fonti sonore dal volume elevato perchè il nastro (ribbon) al suo interno non tollera pressioni sonore elevate, e si rovina molto facilmente.
    Altrettanto pericolose sono le cadute e le botte: insomma è un microfono da trattare con estrema cura, praticamente l’opposto di un AKG D112.
    Fin qui le avvertenze, ora vediamo a che tipo di registrazioni questo microfono si adatta meglio.
    Esso viene spesso utilizzato come prima scelta per riprendere chitarre elettriche, che sono cariche di distorsione e di frequenze medio alte tali che possono risultare fastidiose se troppo pronunciate. In questa applicazione l’R121 eccelle perchè ammorbidisce in maniera importante quella ‘acidità’ spesso associata alla distorsione degli amplificatori di chitarra.
    Facendo ciò inoltre prepara il suono per essere successivamente ‘schiarito‘ con un equalizzatore, infatti notoriamente il materiale registrato con l’R121 accetta l’equalizzazione senza grosse ripercussioni. Potremmo spingerci a dire che questo microfono è uno di quelli che più permette una successiva manipolazione tramite equalizzazione, laddove molti altri invece tendono a ‘sfilettare’ il suono se troppa equalizzazione viene applicata.
    Ma la sua utilità non si ferma alle chitarre, infatti viene spesso utilizzato per riprendere ambienti, panoramici di batteria ed anche voci.
    Concludiamo dicendo che in linea di massima torna utilissimo quando il materiale da registrare ha una preponderanza di frequenze medio alte, in qualche modo ‘domandole’ ed addolcendole, producendo un effetto che gli americani chiamano ‘silky‘ (di seta).

  • 17Feb

    La scelta del microfono giusto è una delle più importanti per il fonico e si ripercuoterà in maniera decisiva anche in tutte le fasi successive alla registrazione.
    Il microfono infatti scolpisce il suono, o per così dire lo ‘dipinge‘, in modo decisivo, applicando una sorta di curva di equalizzazione molto naturale, perchè agisce a livello meccanico.
    Questo stampo che viene imposto sull’audio è l’occasione più grande che abbiamo per ottenere ciò che vogliamo da un suono, per ottimizzarlo in prospettiva dell’utilizzo che ne vogliamo fare.
    Ripetendo come al solito che non esistono regole fisse e che sta alle orecchie di ciascuno giudicare, possiamo tranquillamente affermare che nel 99% dei casi la scelta del microfono giusto funziona meglio rispetto all’applicazione di una curva di equalizzazione successiva.
    Insomma scegliendo il microfono giusto, adatto al suono che dobbiamo riprendere, si risparmiano interventi di equalizzatore che alla lunga snaturano e appiattiscono la fonte sonora.
    Questo concetto è basato molto sull’esperienza e su di una visione generale ed in prospettiva del progetto a cui si sta registrando.
    Mi spiego meglio: ci sono delle occasioni in cui si vuole registrare il suono di uno strumento in maniera più neutra possibile perchè non si sa ancora bene quale sarà il suo ruolo nel missaggio finale, o viceversa ci sono altre occasioni in cui fin dall’inizio è chiarissimo quali caratteristiche dovrà avere.
    Nel primo caso si cercherà di fare riprese audio le più ‘trasparenti‘ possibile, con microfoni  che non colorano particolarmente il suono, nel secondo si cerca invece di dare al materiale la giusta impronta già dall’inizio.
    Ovviamente nessuno può prevedere il futuro, ma in molti generi musicali esistono consuetudini che determinano fin dall’inizio quale sarà il timbro di uno strumento. Per esempio nessuno si sognerebbe di fare suonare una grancassa jazz allo stesso modo di una grancassa heavy metal.
    Scegliere il microfono giusto in questa prospettiva diventa una questione di esperienza e di conoscenza del tipo di musica ed infatti molto spesso i fonici di ripresa sono specializzati in generi particolari, che conoscono in maniera approfondita.
    Proprio per questo l’attività di un fonico non può prescindere da una conoscenza il più larga possibile dei microfoni a sua disposizione, ed il consiglio è quello di cogliere ogni occasione possibile per provare e sperimentare personalmente quanto abbiamo appena scritto.

  • 16Feb

    Se andate a vedere un concerto di musica dal vivo, o se assistete alla registrazione in Il D112 è probabilmente quasi altrettanto diffuso dello SHURE SM57 e con esso condivide una grande robustezza che lo rende quasi immortale, che lo rende in grado di subire traumi che rovinerebbero quasi tutti gli altri microfoni.

    Qui però finiscono le analogie con l’SM 57, perchè il suono del ‘cipollone‘ è totalmente diverso e lo rende ideale per applicazioni molto differenti rispetto al celebre compagno.
    Innanzitutto se andiamo a leggere la sua carta della risposta in frequenza, notiamo che è tutt’altro che lineare, ma presenta due enormi picchi in corrispondenza delle medio basse attorno ai 100HZ e delle medio alte dai 2000/3000Khz in su, lasciando totalmente invariato tutto ciò che sta tra di loro. I picchi sono talmente evidenti da sembrare le gobbe di un cammello!
    Proprio in questo diagramma sta racchiusa tutta la ‘magia’ del suono del D112: infatti esso è il microfono ideale dove sia particolarmente necessario enfatizzare questi range di frequenze.

    Come prima applicazione, probabilmente la più diffusa, si deve citare il suo utilizzo sulla gran cassa della batteria, in particolare in generi musicali dove la cassa deve avere presenza e ‘tagliare’ attraverso il suono di molti altri strumenti.
    Questa presenza del suono è esaltata proprio dalla curva delle medio alte, che corrisponde al ‘click’ dell’attacco del pedale sulla cassa e che lo enfatizza in maniera drammatica. Questo suono è riconoscibile in migliaia di registrazioni di hard rock, hardcore, punk etc ed è stato per molti anni una prima scelta per quel tipo di produzioni. Enfatizzazione delle medio alte a parte, esso offre anche un prominente rinforzo alle frequenze medio basse, quelle del ‘thump’ della batteria, che lo rende anche in grado di dare profondità alla cassa.
    Dicevamo della robustezza, ed in effetti non sono molti i microfoni che potete inserire all’interno di una grancassa senza alcun rischio, perchè il D112 è in grado di sopportare enormi pressioni sonore, oltre che pressioni fisiche.. ne ho visto uno cadere da un palco di 2 metri senza alcuna conseguenza!

    Ma l’utilità dell’AKG D112 non si esaurisce con la cassa, e ci sono moltissime altre applicazioni dove torna utilissimo. Una di queste è la microfonatura degli amplificatori per basso, dove il nostro è ideale per riprendere i timbri non profondissimi, e quelli dove ha molta importanza la definizione delle note.
    Per intenderci meglio NON le timbriche della musica reggae o jungle dove le frequenze bassissime la fanno da padrone, ma quelle per esempio della musica funky.
    Abbiamo anche visto, meno di frequente, usare un AKG D112 dietro ad amplificatori di chitarra (si esattamente dietro, dove in teoria il suono non viene proiettato!): in questo caso lo scopo è di registrare quelle frequenze medio basse (che non hanno direzione e quindi vengono anche spinte verso il retro dell’amplificatore) in grado di dare corposità al suono delle chitarra stessa.

    Come al solito il consiglio principale è quello di usare le proprie orecchie e ascoltare con il proprio gusto, perchè nel mondo dell’audio esistono ben poche regole assolute, ma solamente una serie di consuetudini che come tali vanno prese!

  • 20Nov

    In un ipotetico sondaggio su quale sia il microfono più diffuso negli studi di registrazione lo Shure SM57 vincerebbe a man bassa. Un motivo ci sarà!
    Tra l’altro grazie alla sua solidità esso è anche molto diffuso nei palchi dei concerti e in tutte le situazioni ‘a rischio’ dove microfoni meno resistenti corrono seri pericoli.
    I motivi di tale popolarità sono molteplici, prima di tutto il rapporto qualità/prezzo che permette con poco più di cento euro di acquistare un buon microfono, e poi come abbiamo già accennato la resistenza: è praticamente indistruttibile, e può resistere a pressioni sonore, a percosse e a cadute che distruggerebbero qualsiasi altro esemplare.
    Lo Shure SM57 è un microfono dinamico, messo in vendita per la prima volta nel 1967, con pattern di ricezione a cardioide ed a bassa impedenza, e la sua risposta in frequenza è piuttosto stretta, dai 40Hz fino ai 15.000, quindi niente che possa essere definito ad ‘alta fedeltà’.
    Però funziona, e funziona molto bene in determinate applicazioni, la resistenza ad elevate pressioni sonore ne permette il posizionamento vicino a fonti sonore ad alto volume come i rullanti della batteria o gli amplificatori per chitarra senza che esso subisca alcun danno.

    Questi sono infatti i due utilizzi principali per lo Shure SM57: vicino al rullante, o a strumenti a percussione in genere, e vicino agli amplificatori di chitarra.
    Ma questo non impedisce di sfruttarlo in altre situazioni particolari, la regola è sempre quella di usare le proprie orecchie e provare ad ascoltare caso per caso.
    Per esempio nel caso di alcuni cantanti (specialmente femmine) che hanno un timbro particolarmente ‘acuto’ e /o fuori controllo nelle frequenze alte, l’SM 57 si rivela una scelta azzeccata proprio per la sua non ideale risposta in frequenza.
    Così laddove alcuni ben più costosi microfoni falliscono miseramente, esponendo impietosamente alcuni difetti di timbro o di interpretazione, il nostro invece agisce da ‘filtro‘, addolcendo proprio quelle frequenze alte che definiscono i dettagli più sgradevoli in questo caso.
    Una sorta di riequilibratore di tono, che nascondendo molte sfumature, riesce a rendere tollerabili alcuni picchi di frequenza che altrimenti sarebbero fastidiosi.
    Avete presente la voce del cantante degli Aerosmith, Steven Tyler? Ecco, non sarei stupito di scoprire che un SM57 possa funzionare meglio di alcuni costosi concorrenti in questo caso.

    Un altra caratteristica importante di questo microfono è un forte ‘effetto prossimità‘, cioè una intensificazione delle frequenze medio basse, attorno ai 150/200 Hz, quando esso si trova vicino alla fonte del suono. Proprio per questo motivo è ideale se posizionato a 5 cm da un rullante, perchè oltrechè tollerare il volume del suono (tanto per curiosità provate a mettere l’orecchio a 5 cm dal rullante e dite al batterista di suonare.. anzi meglio di no!), ne rinforza in maniera importante le frequenze che servono a farlo ‘tagliare‘ attraverso il muro di tutti gli altri strumenti.
    Moltissimi fonici cercano una alternativa per microfonare il rullante, e provano di tutto per un certo periodo, dai microfoni a condensatore ad altri tipi dinamici, ma una buona parte di loro alla fine ritorna allo Shure SM57, ed il motivo è sempre lo stesso: funziona!

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