• 02Dec



    Una delle domande che più spesso si pongono i possessori di home-studio riguarda quali microfoni convenga comprare nella infinità di scelte che il mercato offre, con prodotti di tutti i tipi e di tutti i prezzi e pubblicità spesso ingannevoli.
    Abbiamo già in passato presentato vari modelli di microfoni classici su cui puntare per avere la più vasta scelta di ‘colori’ possibili, partendo dallo Shure SM57, continuando con l’AGK 414 e con il Royer R121 tra gli altri.
    Ebbene nel ristretto gruppo dei microfoni per il cui acquisto non ci si deve svenare, e che allo stesso tempo offrono prestazioni professionali, possiamo tranquillamente aggiungere l’Audio Technica AT4033a.
    Questo modello è reperibile sul mercato di seconda mano a cifre attorno ai 200/300 euro, e se in buono stato rappresenta un sicuro investimento di cui non vi pentirete.
    L’AT4033a deriva direttamente dal suo predecessore AT4033, al quale è praticamente identico come suono, con qualche miglioria nella circuitazione e nella sospensione della capsula.
    Tanto per sottolinearne la qualità ne ricordiamo il prezzo di vendita originale del 1996: l’equivalente di 1000 euro dell’epoca.
    Il suono del AT4033a presenta caratteristiche sia di ‘calore’ (inteso come presenza di frequenze basse) sia di definizione delle frequenze alte. Insomma un suono aperto, ideale per registrate voci o strumenti che devono stare in primo piano nel missaggio.
    Non si tratta di un microfono ‘trasparente’, nel senso che offre una forte colorazione del suono, una risposta in frequenza tipica che può funzionare bene su un certo tipo di voci e male su altre.
    Il microfono offre un un filtro passa alto che taglia 12db alla frequenza di 80hz e di un pad per ridurre il segnale di 10db, ed un solo tipo di pattern a cardioide. Ed è probabilmente proprio questa limitazione del pattern a tenerne così basso il prezzo, perchè sicuramente l’AT4033a suona come un microfono a condensatore di fascia di prezzo superiore.

  • 28Jul

    Vi sarà capitato spesso, in situazioni in cui viene usato un sistema di amplificazione audio per voce, di notare come ci siano momenti in cui alcuni dei suoni pronunciati producano delle distorsioni o facciano ‘schioccare‘ il microfono con il tipico suono simile al ‘pop’ di una bottiglia che viene stappata.
    Questi suoni sono semplicemten sgradevoli in situazioni dal vivo come convegni, discorsi, lezioni univeritarie etc, ma sono letali in studio di registrazione. Questo perchè una volta registrati è difficile liberarsene senza processare l’audio in maniera pesante così come abbiamo precisato in passato, in un altro articolo.
    Quindi la soluzione migliore è quella di estirpare il problema alla radice, tramite i famosi filtri anti-pop, chiamati anche retine, che altro non sono che veri e propri ‘scudi’ fisici che impediscono ai suoni più aggressivi di raggiungere il microfono.
    In questo modo gli improvvisi sovraccarichi di energia di un cantante o di un narratore, presenti soprattutto nel suono della lettera ‘P’ vengono smorzati e resi inoffensivi.
    Non è assolutamente necessario comprare i filtri professionali, anche se essi sono molto semplici da installare e posizionare, in realtà è possibile costruirsi un filtro fai da te con un qualsiasi materiale tipo calze da donna o tessuti particolarmente leggeri.

  • 23Jul

    Le possibilità offerte dalla comunità di programmatori internet per il vostro studio di registrazione, casalingo o meno, sono sempre più interessanti. E’ ormai possibile scaricare gratuitamente con la formula ‘testare per poi pagare’ una quantità di software incredibilmente sofisticato, e cosa più importante che suona bene.
    Nell’ambito dei riverberi, tralasciando quelli a convoluzione, che fanno classe a se, Ambience offre molta elasticità con i suoi classici parametri e con alcune aggiunte molto interessanti come controlli separati per un Gate con tanto di attacco e rilascio. Proprio la sezione del Gate è molto interessante ed offre possibilità di modellare l’inviluppo, cioè la forma del suono, in maniera molto precisa e soprattutto gradevole. Diventa così uno scherzo da ragazzi creare un effetto ‘rullante anni 80’, o grazie anche a valori di predelay elevati generare effetti eco molto credibili.
    Mi raccomando se Ambience si adatta alle esigenze del vostro studio di registrazione il programmatore richiede una donazione, libera nel suo ammontare.

  • 27May

    Nelle prime due parti di questo articolo ci siamo concentrati sullo strumento e sul chitarrista, adesso vediamo il lato più tecnico del lavoro in studio con alcuni consigli su come gestire il suono in se, dati per scontati gli accorgimenti considerati in precedenza.
    Lasciamo da parte per un attimo la chitarra acustica e consideriamo quella elettrica.
    Una delle tendenze che spesso abbiamo notato da parte di molti fonici è quella di cercare di spostare alla fase di missaggio un eventuale inserimento di effetti come delay, wha wha o distorsioni particolari, e questo dal punto di vista del fonico è positivo perchè lascia molte opzioni possibili per il mix.
    Ma dal punto di vista del brano e della interpretazione questa scelta in alcuni casi è controproduttiva, perchè per il chitarrista a volte la performance è in relazione diretta con il suono che sta producendo al momento. Il consiglio è di registrare due canali, uno pulito ed uno effettato, in modo da avere sia la libertà di poter cambiare il suono in mix, sia l’interpretazione originale così come è effettivamente ‘sentita’ dal chitarrista.
    Da questo punto di vista l’ideale sarebbe che il chitarrista suoni direttamente dalla regia, ed ascolti il suo suono direttamente dai monitors, anche se molti homestudio non possono permettersi il lusso di una regia separata ci sono sempre soluzioni alternative come posizionare l’amplificatore in una qualsiasi altra stanza (i bagni piastrellati funzionano a meraviglia con le chitarre!) o in un corridoio.
    Il fatto che il musicista possa sentire il suo suono attaverso gli ascolti da studio, magari già assieme agli altri strumenti del mix, aiuta anche lo stesso musicista a capire se eventuali timbriche funzionino o meno nell’arrangiamento e se certe soluzioni armoniche possano andare in conflitto con altri strumenti.

  • 26May

    Abbiamo scritto nella prima parte di questo articolo quanto sia importante il tocco del musicista per il suono della chitarra, elettrica o acustica che sia, e di come uno strumento in buone condizioni e con corde nuove possa influire positivamente sul suo timbro.
    Andiamo a vedere ora come curare i dettagli che stanno attorno al musicista ed alla sua performance.
    Prima di tutto è fondamentale controllare l’accordatura della chitarra prima di ogni nuova take, usare un accordatore elettronico in maniera quasi ossessiva in studio di registrazione è quasi obbligatorio perchè variabili esterne come la temperatura sono sempre in agguato e l’ultima cosa che volete è una fantastica interpretazione di un arpeggio di chitarra.. scordata.
    Poi, problema che ovviamente non riguarda le chitarre acustiche, è sempre necessario stare all’erta e controllare che non ci siano interferenza elettriche, specialmente con pickups a singolo avvolgimento (single-coil). Spesso queste interferenze sono causate dall’equipaggiamento dello studio, ed è necessario spostare la posizione della chitarra finchè non si trova un punto dove il disturbo è minimizzato. In particolare i monitors dei computers sembrano essere una fonte perenne di questi disturbi, ed a quel punto la soluzione è semplice: spegnete il monitor.
    Prima di passare a dettagli più tecnici ritorniamo un attimo a concentrarci sul musicista per sottolineare l’importanza del fatto che si senta a suo agio sia dal punto di vista fisico che psicologico.
    Dal punto di vista fisico il chitarrista deve avere possibilità di stare comodo e muoversi liberamente, non deve avere luci puntate in faccia, non deve scoppiare dal caldo o tremare di freddo, insomma tutte cose essenziali per un qualsiasi essere umano.. che però tendono ad essere dimenticate negli studi di registrazione!
    Inoltre a volte fare il fonico implica un minimo di conoscenza di psicologia, dopotutto si ha che fare con chitarristi e non con macchine, un musicista a suo agio rende sempre di più di uno nervoso.

  • 25May

    Registrare un buon suono di chitarra non è difficile anche con poca ed economica attrezzatura se si sa quello che si fa e se alcune condizioni vengono rispettate. Così anche in un homestudio con una minima selezione di ‘attrezzi del mestiere’ si possono ottenere ottimi risultati.
    La prima cosa da tenere bene a mente è che il suono della chitarra nasce principalmente dalle mani di chi la suona, e questo concetto vale sia per la chitarra elettrica che per la chitarra acustica. In parole povere è il musicista che si crea il suo suono, il fonico deve solo ottimizzarlo perchè conviva insieme agli altri.
    Molto spesso i musicisti, magari spinti dai negozianti di strumenti musicali, sono convinti che comprando questa o quella marca di chitarra ed amplificatore automaticamente il risultato sonoro delle loro performance sia migliore, ma le cose non stanno esattamente così. Chi possiede una Fender Stratocaster non diventa automaticamente Jimi Hendrix allo stesso modo in cui chi compra le scarpe di Zidane diventa un fuoriclasse del calcio.. spero la metafora sia chiara 😉
    Quindi, riguardo al suono, il 90% dell’importanza sta nel musicista e solo il 10% sta nello strumento, ma ovviamente i negozianti di strumenti musicali non saranno d’accordo con questa affermazione.

    Alcune regole di base possono però essere applicate a tutti gli strumenti per migliorarne il suono, prima di tutto bisogna che la chitarra sia in buone condizioni, con corde nuove, tasti di forma regolare e manico non ‘imbarcato’.
    Questi sono accorgimenti che se no seguiti possono letteralmente distruggere il suono di una chitarra.
    Non ci stancheremo mai di ripetere quanto un nuovo set di corde vibri producendo una serie di extra frequenze armoniche, che mano a mano che la chitarra viene suonata tendono a scomparire. Questo è specialmetne vero per la chitarra acustica, ma vale anche per la chitarra elettrica.
    I tasti meritano poi una speciale attenzione perchè possono essere rovinati o consunti e causare una vibrazione irregolare o stoppata della corda, magari solo in alcune posizioni, impedendo al tono di svilupparsi in maniera completa. Il consiglio è sempre quello di fare vedere lo strumento ad un liutaio di fiducia, che magari con poco lavoro riesce ad ottimizzarvi tutta la tastiera.
    Per quello che riguarda il manico vale lo stesso discorso, cioè fare una visitina da un liutaio di fiducia, anche perchè una eventuale inclinazione sbagliata del manico è spesso difficile da notare se non durante la registrazione.

  • 21May

    Il posizionamento dei microfoni, chiamata anche microfonatura, è la fase più importante del processo di registrazione in generale, e questa regola vale doppiamente nel caso di strumenti complessi come la batteria.
    La batteria ha una tale varietà timbrica e così tante sfaccettature di suono che per riprenderle tutte è praticamente sempre necessario utilizzare più di un microfono.
    Le tecniche di ripresa multimicrofoniche però possono andare incontro a parecchi problemi di cosiddetta ‘fase‘ del segnale che possono provocare effetti di cancellazione di alcune frequenze e strane storpiature del suono.
    Questi problemi sono principalmente originati dal fatto che se lo stesso suono raggiunge microfoni diversi in momenti diversi allora si viene a creare una sovrapposizione solamente parziale, leggermente ‘sfasata’, dei segnali registrati.
    L’effetto è un po come quello che si ottiene, facendo un paragone con la fotografia, sovrapponendo due foto che ritraggono lo stesso soggetto in movimento a brevissimi intervalli di tempo: una sorta di perdita del fuoco dell’immagine.
    La stessa cosa succede posizionando due microfoni a distanze diverse dalla stessa fonte sonora, visto che il suono viaggia nello spazio alla velocità di circa 330 metri al secondo una differenza di spazio significa anche una differenza di tempo.
    Chiariamo meglio con un esempio: poniamo di registrare  un suono originato sul lato interno di un ambiente lungo 330 metri. Se pongo due microfoni uno sullo stesso lato ed uno su quello opposto, lo stesso suono raggiungerà il secondo microfono più o meno un secondo dopo il primo.
    A livello di registrazione di batteria questo concetto ci serve per capire quanto sia importante posizionare i microfoni panoramici in modo che il suono dei due tamburi più importanti, cioè la cassa ed il rullante che quasi sempre stanno al centro del panorama stereofonico, siano più o meno equidistanti.
    Questo tipo di equilibrio è molto delicato e a volte bastano pochi centimetri di differenza ad alteraerlo in maniera percettibile.
    Il consiglio quindi è quello di misurare sempre con una certa precisione la distanza dei due microfoni e di usare le proprie orecchie per ascoltare gli effetti del posizionamento.

  • 23Apr

    Fin dalla sua prima apparizione sul mercato nel 1967 il Neumann U87 ha riscosso un consenso enorme tra gli addetti ai lavori del mondo dell’audio professionale, e la sua diffusione si è fatta sempre più grande fino a farlo diventare la prima scelta di molti fonici e produttori per tutta una serie di applicazioni.
    Esistono tre versioni leggermente diverse di questo modello, la più vecchia costruita dal 1967 al 1986 denominata ‘i’ (U87 i), seguita dalla versione ‘A’ (U87 A) prodotta dal 1986 fino a tempi recenti, ed infine la versione ‘Ai’ (U87 Ai) che è quella che viene prodotta attualmente. Le differenze tra le tre versioni non riguardano la capsula del microfono, quindi esse non hanno un suono diverso, ma sono differenze nella parte elettronica che permettono una maggiore tolleranza ad alte pressioni sonore.
    Spesso si trovano nel mercato dell’usato vecchie versioni a prezzi favorevoli, il consiglio è sempre quello di provare ed ispezionare a fondo ciò che stiamo per comprare, perchè basta veramente poco a danneggiarne componenti fondamentali per il corretto funzionamento.
    Il Neumann U87 presenta 3 possibili patterns di registrazione, a cardioide, omnidirezionale e a figura 8, assieme ad un filtro passa-alto e ad un selettore che diminuisce di -10db la sensitività del microfono.
    Il filtro passa-alto torna molto utile per ridurre l’effetto prossimità che spesso si riscontra quando si registra la fonte del suono da molto vicino, mentre il -10db aiuta a meglio tollerare pressioni sonore particolarmente alte, impedendone la distorsione.

    L’U87 registra una ricchezza di dettagli del suono impossibile da ottenere con prodotti di fascia inferiore e le sue caratteristiche ne rendono la risposta in frequenza quasi piatta, con bassi superbamente definiti ed alti mai troppo aggressivi o ‘acidi’, caratteristiche quest’ultima di molti microfoni a condensatore di basso prezzo.
    E’ virtualmente possibile registrare qualsiasi strumento o voce ed ottenere ottimi risultati tranne forse per le applicazioni dove condizioni estreme sono richieste, per esempio sconsigliamo di inserirlo dentro alla grancassa di una batteria, o ad un paio di centimetri da un rullante o appiccicato al cono di una cassa Marshall a pieno volume.
    Voci maschili, voci femminili, chitarre acustiche, chitarre elettriche, pianoforti, batterie, fiati, violini.. questi e molti altri i suoni in cui eccelle e spesso sbaraglia la concorrenza, specialmente quando c’è bisogno di attenzione al dettaglio e chiarezza. Insomma quando uno strumento deve stare in primo piano nel missaggio la scelta è spesso quella dell’U87, viceversa se un suono non deve attirare troppo l’attenzione o non ha particolare bisogno di chiarezza e dettagli allora è meglio scegliere una alternativa diversa.

  • 22Apr

    Quasi sempre i risultati migliori dal punto di vista della credibilità del suono si ottengono con setups minimali, con pochi microfoni ben posizionati. Questo è particolarmente vero nel caso della registrazione della batteria, dove le tecniche di microfonazione multipla e ravvicinata possono creare effetti poco ‘realistici’ (ma a volte è proprio ciò che si sta cercando!).
    Esiste al contrario una tecnica particolare, molto veloce da approntare, che permette di ottenere ottimi e credibili risultati in breve tempo usando solamente 3 microfoni, aggiungendone un altro o anche due se si vuole avere un maggiore controllo del suono e se si ha più tempo a disposizione . Comunque con un setup a tre si ottengono già ottimi risultati.
    L’inventore a cui attribuirla è Glyn Jones, un fonico che negli anni ’60 ha lavorato ‘solamente’ con i Beatles, gli Who ed i Rolling Stones, tanto per citare i suoi crediti più famosi.
    La premessa obbligatoria a questo punto è che per utilizzarla ci vuole assolutamente un buon batterista ed una sala ripresa che suoni quantomeno in maniera decente, questo almeno per un paio di motivi.
    Prima di tutto perchè il controllo delle dinamiche e del bilanciamento dei vari tamburi e piatti viene demandato totalmente al musicista, visto che non ci sono microfoni in grado di poterlo alterare significativamente egli è responsabile in tutto e per tutto di come il suo  kit ‘suona’.
    Secondariamente perchè la riverberazione della stanza diventa parte integrante del suono, un impronta che sarà impossibile eliminare dopo la registrazione.

    La tecnica prevede un posizionamento particolare di due microfoni con pattern a cardiode, il primo circa un metro, un metro e mezzo sopra al timpano, il secondo una trentina di centimetri sopra i toms. Questi due microfoni devono essere il più simili possibile, meglio se sono un ‘matched pair’ garantito dal produttore.
    La parte più complicata, e qui bisogna essere precisi al centimetro, è quella di fare in modo che ENTRAMBI i microfoni siano equidistanti dal centro del rullante e contemporaneamente dal punto dove il battente del pedale della grancassa colpisce la pelle.
    Questa operazione si può comunque facilmente eseguire utilizzando uno di quei metri da sarta oppure in mancanza d’altro con un cavo microfonico, l’importante è che la misurazione sia precisa.
    Se la distanza non è uguale infatti si presenteranno di sicuro problemi di sfasatura tra i microfoni per quello che riguarda il suono della cassa e del rullante.
    Quello che invece vogliamo ottenere e che, una volta ‘pannati’ i due microfoni uno tutto a destra ed uno tutto a sinistra, l’effetto sia di avere sia la cassa ed il rullante ancorati al centro esatto del panorama stereofonico.
    Il terzo microfono deve essere posizionato sulla grancassa, per garantire una copertura adeguata delle frequenze basse.
    Tutto qui. In pratica si tratta di acquisire un pò di destrezza nel posizionare due microfoni equidistanti dalla cassa e dal rullante, e di sperimentare un pò col piazzamento in modo che tutte le parti della batteria siano ben riprese.
    Il suono garantito da questo approccio piace sempre molto ai batteristi perchè riconoscono nella registrazione quello che sentono mentre stanno suonando.
    Se avete un pò più di tempo ed un altro microfono a disposizione può valere la pena di arricchire il setup con un altro microfono sul rullante e se necessario con un quinto microfono posto ad una certa distanza per aggiungere anche il suono d’ambiente.

  • 15Apr

    Tra i microfoni con la M maiuscola un posto d’onore spetta al glorioso SM81 della Shure, in circolazione fin dalla fine degli anni ’70 ed utilizzato in migliaia di sessioni di registrazione fino ai giorni d’oggi: ed il suo carisma non sembra essersi appannato minimamente.
    Da grandi estimatori di questo gioiellino quali siamo, possiamo spingerci a dichiarare che il rapporto qualità/prezzo in questo caso è quasi imbattibile.
    L’SM81 secondo la Shure ha una risposta in frequenza piatta, che ne garantisce un suono completo sia per le basse sia per le alte frequenze, ed in effetti esso non ‘colora’ il suono in modo particolare, ma fa della precisione la sua caratteristica più importante.
    Per questo motivo è diventato una prima scelta quando si tratta di registrare strumenti acustici, come la chitarra ed il pianoforte, ma anche per i piatti della batteria.
    La prima cosa che si nota, utilizzandolo, è proprio una grande chiarezza del suono, una definizione sia nei bassi che negli alti che rende inutile l’utilizzo di equalizzatori, anche perchè è dotato di un filtro a tre posizioni capace di tagliare eventuali ‘rimbombi’ dovuti alla vicinanza con lo strumento.
    Il piccolo condensatore ed il pattern a cardioide unidirezionale fanno si che sia possibile ‘puntare’ lo Shure SM81 facilmente e con precisione verso la fonte del suono, tanto che il suo posizionamento diventa estremamente critico, ed un paio di centimetri di spostamento possono alterare drammaticamente il suono che se ne ricava.
    Insomma, se volete ‘quel suono di’ chitarra acustica presente in tanti classici degli utlmimi trent’anni l‘SM81 è quasi una scelta obbligata!

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