• 31Aug



    I Toto, band che si è ufficialmente sciolta nel 2008, sono stati uno dei fenomeni musicali degli anni ’80 con una carriera di successi che li ha portati a vendere oltre 30 milioni di dischi in totale.
    Il gruppo è sempre stato al centro del mirino della critica perchè considerato alla stregua di un prodotto preconfezionato dall’industria musicale, dato che era formato da session men professionisti che collaboravano usualmente con Michael Jackson, Paul McCartney, Steely Dan, Sonny & Cher ed altre celebrità. Di qui il dubbio sulla effettiva capacità creativa dei 5.
    Polemiche sulla creatività a parte rimane indubbio il loro talento di musicisti fuori dalla media, ed in studio di registrazione questo tipo di artisti sono sempre i benvenuti perchè conoscono molto bene tutte le dinamiche della produzione di un disco.
    Il loro disco del 1982, TOTO IV, è quello che li lancia a livello mondiale grazie a singoli come Rosanna,I Won’t Hold You Back ed Africa che diventano tormentoni radiofonici in barba ai critici.
    Specialmente Africa, scritta da David Paich al pianoforte, con il suo testo socialmente impegnato e l’ipnotico suono delle sue  percussioni diventerà anche uno degli inni della band.
    Le registrazioni di Africa furono affidate al fonico Al Schmitt ed il batterista Jeff Porcaro ricorda come l’arrangiamento ritmico del pezzo nacque proprio in studio, ascoltando alcune parti di percussioni e selezionando alla fine quelle che avrebbero creato lo scheletro della canzone: questo scheletro divenne un singolo loop di una battuta ripetuto durante tutta la canzone.
    Su di esso Porcaro sovraincise la di batteria, con il celeberrimo passaggio sui toms subito prima del ritornello della canzone, e a mano a mano fu costruito tutto l’arrangiamento, con Paich che aggiunse la tastiera Yamaha CS80 che apre il pezzo ed a seguire le parrti di chitarra e basso.
    Insommma mentre la scrittura della melodia e dell’armonia del pezzo furono eseguite originariamente al piano, tutta la registrazione fu eseguita partendo da un singolo loop di percussioni con un approccio molto stimolante e sperimentale.
    Infine furono registrate le parti vocali con un classico microfono Neumann U47 che innescava un limiter LA-2A.
    Altri dettagli tecnici sulla sessione riguardano i microfoni usati da Steve Lukather per le chitarre, tipicamente shure SM57, mentre alcune tracce furono registrate anche con effetti come l’Eventide Harmonizer già in linea.

  • 28Aug

    In studio di registrazione non esistono mai abbastanza opzioni quando si tratta di sperimentare con i compressori di dinamica ed il loro modo di ‘colorare il suono‘.
    Ogni nuova aggiunta in questo campo è da salutare in maniera positiva, specialmente se gratuita, e questo è anche il caso di BitterSweet II della Flux.
    Bittersweet II offre una semplicità d’uso disarmante, una unica manopola che è possibile orientare verso il Bitter (amaro) o Sweet (dolce) a seconda del tipo di sonorità più o meno compressa si voglia ottenere.
    Lo consigliamo a chiunque voglia arricchire il proprio armamentario di plugins con una opzione che ovviamente non e’ tra le piu’ elastiche, ma che fa il suo dovere in pieno, dando anche un certo ‘colore’ al suono, che puo’ adattarsi o meno alla vostra esigenza del momento.

  • 27Aug

    I sistemi operativi basati su Linux stanno lentamente colmando la distanza dai tradizionali Mac e Windows che dominano il mondo delle applicazioni audio professionali ed a questo proposito vi vogliamo consigliare un prodotto gratuito, che incitiamo anche a sostenere con una donazione, che nasce da un programmatore italiano e che offre la stessa qualità e molte delle opzioni dei sotware a pagamento.
    Si tratta di Hydrogen, una drum machine per sistemi operativi Linux.
    Hydrogen comprende anche una potente console interna di missaggio a 32 tracce con tutto il necessario per gestire i campioni, vi invitiamo a visitare il sito per capire quali potenzialità possa offrire per il vostro studio di registrazione casalingo.

  • 26Aug

    Il 1984 è un anno fondamentale nella carriera di Madonna, che dopo avere conosciuto una certa fama con l’omonimo album di esordio, accede all’olimpo delle superstars mondiali grazie al disco ‘LIke a Virgin‘, che nel corso degli anni arriverà a vendere oltre 200 milioni di copie.
    Una delle componenti fondamentali di questo incredibile successo è la figura del produttore Nile Rodgers, del gruppo Chic, uno dei più rappresentativi della dance fine anni ’70.
    Rodgers chiamerà a lavorare al disco di Madonna presso gli studi di registrazione Power Station di New York tutta la sezione ritmica della sua band cioè Tony Thompson alla batteria ed Bernard Edwards al basso.
    Questa è una scelta abbastanza in controtendenza in un epoca dove gran parte della musica dance/pop veniva gestita da sequencers e campionatori, che rappresentavano una novità assoluta e che stavano diventando indispensabili per le grandi produzioni in studio.
    Ma Nile Rodgers per questo disco aveva un idea di produzione più legata alla dance anni ’70, in cui il groove del brano era una creazione totalmente umana data dall’interazione e dall’interplay dei musicisti.
    Il fonico chiamato a lavorare alle sessioni di ‘Like a Virgin’ è Jason Corsaro, che in quel periodo abitualmente lavorava agli studi Power Station e che aveva già fatto esperienze importanti con Rolling Stones, Paul Simon e appunto Chic.
    Proprio da varie interviste rilasciate da Corsaro riusciamo a ricostruire come avvennero le sessioni del disco, che fu registrato in digitale con un registratore Sony 3324 a 12 bit, una tecnologia assolutamente nuova per l’epoca.
    La decisione di fare suonare il batterista Tony Thompson nella grande sala ripresa di solito destinata al rock, invece della più piccola destinata alle produzioni R&B, fu di Corsaro, è da subito fu chiaro come la combinazione del potente ed asciutto stile di Thompson con un suono più ‘di ambiente’ avesse un effetto di fare ‘respirare’ la musica in maniera molto efficace.
    Corsaro ricorda come il batterista picchiasse molto duro sulla cassa, e che l’unico microfono che potesse sopportare tutta la pressione sonora prodotta dal battente fu un SM58, accoppiato con un Neumann U47fet più lontano.
    Altri microfoni usati sulla batteria comprendevano il classico Shure SM57 sul rullante, Sennheiser MD 421 sui toms e Neumann U47fet più lontani, per la riverberazione della stanza.
    Una delle tecniche più interessanti rivelate dal fonico riguarda come vennero processati i microfoni di stanza perchè la grande stanza aveva un colore del suono molto brillante, con poca risonanza della frequenze basse, che Corsaro invece voleva più presenti per formare un suono più ‘grosso’.
    Così i microfoni di stanza furono processati con un Publison stereo harmoniser, che permette di abbassare la tonalità delle tracce audio in maniera molto naturale: tutte le tracce abbassate di un ottava, ovviamente in maniera non troppo invasiva, diedero  l’illusione che le frequenze alte fossero meno taglienti e le basse più dense.
    Questa tecnica portò grande beneficio soprattutto al suono della cassa e dei toms.
    Il basso Music Man di Bernard Edwards fu invece ripreso in diretta dall’amplificatore sempre della Music Man, mentre tutte le chitarre suonate da Nile Rodgers furono registrate con microfoni Shure SM57.
    La voce di Madonna fu ripresa con un AKG C24,  alimentato da un preamp della Schoeps ed equalizzata con un Pultec.
    Per finire, la console utilizzata da Corsaro per registrare e mixare ‘Like a virgin’ fu una SSL E-series a 48 ingressi, con la bellezza di 24 equalizzatori Pultec inseriti direttamente, mentre gli ascolti erano monitors della Urei 813.

  • 25Aug

    La Native Instruments ha proprio creato un ‘mostro’ di emulazione con il suo B4, in grado di ingannare molti esperti suonatori del classico organo Hammond B3.
    Molti di questi ultimi se messi a confronto di 2 file audio, l’uno contenente la registrazione di un vero organo analogico e l’altro l’emulazione della Native Instruments, non hanno saputo distinguerli.
    Il processo di perfezionamento di questo software va avanti da molti anni ed i risultati sono ottimi proprio in virtù di una riscostruzione fino al minimo dettaglio di tutte le caratteristiche dell’organo originale, ma anche di un Harmonium e di un Farfisa. Insomma un pezzo di storia della musica a disposizione di tutti ad un prezzo tutto sommato modico!

  • 24Aug

    Grazie all’incredibile avanzare della tecnologia degli ultimi 10 anni al giorno d’oggi è possibile che esistano storie di successo come quelle dei Scissor Sister, che hanno registrato gran parte dei loro due primi album nel loro home studio, basato su un Mac G5 con Logic installato ed una serie di strumentazione tutt’altro che costosa.
    Insomma come sottolineiamo sempre quello che conta sono le idee musicali e le orecchie di chi le mette in pratica, molto più che l’attrezzatura. Questo ovviamente non vuole significare che ogni progetto prodotto con un G5 e Logic è destinato a diventare come Ta-Dah ed il suo singolo “I don’t feel like dancing” che hanno venduto milioni di copie, ma semplicemente che è possibile farlo. Dobbiamo ricordare poi che la tecnica di produzione dei Scissor Sister, ed in particolare di Babydaddy, cioè della mente produttiva del gruppo, è molto simile a quella di un DJ, quindi molto basata su campionamenti con poche registrazioni di stampo classico.
    Quest’ultimo motivo spiega in gran parte come sia stato possibile registrare un disco d’oro praticamente in casa con un budget limitatissimo.
    D’altro canto non dobbiamo dimenticare che gli Scissor Sister sono anche una band che ama suonare ‘live’ e che molte delle loro idee musicali cominciano sotto forma di jam session, per esempio sembra che “I don’t feel like dancing” sia nata proprio da una jam con Elton John che sembra essere l’autore del celebre giro di pianoforte che caratterizza la canzone.
    Insomma anche se il tutto viene registrato con strumentazione considerata ‘povera’, dietro ad ogni loro disco in realtà c’è moltissimo lavoro di classica pre-produzione.
    Il loro Mac G5 è equipaggiato con Logic Pro 7 ed una serie di software per l’emulazione di famosi synth analogici come la Legacy Collection della Korg ed il Minimonsta, dal punto di vista hardware invece la tastiera più usata è un modello Virus Polar.
    Il microfono principale dello studio è un Neumann M149 che viene usato in combinazione con un preamplificatore Universal Audio 6176 , il cui segnale viene convertito in digitale da una scheda audio MOTU 828. Gli ascolti dello studio sono Mackie HR824.
    Babydaddy è un grande esperto di plugins di simulazione e si dice un grande estimatore del Native Instruments B4, un emulatore di organo Hammond che anche i più smaliziati scambiano per uno strumento vero.
    Nel secondo disco comunque l’approccio fai-da-te del gruppo è leggermente cambiato, tanto da coinvolgere anche un fonico esterno come Dan Grech-Marguerat, uno dei pupilli di Nigel Godrich, per una serie di sessioni di registrazione in studi più di alto livello, per cercare di ottenere un suono meno digitale e più ‘caldo’, a detta del gruppo.

  • 10Aug

    Abbiamo già parlato in passato di Michael Brauer e della sua incredibile carriera di tecnico del suono specializzato in missaggio, che lo ha portato ad essere una delle persone più ricercate all’interno dell’ industra musicale. Brauer è sempre una delle prime scelte quando si tratta di mixare i dischi di artisti di Rolling Stones, Paul McCartney, Bob Dylan.. e la lista potrebbe andare avanti all’infinito.
    Ci piace riportare alcune sue considerazioni che riguardano la professione di fonico e la sua filosofia di lavoro che lo ha portato ad operare ai suoi eccellenti livelli, da cui è possibile trarre ispirazione.
    Innanzitutto Brauer non ama parlare di dettagli tecnici, ma preferisce parlare di ‘feeling’, cioè di sentimento, in quanto questo è proprio ciò che lo guida al momento di approcciare un missaggio.
    Egli vede la sua console SSL come un vero e proprio strumento musicale, il suo strumento in cui ‘suona’ i cursori e con il quale in qualche modo si esibisce in performance artistiche: la sua tecnica è talmente raffinata da permettergli di usare anche il termine ‘vibrato’ applicato ad un cursore.
    Dichiara che gli piace lavorare in fretta, e che nel giro di 15 minuti vuole già ‘sentire’ la musica, avere sviluppato un suono generale, che poi successivamente definirà nei particolari,insomma non è il tipo che perde la prima mezz’ora sui dettagli della compressione della cassa, ma al contrario cerca immediatamente una ispirazione generale.
    Una delle conseguenze più importanti di questo approccio è che Brauer ama lavorare con un limitato numero di tracce audio, idealmente 16, più verosimilmente un massimo di 44 visti gli standard di produzione moderni.
    In questo modo è possibile in pochi minuti costruire le basi del missaggio seguendo l’istinto in una sorta di ‘trance’ artistica (queste le sue parole) e ripartendo sempre da capo. In effetti mixando una canzone al giorno per tutto l’anno probabilmente l’unica maniera per non cadere nella trappola dell’abitudine è proprio quella di andare a ‘sentimento’, senza alcun preset o pregiudizio.
    Questo non significa che il suo modo di lavorare sia infallibile infatti egli dichiara ‘non ho paura di ricominciare un missaggio anche dopo due ore di lavoro se capisco che ho intrapreso la strada sbagliata, allora riazzero tutto e ricomincio da capo’. Lo stesso discorso vale anche per remixare o cambiare alcune cose quando richiesto dall’artista o dal produttore, ‘capita spesso di dover richiamare un mix precedentemente archiviato per eseguire alcune modifiche, fa parte del mio lavoro’.

  • 07Aug

    Ci sono molti momenti in studio di registrazione dove un analizzatore di spettro diventa essenziale e può aiutare moltissimo a prendere decisioni, specialmente dopo molte ore di lavoro, quando le orecchie sono ‘sovraccariche’ ed in qualche modo si fa fatica a ritrovare i soliti riferimenti.
    Ecco che un plugin gratuito (per usi non commerciali) come Bs-Spectrum diventa uno strumento irrinunciabile a disposizione di chi vuole avere sempre sotto controllo lo spettro audio di una singola traccia o di un intero missaggio.
    Bs-Spectrum offre due modalità di visualizzazione: Lineare o Logaritmica, con la prima che ricorda in modo deciso gli analizzatori di spettro analogici.
    Il plugin è in formato VST, quindi utilizzabili in molto dei softwares di missaggio più utilizzati, sia direttamente, sia tramite ‘wrappers’ (come per esempio nel caso di Pro Tools).
    Buona analisi!

  • 06Aug

    Nella infinita ricerca del plugin perfetto per le vostre esigenze non potete tralsciare i prodotti della Betabugs Audio, che offrono una impressionante serie di funzionalità completamente gratuite. Consigliamo di scaricare direttamente il BugPack gratuito che li comprende tutti in un unico comodo download.
    Tra questi plugins VST quelli che si distinguono non sono i classici compressori di dinamica o equalizzatori, che peraltro hanno un ottimo suono, ma quelli che offrono sonorità più particolari come per esempio il GetaBlitchJR, un interessantissimo gate di segnale che ha la peculiarità di poter essere innescato tramite MIDI e che quindi offre una enorme gamma di soluzioni.
    Segnaliamo anche il Chorrosive, una sorta di ‘acidizzatore’ del suono con tanto di distorsione e modulazione di fase.
    Il consiglio è comunque di provarli tutti, specialmente se le vostre esigenze sono di ‘colorare’ il suono.

  • 05Aug

    L’effetto cocktail party è quella innata capacità del nostro cervello di riuscire ad organizzare in maniera logica e comprensiva un suono unico, su cui ci stiamo concentrando, rispetto ad un insieme di altri suoni che si sovrappongono ad esso. Per capire di cosa stiamo parlando basta fare riferimento ad una esperienza comune cioè quella di un ambiente affollato e chiuso in cui si svolgono molte conversazioni contemporaneamente. Il brusio generato dalle conversazioni, nonostante nel suo insieme sia più alto di volume, non ci impedisce di comprendere quello che la persona con cui stiamo conversando ci sta dicendo. Quello che il nostro cervello in pratica riesce a fare è di abbassare la soglia di attenzione su suoni che considera ‘secondari’, anche se più alti di volume, per concentrarla su  quelli che considera ‘principali’.
    Inoltre seguendo istintivamente stimoli esterni Il cervello può velocemente cambiare l’oggetto della propria attenzione ed escludere in maniera rapida quello a cui stava prestando attenzione in favore di ciò che ha prodotto lo stimolo: in sostanza, continuando con l’esempio del party, se qualcuno attira la nostra attenzione allora gireremo a lui la nostra capacità di comprendere ciò che dice, in sfavore del nostro penultimo interlocutore.
    Questa capacità del nostro cervello ha tutta una serie di conseguenze per quanto riguarda l’audio e le tecniche di missaggio da usare sia in studio di registrazione sia durante concerti dal vivo.
    La conseguenza più importante è sicuramente quella che un suono nuovo introdotto all’interno del missaggio ad un certo punto della canzone può distrarre l’attenzione da un altro suono già presente e che abbia un volume più alto.
    Questo in concreto significa che non occorre sovrastare tutto il resto degli strumenti per attirare l’attenzione su un elemento di una canzone,  ma basta inserirlo in un secondo momento.
    Facciamo un esempio tra i più classici: se un gruppo ha due chitarre ritmiche che suonano durante la strofa di una canzone e si vuole fare in modo che una delle due venga in qualche modo notata di più allora la si deve togliere dalla prima parte della strofa ed inserirla nella seconda.
    In questo modo la prima chitarra di base, sempre presente diventa velocemente lo ‘sfondo’  della canzone, e la seconda che entra dopo aggiunge qualcosa di nuovo che attira l’attenzione dell’ascoltatore in un tipico esempio da effetto cocktail party.

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