• 29May



    E’ sorprendente la quantità di software ‘free‘ a disposizione di chiunque disponibile su internet. La cosa da sottolineare è che spesso questi programmi, quasi sempre sotto forma di plugins, possono competere con ben più titolati prodotti a pagamento. E’ questo anche il caso del CamelCrusher, un plugin diponibile in formato VST solamente, che rientra in quell’ampio spettro di applicazioni che servono per ‘colorare’ l’audio, tramite distorsione, compressione o una miscela delle due.
    CamelCrusher offre due tipi di distorsioni che possono essere usati insieme o separatamente per creare una vasta paletta di effetti sonori, da distorsioni leggere, a fuzz estremi a crunch pesantissimi: insomma c’è parecchio da sperimentare.
    Il consiglio è di provarlo un pò ovunque e non solamente sugli strumenti tipo basso e chitarra, che quasi ‘istituzionalmente’ accettano bene la distorsione.
    Abbiamo sperimentato per esempio sulle voci, ed ottenuto effetti più che interessanti, ma CamelCrusher potrebbe funzionare virtualmente per ogni possibile timbro di strumento.
    Che aspettate a scaricarlo? E’ completamente gratis!

  • 28May

    Se vi prende la nostalgia per quel suono particolare associato al frusciare dei giradischi ed al tipico rumore della loro puntina che salta, non diperate perchè nel mondo del digitale non tutto è perduto.
    La izotope ha creato infatti un fantastico plugin, scaricabile gratuitamente in tutti i formati più diffusi come rtas, vst, au e mas, che si incarica di riprodurre il suono del vinile.
    L’insieme dei parametri a disposizione rende possibile una estrema personalizzazione del suono e comprende un controllo per il rumore generato dal motore del giradischi, un controllo per il rumore di massa (60 Hz), un controllo per definire quanto sia consumato il vinile stesso, uno per definire quanti graffi siano presenti ed addirittura uno per decidere quanta polvere sia presenta.
    E’ inoltre possibile anche cambiare il modello di giradischi, in base all’anno di produzione, per simulare alcune tipiche sonorità e risposte in frequenza.
    Insomma una manna dal cielo, completamente gratuita, infatti Vinyl e’scaricabile direttamente dal sito della izotope. Altamente consigliato!

  • 27May

    Nelle prime due parti di questo articolo ci siamo concentrati sullo strumento e sul chitarrista, adesso vediamo il lato più tecnico del lavoro in studio con alcuni consigli su come gestire il suono in se, dati per scontati gli accorgimenti considerati in precedenza.
    Lasciamo da parte per un attimo la chitarra acustica e consideriamo quella elettrica.
    Una delle tendenze che spesso abbiamo notato da parte di molti fonici è quella di cercare di spostare alla fase di missaggio un eventuale inserimento di effetti come delay, wha wha o distorsioni particolari, e questo dal punto di vista del fonico è positivo perchè lascia molte opzioni possibili per il mix.
    Ma dal punto di vista del brano e della interpretazione questa scelta in alcuni casi è controproduttiva, perchè per il chitarrista a volte la performance è in relazione diretta con il suono che sta producendo al momento. Il consiglio è di registrare due canali, uno pulito ed uno effettato, in modo da avere sia la libertà di poter cambiare il suono in mix, sia l’interpretazione originale così come è effettivamente ‘sentita’ dal chitarrista.
    Da questo punto di vista l’ideale sarebbe che il chitarrista suoni direttamente dalla regia, ed ascolti il suo suono direttamente dai monitors, anche se molti homestudio non possono permettersi il lusso di una regia separata ci sono sempre soluzioni alternative come posizionare l’amplificatore in una qualsiasi altra stanza (i bagni piastrellati funzionano a meraviglia con le chitarre!) o in un corridoio.
    Il fatto che il musicista possa sentire il suo suono attaverso gli ascolti da studio, magari già assieme agli altri strumenti del mix, aiuta anche lo stesso musicista a capire se eventuali timbriche funzionino o meno nell’arrangiamento e se certe soluzioni armoniche possano andare in conflitto con altri strumenti.

  • 26May

    Abbiamo scritto nella prima parte di questo articolo quanto sia importante il tocco del musicista per il suono della chitarra, elettrica o acustica che sia, e di come uno strumento in buone condizioni e con corde nuove possa influire positivamente sul suo timbro.
    Andiamo a vedere ora come curare i dettagli che stanno attorno al musicista ed alla sua performance.
    Prima di tutto è fondamentale controllare l’accordatura della chitarra prima di ogni nuova take, usare un accordatore elettronico in maniera quasi ossessiva in studio di registrazione è quasi obbligatorio perchè variabili esterne come la temperatura sono sempre in agguato e l’ultima cosa che volete è una fantastica interpretazione di un arpeggio di chitarra.. scordata.
    Poi, problema che ovviamente non riguarda le chitarre acustiche, è sempre necessario stare all’erta e controllare che non ci siano interferenza elettriche, specialmente con pickups a singolo avvolgimento (single-coil). Spesso queste interferenze sono causate dall’equipaggiamento dello studio, ed è necessario spostare la posizione della chitarra finchè non si trova un punto dove il disturbo è minimizzato. In particolare i monitors dei computers sembrano essere una fonte perenne di questi disturbi, ed a quel punto la soluzione è semplice: spegnete il monitor.
    Prima di passare a dettagli più tecnici ritorniamo un attimo a concentrarci sul musicista per sottolineare l’importanza del fatto che si senta a suo agio sia dal punto di vista fisico che psicologico.
    Dal punto di vista fisico il chitarrista deve avere possibilità di stare comodo e muoversi liberamente, non deve avere luci puntate in faccia, non deve scoppiare dal caldo o tremare di freddo, insomma tutte cose essenziali per un qualsiasi essere umano.. che però tendono ad essere dimenticate negli studi di registrazione!
    Inoltre a volte fare il fonico implica un minimo di conoscenza di psicologia, dopotutto si ha che fare con chitarristi e non con macchine, un musicista a suo agio rende sempre di più di uno nervoso.

  • 25May

    Registrare un buon suono di chitarra non è difficile anche con poca ed economica attrezzatura se si sa quello che si fa e se alcune condizioni vengono rispettate. Così anche in un homestudio con una minima selezione di ‘attrezzi del mestiere’ si possono ottenere ottimi risultati.
    La prima cosa da tenere bene a mente è che il suono della chitarra nasce principalmente dalle mani di chi la suona, e questo concetto vale sia per la chitarra elettrica che per la chitarra acustica. In parole povere è il musicista che si crea il suo suono, il fonico deve solo ottimizzarlo perchè conviva insieme agli altri.
    Molto spesso i musicisti, magari spinti dai negozianti di strumenti musicali, sono convinti che comprando questa o quella marca di chitarra ed amplificatore automaticamente il risultato sonoro delle loro performance sia migliore, ma le cose non stanno esattamente così. Chi possiede una Fender Stratocaster non diventa automaticamente Jimi Hendrix allo stesso modo in cui chi compra le scarpe di Zidane diventa un fuoriclasse del calcio.. spero la metafora sia chiara 😉
    Quindi, riguardo al suono, il 90% dell’importanza sta nel musicista e solo il 10% sta nello strumento, ma ovviamente i negozianti di strumenti musicali non saranno d’accordo con questa affermazione.

    Alcune regole di base possono però essere applicate a tutti gli strumenti per migliorarne il suono, prima di tutto bisogna che la chitarra sia in buone condizioni, con corde nuove, tasti di forma regolare e manico non ‘imbarcato’.
    Questi sono accorgimenti che se no seguiti possono letteralmente distruggere il suono di una chitarra.
    Non ci stancheremo mai di ripetere quanto un nuovo set di corde vibri producendo una serie di extra frequenze armoniche, che mano a mano che la chitarra viene suonata tendono a scomparire. Questo è specialmetne vero per la chitarra acustica, ma vale anche per la chitarra elettrica.
    I tasti meritano poi una speciale attenzione perchè possono essere rovinati o consunti e causare una vibrazione irregolare o stoppata della corda, magari solo in alcune posizioni, impedendo al tono di svilupparsi in maniera completa. Il consiglio è sempre quello di fare vedere lo strumento ad un liutaio di fiducia, che magari con poco lavoro riesce ad ottimizzarvi tutta la tastiera.
    Per quello che riguarda il manico vale lo stesso discorso, cioè fare una visitina da un liutaio di fiducia, anche perchè una eventuale inclinazione sbagliata del manico è spesso difficile da notare se non durante la registrazione.

  • 22May

    Abbiamo già parlato in passato di Ross Hogarth e della sua grande esperienza come fonico di studio per gruppi come Rem, Motley Crue e Black Crows. E’ interessante andare a scoprire dalle sue interviste rilasciate nel passato come egli lavori quando si tratta di registrare il basso elettrico.
    La prima cosa che Hogarth evidenzia è che bisogna perdere un pò di tempo ad ottenere un bel suono ‘in the room‘, cioè nella stanza, regolando l’amplificatore e seleziondo i pickups del basso adeguati.
    Questo primo approccio è essenziale ed influenza in maniera decisiva tutte le fasi successive, quindi è veramente necessario ‘studiare’ il suono che esce dall’amplificatore.
    Una volta ottimizzato il suono alla fonte, Hogarth utilizza uno ‘splitter‘, cioè una sorta di pedalino che duplica il suono in 4 canali esattamente identici.
    A questo punto una delle 4 tracce audio va diretta al mixer, una va alla testata di un amplificatore, una va ad una serie di pedali multi effetto ed una serve come riserva.
    In sostanza per ogni basso vengono registrate 4 tracce, con scopi diversi, che poi verranno ricombinate durante il missaggio a seconda delle esigenze.
    La cassa dell’amplificatore viene registrata con un microfono, quasi sempre a condensatore largo, come un Neumann U47.
    La traccia dei pedali multieffetto invece diventa quella che può dare un certo colore al suono, una distorsione, un effetto tipo flanger o qualsiasi cosa possa funzionare per la canzone.
    Infine, la cosa a cui prestare attenzione durante il missaggio è la fase dei segnali, perchè potrebbero essere disallineate e creare degli spiacevoli effetti di indebolimento o di rafforzamento di alcune delle frequenze basse.

  • 21May

    Il posizionamento dei microfoni, chiamata anche microfonatura, è la fase più importante del processo di registrazione in generale, e questa regola vale doppiamente nel caso di strumenti complessi come la batteria.
    La batteria ha una tale varietà timbrica e così tante sfaccettature di suono che per riprenderle tutte è praticamente sempre necessario utilizzare più di un microfono.
    Le tecniche di ripresa multimicrofoniche però possono andare incontro a parecchi problemi di cosiddetta ‘fase‘ del segnale che possono provocare effetti di cancellazione di alcune frequenze e strane storpiature del suono.
    Questi problemi sono principalmente originati dal fatto che se lo stesso suono raggiunge microfoni diversi in momenti diversi allora si viene a creare una sovrapposizione solamente parziale, leggermente ‘sfasata’, dei segnali registrati.
    L’effetto è un po come quello che si ottiene, facendo un paragone con la fotografia, sovrapponendo due foto che ritraggono lo stesso soggetto in movimento a brevissimi intervalli di tempo: una sorta di perdita del fuoco dell’immagine.
    La stessa cosa succede posizionando due microfoni a distanze diverse dalla stessa fonte sonora, visto che il suono viaggia nello spazio alla velocità di circa 330 metri al secondo una differenza di spazio significa anche una differenza di tempo.
    Chiariamo meglio con un esempio: poniamo di registrare  un suono originato sul lato interno di un ambiente lungo 330 metri. Se pongo due microfoni uno sullo stesso lato ed uno su quello opposto, lo stesso suono raggiungerà il secondo microfono più o meno un secondo dopo il primo.
    A livello di registrazione di batteria questo concetto ci serve per capire quanto sia importante posizionare i microfoni panoramici in modo che il suono dei due tamburi più importanti, cioè la cassa ed il rullante che quasi sempre stanno al centro del panorama stereofonico, siano più o meno equidistanti.
    Questo tipo di equilibrio è molto delicato e a volte bastano pochi centimetri di differenza ad alteraerlo in maniera percettibile.
    Il consiglio quindi è quello di misurare sempre con una certa precisione la distanza dei due microfoni e di usare le proprie orecchie per ascoltare gli effetti del posizionamento.

  • 20May

    Una delle questioni più importanti che riguardano la compressione del segnale audio è quando applicarla, nel momento della registrazione oppure in seguito durante il missaggio?.
    Al riguardo vi ricordiamo fin da subito che una riduzione delle dinamica applicata ad un segnale NON è reversibile, cioè una volta ‘stampata’ sul segnale non può più essere rimossa. Questo già pone un grosso limite alla compressione applicata durante la registrazione, rendendola rischiosa se per caso il suo effetto fosse eccessivo e non gradito nelle fasi successive.
    D’altro canto esiste una esigenza reale di controllare i picchi di volume che, se estremi possono anche portare in distorsione la catena di registrazione audio.
    Per questo il consiglio generale è quello di usare sempre un compressore/limiter durante la fase di registrazione, ma in modo che esso sia innescato solamente dai picchi più estremi del segnale, in modo da ottenere una traccia che sia dinamicamente quasi trasparente ma che non rischi di andare in distorsione. Insomma basta andarci piano e comprimere solamente quando si è vicini a distorcere, settando una soglia di compressione molto alta e lasciando inalterato il segnale al di sotto di essa.
    Questo dal punto di vista puramente tecnico, dal punto di vista ‘artistico‘ o di scelta timbrica invece, se si conosce già il tipo di suono che si vuole ottenere e non si hanno dubbi allora si può anche calcare la mano fin dall’inizio con la compressione.
    Da questo punto di vista la riduzione di dinamica diventa un effetto applicato sul suono per modificarne la timbrica, e la soluzione migliore è imprimerlo il prima possibile, magari con strumentazione analogica, in modo da risparmiare tempo nelle fasi successive.

  • 19May

    Spesso, quasi sempre nella musica pop e rock, il rullante della batteria è il suono che crea l’ambientazione della canzone e che influenza in maniera decisiva tutto il feeling degli strumenti presenti nel mix.
    Esistono una infinità di possibili timbri diversi e di profondità di tono diverse per il rullante per cui è difficile avere un riferimento di suono assoluto, ma si può in ogni caso scinderne due componenti principali: la vibrazione della pelle del tamburo e la vibrazione della retina sottostante.
    Proprio per questo motivo spesso vengono usati due microfoni, uno sotto ed uno sopra di esso, per poter controllare in maniera indipendente i due relativi timbri.
    Per queste due applicazioni vengono usate varie tipologie di microfono, ma esiste una certa preferenza dei fonici per i microfoni dinamici, specialmente in posizione superiore dove lo Shure SM57 è una garanzia per vari motivi. Prima di tutto per la sua solidità, secondariamente perchè se posizionato correttamente rigetta in maniera significativa il suono del charleston che può rientrare fastidiosamente a causa della sua vicinanza e delle alte frequenze del suo timbro.
    Per quanto riguarda il microfono al di sotto del rullante invece le scelte sono più varie ed oltre ai dinamici non è raro utilizzare anche microfoni a condensatore largo come lo Shure SM81 o l’AKG 414.
    Per ciò che riguarda il posizionamento quello superiore di solito viene posto ad  una distanza che va dai 3cm ai 20cm dalla superfice del tamburo, direttamente sopra al bordo o nelle sue vicinanze. In questa modo può succedere che venga evidenziata in maniera esagerata la classica ‘nota’ dal suono metallico proveniente proprio dal bordo, ma il problema può facilmente essere risolto spostando di qualche centimetro il microfono oppure se la si vuole proprio eliminare si può usare una sordina, o magari solamente una parte di essa.
    La cosa più importante per il microfono sopra al rullante è di avere il charleston alle sue spalle in modo da rigettare il più possibile il suo suono.
    Il microfono che sta sotto alla retina va invece posizionato in modo da evitare rientri soprattutto dal pedale della cassa, che non è molto lontano e può risultare incredibilmente rumoroso, sia quando batte sia a causa del suo meccanismo.
    Una considerazione importante da fare a questo punto è che quasi sempre c’è bisogno di invertire la fase di uno dei due microfoni, di solito quello inferiore, per poterli sommare correttamente in missaggio. Di solito provando ad invertire la fase si sente la somma dei due suoni che letteralmente ‘rinasce’.
    Esiste comunque anche una terza possibilità, molto meno usata, ma che abbiamo visto applicata in determinate situazioni dove la microfonatura classica non funzionava al meglio: inserire un microfono a lato del rullante.
    Anche in questo caso abbiamo visto usare modelli a condensatore largo come Neumann U87 o AKG 414, e l’accorgimento è quello di non posizionare il microfono di fronte al piccolo buco laterale che i rullanti hanno per fare uscire l’aria che viene compressa tra le due pelli.

  • 18May

    Quando si parla di riverberi e di plug ins molti fonici storcono il naso, non a torto perchè assieme alla compressione il riverbero è stato per un lungo periodo uno dei punti deboli di tutte le workstations digitali sul mercato.
    Evidentemente riprodurre esattamente quello che alcune macchine analogiche fanno senza fatica non è affare da poco, ed in questo senso una nuova tecnologia chiamata Convoluzione ha rivoluzionato negli ultimi anni la resa sonora di questo tipo di effetti digitali.
    Uno dei primi plug in a funzionare veramente si chiama SIR, ed è scaricabile gratuitamente nella sua versione più semplice.
    SIR lavora con le cosiddette Risposte di Impulsi, cioè emula la risposta al suono di ambienti reali, codificata tramite impulsi ed è disponibile al momento solo in formato VST, anche se esistono vari adattatori che ne permettono l’utilizzo in altri formati (compreso l’RTAS di Pro Tools).
    Il plugin ha una serie di controlli che lo rendono semplicissimo da implementare dopo avere caricato l’impulso dal suo interfaccia, come il predelay, l’attacco e la decadenza, ma anche un equalizzatore in grado di ottimizzarne il ritorno.
    Il suono che produce dipende molto dalla qualità dell’impulso che viene caricato, ma messo alla prova contro prodotti commerciali SIR non ha assolutamente sfigurato, quindi il consiglio è quello di scaricarlo e provarlo direttamente assieme alla quantità di impulsi gratuti disponibili su internet.

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